Sono cresciuta a pane e libro “Cuore”. Si, “Cuore” di De Amicis. Ne ho tre copie, una illustrata. Negli anni Settanta doveva essere un cadeaux molto gettonato.

E’ per questo che oggi, nella giornata mondiale dell’insegnante, non posso fare a meno di partire da lì, da quella lettura lontana, ma amata e sognata. E da quell’alunno che nel diario di Enrico Bottini è l’alunno cattivo, il malvagio, il bullo, il cinico.
Scrive Enrico: “Io detesto costui. E’ malvagio. Quando viene un padre nella scuola a fare una partaccia al figliuolo, egli ne gode; quando uno piange, egli ride. Trema davanti a Garrone, e picchia il muratorino perché è piccolo; tormenta Crossi perché ha il braccio morto; schernisce Precossi, che tutti rispettano; burla perfino Robetti, quello della seconda, che cammina con le stampelle per aver salvato un bambino. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male”
Nel racconto, Franti è l’alunno che nessuno vorrebbe avere. Una faccia tosta e trista, già espulso da un’altra sezione. Ed è giusto che all’inizio del nuovo anno scolastico venga espulso di nuovo, cacciato via come un cane.
Come si fa con ragazzi come Franti?
Dove si infrangono le belle parole? Inclusione, motivazione, centralità della persona, benessere e successo scolastico, svantaggio, diversità, pieno sviluppo della persona umana? Dove vanno a finire le buone intenzioni? Dialogare e costruire, di certo, sono scelte più dispendiose che espellere e segregare e la nostra scuola è ben lontana da quella di De Amicis.


Lontana? Ne siamo certi? Queste due immagini sono straordinariamente simili, pur riferendosi a contesti e situazioni cronologicamente differenti. Se dovessimo pensare ad un modello di insegnante e usassimo la rete per la nostra ricerca le immagini ci racconterebbero sempre la stessa storia, quella di un insegnante di fronte al suo pubblico di alunni. Un modello che si ripete. Quale sarà il modello da adottare con alunni come Franti?
“Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro”, scrive Enrico.
Io sento di non condividere il modello del maestro Perboni: “Io non ho famiglia. La mia famiglia siete voi”. Io non voglio essere genitore, fratello, sorella, amica, confidente per gli alunni che mi vengono affidati di anno in anno. Una cosa, però, condivido con il maestro Perboni: “Mostratemi che siete ragazzi di cuore”.
Se dovessi scegliermi un modello, opterei per la passione, la caparbietà, la fede del maestro, interpretato da Bruno Cirino, nello sceneggiato televisivo “Diario di un maestro”, tratto da “Un anno a Pietralata” di Albino Bernardini. E’ il racconto di un’esperienza di frontiera, certo, ma non viviamo la frontiera ogni giorno, noi insegnanti?
Ecco 8:50 minuti memorabili che raccontano lo scontro tra buroscuola e innovazione. Su tutto batte il cuore del maestro, che non soccombe all’affanno di mostrare cosa hanno saputo realizzare i suoi studenti.
“I ragazzi si sono espressi, hanno parlato, sono stati insieme, hanno lavorato insieme”.
Non deve essere stato un caso se nella mia vita di letture sono passata da “Cuore” a “Ragazzi di vita” di Pasolini (di nascosto perché era un libro proibito, di quelli che non potevo leggere). Ma tutto ciò che è proibito è molto più affascinante, specie se si tratta di un libro. Così, senza saperlo, tempravo quel mio talento da insegnante, che, non molto tempo dopo, è diventato il mio lavoro.
Oggi, nella Giornata mondiale degli insegnanti, un alunno, Giorgio, mi ha, inconsapevolmente, fatto un regalo: mi ha detto che è per quelli come lui che io ogni giorno vado a scuola…

Paola Lisimberti