“ A once-shuttered warehouse is now a state-of-the art lab where new workers are mastering the 3D printing that has the potential to revolutionize the way we make almost everything.”
IL PRESIDENTE BARACK OBAMA
Nel mese di Gennaio u.s. giunge dall’Università del Salento la seguente comunicazione “La S.V è invitata a partecipare al seminario di presentazione del progetto – Una stampante 3D per ogni scuola del Salento, la tecnologia incontra la scuola, ovvero le nuove tecnologie della stampa 3D incontrano le scuole”. In sostanza un invito, rivolto a dirigenti o loro delegati degli istituti d’istruzione superiore, a partecipare alla presentazione del progetto REpRap il cui ambizioso obiettivo sarebbe stato quello di veicolare le conoscenze di base e l’attività REpRap all’interno di 100 scuole Salentine.
Ottima iniziativa della quale però ben presto ho perso le tracce probabilmente perché non nata dalla base, cioè nelle scuole, ma nell’ ”illuminato” mondo universitario che difronte alla mancanza di fondi si è fermato.
Come è mio solito fare, quando intravedo la possibilità di introdurre nelle scuole che dirigo tecnologie che favoriscano l’utilizzo di metodologie d’insegnamento/apprendimento innovative, mi sono informato e attivato per cercare, nel territorio su cui agisce la scuola, qualcuno che potesse consentire l’avvio di una sperimentazione nell’uso di una RepRap nel Secondo Comprensivo di Francavilla Fontana (Br).
Nel giro di un paio di settimane l’idea si concretizza ed arriva a scuola il primo kit di una RepRap, una Prusa i3 mod. “Hephestos”.
Il primo obiettivo da perseguire era quello di far scoprire ad un gruppo di alunni della scuola secondaria di primo grado, selezionati su base volontaria, come è fatta una stampante 3D e come si costruisce, ossia renderli partecipi di tutte le fasi che dall’assemblaggio di una RepRap, portano alla prototipazione di semplici oggetti pensati e progettati dagli stessi ragazzi.

Introdurre nuove tecnologie che favoriscano metodologie d’insegnamento/apprendimento innovative è un’operazione lunga e complessa, occorre procedere per gradi, step by step, evitando che le attività svolte rimangano fini a se stesse ma pensandole e progettandole in stretta relazione al curricolo. Per tali ragioni il coinvolgimento dei docenti curriculari si è reso indispensabile e quale migliore disciplina dell’Educazione all’arte e all’immagine per avviare la sperimentazione sull’uso di uno strumento che sta rivoluzionando il mondo del design e non solo.
E’ stato così strutturato un progetto extracurriculare di 20 ore, con la finalità di far apprendere agli studenti i primi rudimenti di prototipazione digitale da sfruttare nel proseguo della loro carriera scolastica e far loro acquisire le competenze necessarie a svolgere il ruolo di tutor in progetti analoghi da programmare per il prossimo anno scolastico. Il corso è stato strutturato in tre momenti essenziali per un numero complessivo di nove incontri avvenuti tra aprile e maggio 2015 alla presenza dei makers di FareZero e del docente tutor prof. Chionna.
La prima fase ha riguardato il montaggio in presenza dei corsisti e a cura dei Makers, della Rep Rap Prusa i3. Pezzo dopo pezzo gli esperti hanno spiegato magistralmente l’assemblaggio delle parti, il loro funzionamento con contestuali continui riferimenti a schemi grafici, dimostrando l’importanza nel saper “leggere” le schede tecniche allegate.


Dopo aver assolto alla parte meccanico-strutturale il completamento ha riguardato l’apparato elettronico per interfacciare l’unità con la gestione di un PC.
La seconda fase, caratterizzata da un prezioso richiamo alla geometria descrittiva delle proiezioni ortogonali, fondamentale prerequisito per la concezione di “volume”, a quello relativo alla lettura nello spazio cartesiano secondo i tre assi. Attraverso un programma di intuitiva fruizione ed elaborazione come Sketchup, si è passati alla grafica nello spazio, lasciando libero sfogo alla immaginazione e alla meraviglia di vedere le idee prendere forma.


La terza fase ancora più esaltante è stata il passaggio alla stampa. Utilizzando i software di gestione della stampa quali Slic3r e Pronterface, le forme da virtuali sono diventate reali.


Un crescendo di intuizioni, idee, domande ha caratterizzato l’entusiasmo partecipativo dei ragazzi, che associato a curiosità e voglia di apprendere, ha costituito il vero successo della iniziativa che ha proiettato gli alunni verso la consapevolezza, che qualcuno può considerare prematura, di un nuovo possibile futuro lavorativo da costruire ampliando la gamma delle competenze e scoprendo talenti nascosti.

L’entusiasmo dei ragazzi ha contaminato anche noi che abbiamo pensato di spingerci oltre: far scoprire ai bambini già nei primi anni di scuola primaria, la terza dimensione e farli cimentare nella progettazione prima e produzione di oggetti in 3D poi. La sfida è sempre la stessa stimolare la creatività trasformandola in progettazione e produzione rivolgendo lo sguardo dell’innovazione anche ai più piccoli “I bambini hanno sempre amato creare cose, sulla carta, attraverso un disegno, o nel mondo a 3 dimensioni dei mattoncini Lego. La stampa 3D richiede solo un ulteriore passo in avanti, svelando un nuovo strumento di creazione” (Mario Giovanardi in Stampare in 3D ). Ma questa è un’altra “bella” storia da raccontare.
