Per una volta il lunedì di profpaola cede il posto alla voce di un alunno, Giovanni Gioia, che racconta una bella esperienza umana. Perché di umanità c’è bisogno, ora più che mai.

Surbo, tardo pomeriggio di sabato 9 maggio 2015. Mi trovo nell’Istituto “Vincenzo Ampolo” per assistere e partecipare, come volontario, allo Scratch Day per l’Europa, in collaborazione con Coderdojo Lecce.
Cos’è “Scratch Day per l’Europa”?
Lo Scratch Day è una rete globale di scambio, dove si incontrano altri Scratchers, si condividono progetti ed esperienze e si impara molto su come usare Scratch.
Scratch è un software libero, creato dal Lifelong Kindergarten Group al Media Lab del MIT (Massachusetts Institute of Technology). Permette ai bambini di imparare a pensare in mondo creativo e ragionare sistematicamente per programmare storie interattive, giochi e animazioni da condividere con la community internazionale di Scratch.
“L’associarsi porta forze nuove; stimola le energie. La natura umana ha bisogno della vita sociale, tanto per il pensiero che per l’azione ” avrebbe affermato Maria Montessori anche oggi, a 65 anni di distanza dalla pubblicazione del suo Metodo. Nella scuola montessoriana si stimola la creatività attraverso i giochi manuali. Oggi possiamo usare la tecnologia, ma il fine è lo stesso.

Focalizzo il mio sguardo sulla scuola, come infrastruttura, e noto che tutte le pareti sono state dipinte riprendendo opere appartenenti a pittori italiani e salentini, in particolare.
Camminando il mio sguardo cade sull’aula computer, da sempre il tallone d’Achille delle scuole, specialmente primarie. Ma divento entusiasta nel momento in cui scopro che tutti i PC sono nuovi, funzionanti e numerosi. Ora voglio conoscere la Dirigente scolastica e faccio di tutto per scoprire chi sia, se c’è e come ha realizzato tutto questo.
Ma i miei pregiudizi sui Presidi (autoreferenziali, vecchi, perennemente seduti alla propria poltrona a firmare carte) cadono nel momento in cui mi dicono che la Dirigente è la donna che mi ha aperto la porta di entrata e mi ha invitato ad entrare.
Maria Teresa Capone: persona semplice, umile e solare.
Saluta i bambini conoscendoli tutti per nome, li prende in braccio, ci gioca, parla con le mamme con una grande semplicità e forza d’animo, le comprende, adora la luce della passione negli occhi ingenui e ancora incerti di un bambino; per i bambini e i genitori lei è un punto di riferimento, un’istituzione.
Decido per una bella intervista su temi caldi e attuali: “la buona scuola”.
D: Buon pomeriggio preside, ci troviamo in questa bellissima scuola e noto che, per ogni corridoio, ci sono delle particolari decorazioni. Qual è il motivo di questa scelta?
R: Innanzitutto è legato al nostro POF, il quale da molti anni ha come sfondo integratore il territorio, nei suoi colori, nei suoi paesaggi. Siamo partiti da un corridoio, quello del piano terra, dedicato ai pittori salentini e poi abbiamo proseguito per tutto il piano terra e il primo piano, dedicando ogni corridoio dell’istituto a una corrente o a un pittore in particolare.
D: Come ha realizzato tutto questo? Quali fondi hanno sostenuto economicamente la scuola?
R: Tutto questo non è merito mio: è un progetto che va avanti da cinque anni ed io sono subentrata, in veste di preside, solo lo scorso anno. La manodopera è stata del tutto interna, nel senso che il promotore e autore degli schizzi è un maestro di scuola primaria, il quale con la collaborazione di tutte le classi ha dipinto i i corridoi. I fondi sono stati quasi nulli: il maestro ha lavorato quasi a titolo gratuito e tutta l’infrastruttura è stata in parte finanziata dal comune di Surbo.


D: Cosa spinge un docente e una preside, secondo il suo parere, a fare tutto ciò a titolo gratuito?
R: La passione per la scuola, come servizio; come servizio da fornire agli alunni. Soprattutto creare un ambiente di apprendimento che sia collimante con le loro aspettative. E’ importante che ci sia una scuola in cui i bambini abbiano voglia di andare la mattina, quando si svegliano. Una scuola in cui i bambini vengono con entusiasmo. Lo si può fare dipingendo le pareti, realizzando laboratori artistici e progetti extracurriculari; facendo tutto questo per loro.
D: Il 5 maggio c’è stato uno sciopero della componente scolastica: a Surbo cosa è accaduto? Quanti docenti hanno scioperato?
R: Hanno scioperato quasi tutti.

D: Cosa ne pensa di quanto accaduto? (intanto saluta un bambino, chiamandolo per nome)
R: Della riforma, nel complesso, condivido le linee programmatiche, in particolare l’organico dell’autonomia; c’è qualche criticità che, secondo me, sarà sanata dalla Commissione Cultura in Parlamento. La criticità maggiore, a mio avviso, è la scelta dei docenti dagli Albi Territoriali, ma non perché non abbia fiducia – e non potrebbe essere il contrario – nella capacità di scelta del dirigente nella comparazione dei curricula dei docenti ma nella prospettiva del docente: il docente migliore, tra due o più proposte, accetterà la scuola migliore e non la scuola piccola e di periferia.
D: E sulla valutazione dei docenti e dei dirigenti?
R: Non ho nessun problema. Se ognuno di noi fa il proprio lavoro, è giusto essere valutati. D’altronde, tutti i dipendenti pubblici sono valutati.
D: Come si spiega che gli stessi docenti che hanno lavorato per fare tutto ciò di cui abbiamo parlato poco fa abbiano poi scioperato? Cosa ha pensato quando non ha visto entrare dalla porta principale quelle figure indispensabili per la continuità didattica?
R: Perché ci sono state, a mio avviso, delle forzature. L’ opinione pubblica e i sindacati, non lo nego pur essendo anch’io un’attivista sindacale, hanno un po’ speculato sulle criticità di cui parlavamo poco fa.
D: Cosa ha detto ai bambini e ai genitori quando sono venuti e hanno visto che i loro insegnanti quel giorno non c’erano?
R: Ce l’aspettavamo. Se l’aspettavano pure loro. Ho aspettato che arrivasse qualcuno e poi ho preso provvedimenti: è entrata solo una classe capeggiata dal maestro promotore de La Scuola Colorata. Lui non ha scioperato.
D: Come volevasi dimostrare.
R: Spero che lo sciopero da parte dei docenti, che comporta una decurtazione allo stipendio, serva a sanare le criticità previste nella Riforma.
D: Vuole lanciare un messaggio ai presidi e ai docenti che leggeranno quest’intervista?
R: Chiedo soltanto di continuare ad amare il loro lavoro. Se hanno scelto questo lavoro perché credono nell’educazione, che continuino a farlo sempre con la stessa dedizione e passione; viceversa, se hanno scelto questo lavoro come ripiego o come garanzia di un posto fisso, possono benissimo andare a fare qualcos’altro!

Sono Giovanni Luigi Gioia, ho 17 anni, frequento la classe quarta Scienze Applicate presso il Ludovico Pepe di Ostuni (BR) e sono innamorato dei sogni e delle cose Belle. Quelle con la “b” (bì) maiuscola.
Giovanni Gioia