Se la scuola insegnasse a volare…
Agli studenti, direte voi.
No. Non solo.
Se la scuola insegnasse a volare ai docenti, dico io.
Se la scuola insegnasse la bellezza del volo, la leggerezza dell’osservare…
Se a scuola si potesse respirare il senso del futuro, senza necessariamente contrapporre il vecchio al nuovo, ma guardando le cose da un punto di vista diverso, rompendo gli schemi, costruendo prospettive.
Napoli, 1834. Francesco De Sanctis frequentava la scuola del marchese Basilio Puoti e una sera lui e i suoi compagni ebbero la fortuna di ricevere la visita del conte Giacomo Leopardi. Ce lo racconta De Sanctis nella sua autobiografia. Di Leopardi dirà che “In quella faccia emaciata e senza espressione tutta la vita s’era concentrata nella dolcezza del suo sorriso” e Leopardi del giovane De Sanctis diciassettenne “Disse che io avevo molta disposizione alla critica” (Francesco de Sanctis, La Giovinezza, frammento autobiografico). Si erano “riconosciuti” in qualche modo, perché qualcuno (era pur la scuola, e privata, dell’Ottocento) aveva preparato l’incontro, offerto una opportunità.
Non è il destino che decide per noi, sono gli incontri a cambiarci la vita. Si chiama Orientamento e spesso questa parola è associata alla pratica dell’Open Day, l’apertura della scuola per la visita della struttura scolastica da parte dei nuovi potenziali iscritti. Gruppi di famiglie che invadono pacificamente la scuola di pomeriggio, di sabato e persino di domenica, anche tutto il giorno.
Se la scuola insegnasse a volare, ci sarebbero ruoli nuovi, materie nuove, orari nuovi. Si chiama Innovazione Didattica e spesso è associata al numero delle attrezzature e delle dotazioni tecnologiche che una scuola possiede.
Ma non è così. Si può fare scuola d’estate in un paese a vocazione turistica? Si.
Si chiama Innovation Summer Camp (Ostuni, 25 giugno-10 luglio 2014).
Hanno deciso tutto gli studenti: l’orario delle lezioni, dalle 16,00 alle 20,00; il luogo, un centro di cultura nel cuore storico della città; le materie: Robotica, ICT, Smart Architecture, Com&Media; la didattica: il docente facilitatore/tutor e l’alunno protagonista del proprio percorso di apprendimento.
http://liceopepe.wix.com/innovationsummercamp
Se la scuola insegnasse che ci sono opportunità da cogliere, che la vita è fatta di scelte e di rinunce, che bisogna mettersi in gioco, ognuno saprebbe individuare il proprio posto da cittadino o cittadina di questo paese, e magari potrebbe provare a “farsi venire un’idea” per cambiare il proprio futuro.
Si chiama #RestartItaly e ha dato la possibilità di praticare il volo a 11 studentesse più una prof: digitale, questione femminile, sud, idee per partire e ripartire mettendo in gioco quel potenziale inespresso per il quale bisogna creare le condizioni.
http://liceopepe.wix.com/restartitaly
Se a scuola si potesse creare, collaborare, risolvere i problemi, allora a scuola ci sarebbe una palestra, ma non la solita palestra.
Si chiama “Palestra dell’Innovazione”, promossa dalla Fondazione Mondo Digitale, è un luogo fisico e virtuale per la pratica dell’innovazione. E una rete nazionale di scuole è nata proprio grazie alla FMD.
Già, l’innovazione. Sembra che sia una parola pericolosa in questo paese. Soprattutto se si usa a scuola, peggio nella didattica. Lo scontro tra innovatori e conservatori va in scena ogni giorno. Sembra che a tutti importi tutto della scuola (edilizia, stipendi, valutazione del servizio, buroscuola, governo e ministro) tranne l’autonomia dell’insegnamento e il rispetto che è dovuto ad ogni insegnante che entri in classe a lavorare. Nella scuola il paradigma del “quello che è vecchio” e del “quello che è nuovo” non deve essere messo in discussione. Perché “quello che è vecchio” è buono per definizione, come la sana saggezza contadina, e “quello che è nuovo” non piace. A prescindere.
Se la scuola insegnasse a volare, avremmo l’orario continuato. E potrebbe essere aperta sempre, senza la chiusura delle “pause pranzo” perché previste da qualche contratto, mentre lo studente pendolare non ha diritto alla pausa pranzo semplicemente perché non ha un posto dove farla, ad eccezione delle panchine, del bar all’angolo, della rosticceria.
Sabato pomeriggio. Open day, scuola aperta, laboratori didattici, famiglie in visita.
Fedele e Simone lo sognavano da tempo. Piotare un drone. Era nella scatola. Un quadricottero, pare si dica così. Fedele è anche pilota di go-kart. Simone fa da secondo pilota. Hanno scaricato il software sullo smartphone. Hanno studiato insieme. Lo hanno messo in carica.
E nell’Auditorium del Liceo Scientifico “Pepe” il drone volò.
Ho invidiato quei ragazzi e ho pensato “se la scuola insegnasse a volare, sarebbe bellissima anche per me”