Vi presento un gamer. Amos Elia frequenta il terzo anno del Liceo Scientifico “Ludovico Pepe”, Ostuni. Non ho la fortuna di essere una sua insegnante e,  se non avesse lavorato insieme ad altri studenti al videogioco sull’Inferno di Dante, non lo avrei mai conosciuto.
Non mi è mai piaciuta molto la scuola del “i miei studenti” e “i tuoi studenti” e la tecnologia ci aiuta molto a superare le barriere. E si può “fare scuola” ovunque, anche nel virtuale delle chat oltre che nel reale delle aule.
Ho chiesto ad Amos di scrivere un pezzo perché mi ha molto colpito quando mi ha raccontato il suo obiettivo: combattere la demonizzazione del videogioco.

Ho iniziato a videogiocare undici anni fa e da allora non ho più smesso. Con il tempo il mondo dei videogiochi si è evoluto così come i giocatori, ma essere un gamer in una società che molte volte non “accetta” il videogioco non è sempre facile. Questo argomento è usato molto spesso dai media solo per fare audience facili. Non è molto difficile vedere in molte trasmissioni fantomatici esperti che demonizzano il gioco senza però conoscere la realtà che criticano, focalizzando l’attenzione solo sull’influenza che i  contenuti violenti hanno sui più piccoli, senza però prendere in considerazione il fatto che sono gli stessi genitori a permettere ai bambini di giocarci. In Europa è in vigore il sistema PEGI, che classifica i giochi in base alla fascia d’età alla quale sono destinati, consentendo così di capire quali sono i destinatari di quel particolare prodotto. Il pubblico però non vuole informarsi, è molto più+ comodo partecipare a questa sorta di gogna contro un imputato sconosciuto.
Per cambiare la visione che la società ha di questa mia passione e per poter dare un contributo per lo sviluppo di una didattica aumentata dalla potenzialità della tecnologia, sto sperimentando un metodo di insegnamento interattivo con i videogiochi. In questo progetto sono accompagnato da Ivan Parisi, dalla professoressa Lisimberti che da subito ha creduto in me e in questa iniziativa, e da Giuseppe Bruno, mio compagno di giocate.
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Il gioco che utilizziamo è Minecraft, sviluppato da Marcus Person e di recente acquistato da Microsoft. Perché ha tanto successo? Perché offre possibilità pressoché infinite grazie al suo gameplay libero da restrizioni. Al gioco base (detto comunemente Vanilla) ho aggiunto delle Mod, ovvero dei contenuti aggiuntivi programmati da utenti appassionati, che ampliano il gameplay aggiungendo nuovi blocchi, nuovi items e macchinari. E così si possono preparare delle lezioni su argomenti di studio. In questo modo la lezione sarà molto più coinvolgente e lo studente avrà un’esperienza diretta delle cose che studia.
Amos fa lezione con Minecraft agli studenti delle scuole medie durante l'open day.
Amos fa lezione con Minecraft agli studenti delle scuole medie durante l’open day.
Il team dei gamers del Liceo Pepe
Il team dei gamers del Liceo Pepe
Quello che utilizziamo è un pacchetto tecnico, ovvero basato  sull’utilizzo di macchinari industriali al fine di creare una catena di montaggio atta ad automatizzare i processi energetici e di produzione  aggiungendo anche processi   chimici e genetici, i quali  rendono più stimolante  ciò che viene appreso sui libri. Per quanto riguarda la chimica lo studente può scomporre i vari oggetti di gioco nei composti da cui sono formati e riassemblarli secondo una struttura e delle quantità precise. In campo genetico  utilizzeremo delle api che mediante particolari incroci daranno origine a nuove specie che poi potremmo analizzare e studiare. Quello che possiamo fare con Minecraft non sempre è possibile a scuola: la legge sulla sicurezza, per esempio. Immaginatevi un progetto sulla drosophila…
  Sono sempre più convinto che questo metodo di apprendimento, messo in atto da docenti appassionati al loro mestiere, potrà dare grandi risultati e riuscirà a far cambiare l’ideale comune su questo meraviglioso mondo, quello del videogioco.
AMOS ELIA

 

 

 

 

 

 

Un esercito di gamers tra i banchi di scuola
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