Ostuni, Liceo Pepe, 13 ottobre, Election Day, assemblee di classe e di istituto. Giovanni discute animatamente con il prof. Piero De Falco. Discutono di didattica di laboratorio, cosa si impara, come si organizza, come si struttura, quali competenze. Giovanni ha bisogno di argomentare e, come è suo solito, non molla un professore fino a quando il pensiero che sta inseguendo non è arrivato alla fine del percorso. Così è nato il post di oggi: perché a scuola ci si deve necessariamente annoiare?

 

“La scuola è una cosa seria! E che? Ora ci mettiamo a giocare in classe?”

Potrebbe sembrare una frase antiquata ma, al Pepe, ne ho sentiti tanti dire cose simili, non solo docenti. Perché “giocare” fa paura. Mette in tensione gli adulti e destabilizza gli adolescenti.

Perché “giocare” fa bene solo per una decina d’anni, dopodiché costruzioni in cantina e immaginazione addio.

Quando Domenico Aprile, nel 2013, affrontò la questione Lego nella mia classe, calò un silenzio tombale.

Aveva “osato” mettere in relazione un’attività intesa come ludica con le materie scolastiche. Come se lo studio debba assolutamente coincidere con “noia, routine, abitudine” e non possa invece essere interessante, accattivante, piacevole.

Ma quel discorso aveva mosso le acque. Volevamo sapere i particolari di questa “robotica educativa”: perché avere, in un liceo, un’aula in cui bisogna “assemblare” dei pezzi – proprio come in un istituto tecnico? A cosa possono servire dei giochini nell’economia di una lezione?

La risposta fu secca: “Apprendere in un modo nuovo”.

Noi e il prof. Aprile
Noi e il prof. Aprile

Ebbene, accettammo la sfida. Forse tutti noi avevamo sbagliato strada; forse il nostro temperamento ci consentì di correre, costruire, sognare e condividere. Probabilmente è colpa di Paola Lisimberti se pensiamo in maniera diversa dagli altri. Perché i robot fanno miracoli! Anche con gli adulti.

La robotica è uno strumento multitasking, polivalente. E’ in grado di approcciarsi ad ogni materia di studio, specialmente in campo scientifico. Ma tra le materie scientifiche, una è la sola in grado di farci studiare in diretta il fenomeno e, grazie alla robotica, di ripeterlo ogni volta che ne abbiamo bisogno: la Fisica.

Ecco che la fisica fa il suo ingresso trionfale sul palcoscenico dell’apprendimento multidisciplinare e trasversale che andavamo a costruire. Abbiamo raccolto un’altra sfida: dimostrare i perché del mondo attraverso la robotica.

Per rendere la fisica da classica a “moderna” non c’è bisogno di collegamenti ai fatti di cronaca nera, ai “sassi dai cavalcavia”. Serve l’immaginazione per insegnare e per apprendere.

Ma queste novità non dovevano e non potevano rimanere chiuse nella nostra classe, dovevano essere condivise con gli altri ragazzi e, mentre discutevamo con loro, vedevamo la stessa luce nel loro sguardo che avevamo visto negli occhi di quel prof precario che veniva da noi solo due ore a settimana!

Quella luce l’abbiamo convogliata in un unico obiettivo: la realizzazione di un laboratorio aperto a tutte le classi che creasse un ambiente di apprendimento e di applicazione ai problemi della fisica.

Questa la genesi di “Roboticsness: Gymnasium Mentis” e la creazione di LEIS (Lego Education Innovation Studio).

Problem Solving in aula LEIS
Problem Solving in aula LEIS

Gli esperimenti di fisica, con la robotica, hanno costi esigui e limitati all’acquisto della sola scatola di assemblaggio; i profitti in termini di conoscenze e competenze risultano essere più alti se paragonati ai risultati ottenuti con le lezioni frontali. Inoltre, a detta dei nostri prof di fisica, l’attività nel laboratorio di robotica richiede una comprensione più profonda delle relazioni fra le grandezze. Questo è il valore aggiunto della robotica educativa applicata alla fisica.

Quest’anno si ritorna alla Maker Faire Rome 2015 con uno stand per esibire il frutto di quei sogni che sono nati nel Pepe e hanno messo le ali ai sognatori,”Roboticsness” appunto.

Il Liceo Pepe alla Maker Faire Rome 2014
Il Liceo Pepe alla Maker Faire Rome 2014

Robotica come palestra del pensiero, gioco come palestra dell’immaginazione. Perché noi abbiamo ricevuto un grande regalo: tornare ad essere bambini.

Coderdojo Surbo, sognare come, per e con i bambini
Coderdojo Surbo, sognare come, per e con i bambini

 

Giovanni Luigi Gioia

Quando la Fisica a scuola con i robot diventa un gioco

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