Si sa che il 2014 è stato l’anno del” Coding”, ne hanno parlato il presidente degli Stati Uniti Obama ,Il sondaggio pubblico sulla “Buona scuola”, l ‘ evento internazionale “ L’ ora del codice “,che ha visto la partecipazione contemporanea di migliaia di scuole in tutto il mondo, cimentarsi in quella che resterà l’“iniziazione alla programmazione” , che, insieme alle competenze digitali, è una competenza richiesta alla generazione del 21^ secolo, che è tra quelle che l’Unione Europea indica, nel quadro delle competenze chiave, come fondamentali per il corretto inserimento del cittadino europeo in un contesto attivo di partecipazione alla sfera sociale di appartenenza.
Quello che non si sa, e per questo ne scrivo , è che, già a cavallo dell’anno scolastico 20012/2013,nella mia scuola ,2^ Comprensivo di Francavilla Fontana (BR), ed in particolare nella mia classe, venivano effettuate attività sperimentali di avviamento al coding ed al pensiero computazionale da parte di alcuni docenti che, già da tempo ,credendo fermamente nell’ importanza dell’uso delle nuove tecnologie a supporto della didattica, avevano intuito la grande opportunità strategica offerta nell’l ‘inserire il coding ,trasversalmente alle normali attività didattiche.
Ed, in occasione di un corso di Formazione sulla robotica educativa , sull’impiego di Apparati e Ambienti Mediatori a matrice robotica, a sostegno dei processi di apprendimento, tenuto dal professore Giuseppe Albano, nella nostra scuola, non ci si fece sfuggire l’occasione di parteciparvi con grande entusiasmo.
Infatti l’ obiettivo del corso era quello di stimolare nei docenti l’acquisizione di specifiche competenze nell’ambito dell’Informatica Metacognitiva e del Pensiero Procedurale, finalizzate a loro volta a potenziare negli alunni, sin dai primi anni di scuola, abilità e competenze logico-cognitive di tipo “trasversale”.
Il progetto si proponeva di favorire, sin dalla prima infanzia, un approccio spontaneo e fortemente motivante ai vari ambiti d’indagine, grazie alla possibilità offerta al bambino di intervenire, controllandoli, sui piccoli robot programmabili. Il corso si basava sull’impiego di hardware e software Robotico espressamente concepito a fini didattico-educativi.
Obiettivo dei laboratori non fu quello di insegnare quella che comunemente viene definita “robotica educativa”, quanto sollecitare forme di pensiero divergente e di “Problem Solving” attraverso l’uso di hardware e software robotico, integrandone l’impiego attraverso materiali strutturati e non, di uso comune nella scuola primaria; proporre, cioè, un metodo in più per facilitare gli apprendimenti e migliorare le relazioni all’interno di un gruppo, attraverso un approccio efficacemente calibrato sulle differenti persone che apprendono.
In particolare furono utilizzati il Bee-Bot, un simpatico robot a forma di ape, e l’ambiente “Focus on Bee-Boot” ,un vero e proprio ambiente di programmazione in grado di simulare i movimenti del Bee-Bot in specifici percorsi che il bambino stesso poteva creare in modo semplice e intuitivo.
Fu così che ,una volta riportata la conoscenza nell’ esperienza didattica quotidiana della realtà della mia classe, una V primaria, intorno a questo innovativo strumento didattico, si sviluppò un ventaglio variegato e consecutivo di attività che videro i miei alunni protagonisti del proprio apprendimento.
dove gli alunni non fanno finta di essere scienziati o artisti o artigiani,ma lo sono davvero perché producono in un clima di collaborazione e cooperazione. In questo modo i bambini sono davvero al centro del processo di apprendimento ed io cerco di svolgere il ruolo di coach, di consulente che li accompagna anche individualmente.
Gli alunni sperimentarono una nuova metodologia: la robotica come strumento di supporto alle attività didattiche tradizionali, rinnovando il modo di fare scuola sia dal punto di vista dell’apprendimento che per stare al passo di una società del terzo millennio.
Tra le attività sperimentali proposte, alcune, erano rivolte a favorire l’acquisizione di alcuni connettivi logici quantificatori e di operazioni logiche, come la classificazione e la seriazione, e di alcune attività matematiche che permettono attraverso l’uso del “Bee bot”, di potenziare negli allievi abilità e competenze logico-cognitive trasversale a tutte le discipline.
Si realizzarono, quindi, percorsi per l’orientamento spaziale , sia cartacei che programmati sul software, i Tutorial dimostrativi sulle modalità d’impiego del Bee BOT, presentazioni digitali multimediali e tridimensionali, https://www.in3dgallery.com/v/bee_bot__lab-ZY333J#.VNece_mG-So ,
diari di bordo per annotare le esperienze quotidiane ,che furono raccolte in un Web magazine della classe, consultabile on line ovunque e su qualsiasi dispositivo fisso o mobile,https://flowvella.com/s/1vmi/DBBE034F-AF7E-474E-9861-C0439DE7FEE4
Storytelling e canzoncine, un e-book sfogliabile con immagini, filmati e cronache giornalistiche, mappe per illustrare le fasi del lavoro , https://www.dropbox.com/s/w7wuwlxwfq7zu7b/Bee%20Bot.epub?dl=0
rappresentazioni grafiche reali e virtuali, Poster digitalihttp://www.glogster.com/gatti56/pinboard-glog-by-gatti56/g-6k87ciqb4efk5h5jabk4muo
un’App da consultare sul proprio smartphone, e, non ultimo, un Blog di classe , http://kidblog.org/AngelaGatticlass/, gestito ed aggiornato dagli alunni, sotto la mia guida, in cui gli alunni potevano confrontarsi ,fare commenti ,condividere, rivedere le proprie attività, segnalare compiti, link ,appunti, note, come esigono , ora, i diversi paradigmi dell’insegnamento: Flipped Classroom, Cooperative learning, E-learnig ecc..
Insomma ,questa, allora, “new entry”, spalancò le porte a nuovi scenari didattici prima inesplorati…..
Poi ho fatto anche la conoscenza di Scratch e del Coder Dojo…..Vi racconterò….
Angela Gatti



