17 ottobre 2015.
Tra soli 4 giorni, ad Hill Valley in California atterrerà una DeLorean volante modificata.
Qui a Roma, Campus Università “La Sapienza” il futuro è presente.
Solo ieri 30.000 visitatori. Soprattutto studenti delle scuole italiane che hanno respirato aria di innovazione, condivisione, creatività, visitando stand tra robot della Lego, microcontrollori e artigianato digitale.
La scuola italiana è presente a questa straordinaria kermesse.
O, meglio, sono presenti nel padiglione “C” tante scuole che fanno della didattica innovativa, grazie ad insegnanti che scommettono sui propri studenti, sulla loro capacità di sognare e costruire. Un robot o la propria vita, poco importa. Ciò che importa è la “metacompetenza”: costruire, appunto.
Ma il sistema scolastico italiano quanto è, davvero, pronto a scommettere su un futuro che è già qui?
Per farlo dovrebbe scommettere sugli studenti, incentivare e coltivare la loro abilità che, spesso, ha degli elementi di vero genio.
Luca Podo è uno studente. Oggi studia Ingegneria dell’Informazione all’UniSalento.
L’anno scorso ha preso il diploma.
E questa è la sua storia.
Sono Luca Podo, ho 19 anni. Sono di Monteroni di Lecce (LE) ed ho conseguito il diploma di perito informatico con 100/100 nell’anno scolastico appena concluso.
Mi è sempre piaciuto imparare, perché sin da piccolo sono stato curioso.
I 5 anni trascorsi come studente di scuola secondaria superiore, però, non sono stati pienamente soddisfacenti. Ero sempre alla ricerca di qualcosa che stimolasse la mia voglia di novità, di innovazione.
Invece, spesso, ero costretto a studiare codici, linguaggi di programmazione, strutture semantiche. Ma, poi, una volta compresi, non mi veniva dato lo strumento per andare “oltre”.
Un giorno, leggendo un articolo su come costruire una sveglia, mi sono imbattuto in quello che poi sarebbe divenuto la mia principale fonte di sfogo e soddisfazione: nell’articolo veniva illustrata la modalità di realizzazione di una semplice sveglia, basandosi sull’utilizzo dei microcontrollori.
Dopo aver letto l’articolo, non ho più costruito la sveglia ma mi sono dedicato allo studio dei microcontrollori in generale.
Così con le competenze apprese, ho realizzato un piccolo sistema di prevenzione perdite, sviluppando una idea di mio padre. Tutto nasce da un bisogno reale: la cantina di casa allagata, oltre 4.000,00 € di danno. Ci siamo chiesti (io e papà): esiste un sistema per ovviare al problema? Si, ma i costi sono decisamente elevati. Quasi paragonabili al danno. Ed allora è nata l’idea: lo costruisco!
Ed è nato ANTLEO.

Una volta realizzato il prototipo, ho avuto il problema di passare alla possibile industrializzazione del prodotto.
Ho mandato una e-mail a diversi incubatori ricevendo la risposta dal politecnico di Torino con cui ho collaborato per stilare il business plan di Antleo.
Ma la svolta principale è arrivata inattesa quanto gradita, durante gli esami.
Il progetto era oramai in uno stadio avanzato, molto diverso da un ammasso informe di fili del primo prototipo e, portandolo a scuola, ho ricevuto attenzioni limitate all’elogiare il lavoro fatto.
Così un po’ con tono di sfida, ho deciso di basare il mio percorso di presentazione su ANTLEO e, durante il colloquio, l’ho presentato all’attenzione dei commissari, ricevendo numerose domande che si limitavano, però, alla curiosità per una “cosa strana”.
Il commissario esterno di informatica, invece, lo ha visto e dopo avermi fatto due domande (due!) per sostenere l’esame, mi ha chiesto di parlare in privato, finita la sessione.
Una volta fuori mi ha chiesto di spiegar meglio il programma, facendomi alcune domande su come io lo avessi realizzato.
Sono rimasto stupito ma soddisfatto, visto che sino a quel momento nessuno si era mai così interessato al progetto, anche perché quel docente non mi conosceva. Eppure, mi ha chiesto se fossi interessato ad esporre il progetto in due fiere dell’innovazione: prima a Francavilla Fontana (www.makerinff.org) a settembre e, successivamente, alla Maker Faire 2015 a Roma, evento di portata internazionale, un’occasione da non perdere.

Così, dopo una scambio di mail, mi ha confermato la partenza ospite dello stand di ScuolaZoo, una testata giornalistica on line che fa innovazione (e non solo “barzellette”…).
Una cosa per me tanto incredibile tanto strana. Perché mi avrebbe dovuto chiamare visto che non ero suo studente e mi ha visto solo tre volte?
Attualmente studio ingegneria dell’informazione a Lecce e spero di potermi laureare al più presto e, successivamente, specializzarmi nel settore della robotica.
Si è accesa una luce.
Non voglio farla spegnere.
La storia di Luca è una di quelle che ti fanno riflettere.
Una storia in cui non ho alcun merito.
Ho solo avuto la fortuna di imbattermi in lui e nel suo progetto in un caldo giorno di Giugno.
Ma questo dimostra che nessuna riforma potrà mai innovare davvero un sistema che rischia di perdere l’entusiasmo di Luca.
La buro-scuola miete la vittima preferita: l’interesse e la vitalità dei ragazzi.
<<Noi siamo quello che facciamo costantemente, l’eccellenza quindi non è un atto ma un abitudine.>> (Aristotele) .
Ecco: la scuola italiana deve prendere questa (buona) abitudine!




