Ho sempre pensato che la scuola fatta di banchi, cattedra, ruoli sclerotizzati e schemi fissi non fosse quella per cui e in cui si possa costruire un futuro all’altezza delle sfide del XXI secolo. E tra queste sfide c’è il cambio di passo, a livello metodologico prima che tecnologico, che viene richiesto per adeguare il sistema alle esigenze di formare menti e competenze in linea con la digital literacy e le soft skills che, già a partire dalla Relazione del Parlamento Europeo n.2009/2225(INI) del 25 marzo 2010, vengono indicate come strategiche per la realizzazione della Agenda Digitale Europea che, ricordiamolo, è una delle 7 iniziative faro della Strategia Europa2020, che mira al raggiungimento di obiettivi di crescita dell’area EU entro il 2020.
Per questo credo che il PNSD (Piano Nazionale Scuola Digitale) recentemente varato dal MIUR possa avere un ruolo importante nello sviluppo di almeno un pezzo di questo processo.
Di conseguenza, quando la Dirigente mi ha coinvolto nello sviluppo di attività che consentissero alla scuola di aderire alla settimana del PNSD (in concomitanza con l’ora del codice-Hour of code) non me lo sono fatto ripetere due volte.
In tempi rapidi abbiamo predisposto un programma di massima (Making Your Future) e lo stiamo realizzando.
A partire dai laboratori di coding e robotica. Che, peraltro, fanno parte del “pane quotidiano” curricolare nelle classi in cui insegno. Con Scratch, Arduino, Python o progettando una base dati partendo da una traccia “di realtà” poco importa.
Quest’anno abbiamo aggiunto il laboratorio su Minecraft nella
classi prime.




Venerdì 11 dicembre pomeriggio, invece, si è tenuta una sessione laboratoriale di “teacherdojo” ovvero in modalità mutuata dal famoso coderdojo: alcuni prof volenterosi sono rimasti a scuola nell’intermezzo tra la fine delle lezioni e l’inizio dei colloqui scuola-famiglia e, seguiti da studenti mentor, hanno appreso le basi della programmazione con Scratchbot e Arduino e il loro interfacciamento.
Il mio ruolo è stato molto semplice: quello di dare il go live ad una sessione nella quale tutti hanno appreso secondo le proprie capacità, sottoscritto (in primis) compreso!
Così, è bastato introdurre il pensiero computazionale attraverso il video di Apollo13 preso dal sito del MIUR Programma il Futuro, ascoltare il Presidente Obama (in lingua…grazie alla presenza della collega di Inglese di cui abbiamo sfruttato l’expertise) che introduce l’ora del codice 2014, e fare un breve ragionamento preliminare attraverso un prezi sul tema di Arduino e le sue potenzialità per partire a razzo.
E’ stato bello vedere il collega di Matematica che, dopo una istruzione, stava già utilizzando i comandi di movimento per coordinate spaziali, il collega di Sostegno pensare a come approcciare il software con lo studente che segue, la collega di Italiano voler sviluppare un videogame assieme alla nipotina a Natale o farlo utilizzare in classe per scrivere con i comandi “pen”.
Si è creato un clima da learning community, con i ruoli completamente flessibili e mutevoli, ciascuno ha appreso e insegnato con i suoi tempi e i suoi modi.
A tal punto che uno studente, ad un certo punto, mi ha guardato e mi ha detto: prof., lei può anche uscire, non c’è più bisogno che stia qui!
Missione compiuta!

Peccato aver dovuto interrompere dopo un’ora e mezza.
Siamo andati a svolgere il nostro dovere, ma nello stringere mani e parlare dei ragazzi, forse, ci siamo ricordati in modo ancor più sentito che siamo tutti studenti.





