Cerco di non dimenticare mai di essere stata un’alunna prima di diventare una professoressa.

Confesso che l’unico motivo per cui riesco a lavorare con entusiasmo è perché spesso (non sempre) mi diverto come se fossi nei banchi. E agli alunni che mi chiedevano in chat quanti anni avessi, una volta credo di aver risposto “17, esattamente come voi”.

Se l’argomento è l’esame di Stato il disorientamento è totale e Paola che portò Filosofia e Italiano agli esami e che alla domanda del Presidente “prende qualcosa con noi” rispose “si, un caffé” si sovrappone al commissario interno, esterno e al presidente, tutti ruoli importanti ma non entusiasmanti come quello del candidato.

Notte prima degli esami 2015, 16 giugno. Sono stata intervistata da Flavio Cellie e Domenico Felix Argentiero in un programma radiofonico dedicato ai maturandi.

Tempistica perfetta degli speaker che non paghi di costringermi a ricordare la mia maturità, non hanno scelto un anno a caso. Essendo il 16 giugno il mio compleanno, infatti, dalla mia maturità erano passati esattamente 30 anni. Non li ringrazierò mai abbastanza.

http://www.brindisioggi.it/maturita-questa-sera-su-teleradio-notte-prima-degli-esami/

Domenico Felix Argentiero e Flavio Cellie ai microfoni per la notte dei maturandi
Domenico Felix Argentiero e Flavio Cellie ai microfoni per la notte dei maturandi

A fare da colonna sonora ancora lei, uno dei capolavori di Antonello Venditti, Notte prima degli esami. E così, io dopo 30 anni e i ragazzi del 2015 insieme ad ascoltare la stessa canzone. Nulla di disdicevole, se non fosse per quel verso…

“la matematica non sarà mai il mio mestiere”

La canzone è del 1984, ma il verso si canta con entusiasmo ancora oggi. Un mito che sfida il tempo: l’avversione nei confronti delle discipline scientifiche e della Matematica in particolare.

Immobile, asfittica, rinunciataria la Scuola Italiana preferisce assistere  alla fine e alla morte di alcune discipline come la Matematica, il Latino, la Geografia, la Filosofia, la Storia dell’Arte e di  quelle materie professionalizzanti che dovrebbero rendere veri gli Istituti Tecnici piuttosto che innovare nella didattica e nella legislazione. Funerale si, cambiamento mai.

Tornare in radio, sia pur per poco, mi è piaciuto moltissimo. Ho fatto anch’io radio, ai tempi delle radio private. La radio è un’emozione bellissima. E poi ascolti tanta musica. La musica non si scaricava, ma per preparare un programma si sceglievano i brani tirando fuori dalle custodie i 33  e i 45 giri. Ora, come ho fatto tante volte allora prima di andare in onda, sceglierò per i miei lettori (25, direte voi) un’altra canzone. Alcune volte lo faccio anche in classe: oggi ascoltiamo una canzone, e poi piano piano continuiamo un viaggio nella Letteratura Italiana o in Storia.

Questa canzone contiene un verso che spesso mi sembra di riascoltare:

“i professori non chiedevano mai se eravamo felici”

Anche questo verso, come quello di Venditti, credo che, nonostante sia stato scritto nel 1987, parli anche a noi del 2015.

La felicità dello studente? Certo, il “benessere scolastico” è un binomio gettonatissimo nel didattichese, ma nessuno si sognerebbe di chiedere ad uno studente “sei felice oggi?”. D’altronde, non servirebbe per mettergli un voto.

Neanche l’esame di Stato riformato rispetto a quello che ho fatto io sembra aver cambiato la sostanza delle cose. A prevalere è sempre la dimensione del sapere inteso come quantità. Allo studente si continua, nella maggior parte dei casi, a chiedere cosa sa, quasi mai cosa sa fare, giammai chi è, cosa sente, come si immagina nella professione.

Progettare il proprio futuro? Rimandabile. Scoprire un talento? Non c’è tempo. Coltivare un’attitudine? Mancano i fondi. Innovare la didattica tenendo conto degli stili di apprendimento dei “nativi digitali”? Non serve, tanto non studiano. E la certificazione delle competenze? Formalità, burocrazia, carte in ordine.

Presto archivieremo anche la maturità 2015, che ci ha lasciato l’indelebile ricordo di  una Prima Prova di Italiano fulgido esempio della miglior spending review intellettuale che si sia mai vista. La mia IIB l’avrebbe svolta benissimo (si, IIB, primo biennio), commentandone favorevolmente la semplicità.

Gente strana gli alunni. Pensate che una mia alunna di quarto anno, salutandomi a giugno, mi ha suggerito di programmare qualcosa di stimolante per il prossimo anno: “Professoressa, bisogna pensare ad argomenti stimolanti, interessanti…altrimenti all’esame di Stato il colloquio diventa noioso, sempre le stesse cose…”

Bene, non mi resta che mettermi al lavoro. Non vorrei deludere le aspettative di una ragazza peraltro brava in Matematica…

Paola Lisimberti

 

 

 

 

 

 

La matematica sarà il mio mestiere…

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