Qualche giorno fa è andata in onda una trasmissione televisiva (il cosiddetto “giornalismo d’inchiesta“) in cui si è parlato molto di scuola.
Non faccio mistero che non mi sia piaciuto il “taglio”. E non per ragioni politiche.
Perché sottolineare sempre le negatività e lo scontento? Perché iniziare con le proteste e non, invece, con le interviste e la documentazione filmica delle scuole che rappresentano il quid novi della scuola italiana?
La risposta me l’ha data un alunno: “prof, perché ciò che è positivo non fa notizia!”
Ed un altro ha rincarato la dose: “prof, altrimenti qualcuno avrebbe potuto pensare che si possa fare diversamente. Scatterebbe lo stimolo ad imitare e questo in Italia è un difetto. Guardi noi in quest’aula: più siamo omologati e meglio siamo valutati.”
Ancora una volta, gli alunni mi stupiscono. Rasoiate, fendenti, randellate. Che, spesso, non ascoltiamo.
Dobbiamo finire il programma, fare le prove di verifica, gli scrutini e gli adempimenti di servizio. Siamo così intenti a guardare ad un palmo dal naso (il quadrimestre) per vedere che stiamo, forse, perdendo la “vision” complessiva.
Due giorni fa, Riccardo Luna pubblicava sul blog digitalchampions un articolo dal titolo “Quando lo facciamo un applauso ai cervelli che restano?“, in cui racconta la storia del prof. Bruno Siciliano, docente di robotica dell’Università Federico II di Napoli. Un cervello che è rimasto in Italia. Nonostante le sirene. Già, quando glielo facciamo un applauso?
Tutto ciò è maledettamente vero anche per la scuola.
Certo, innegabile che gli stipendi son bassi, che gli edifici scolastici sono in stato penoso, eccetera eccetera. Ma, una volta che ce lo siamo detto, cosa è cambiato?
Esiste anche qualcos’altro!
Esistono gli Istituti citati quasi a margine da quella trasmissione., per esempio, il Liceo “Labriola” di Roma, il Liceo “Lussana” di Bergamo, l’IISS “Majorana” di Brindisi.
Esiste, per esempio, l’IISS “Savoia Benincasa” di Ancona, dove la Preside Alessandra Rucci applica il modello “T.E.A.L.-Technology Enabled Active Learning” con un’aula 3.0 (didattica con uso estensivo delle ICT).
Per non parlare del Prof. Daniele Manni, docente di Informatica del “Galilei-Costa” di Lecce, candidato al “Nobel per l’insegnamento” (il Teacher PRIZE), che da anni fa innovazione e impresa. A scuola e fuori.
E quando glielo facciamo un applauso?
E, scendendo a Sud, restando dalle parti del Salento, ci sono altri due istituti che fanno innovazione. Ma fanno fatica e “fare notizia”.
A Ostuni (BR), c’è un centro storico bellissimo. Ed un mare da sogno. Mentre si sale dalla costa nelle sere di primavera, la città arroccata pare uno scrigno che racchiude un magnifico segreto. Bellissimo. Un passato che cela una sopresa.
Per me quella sorpresa si è palesata lo scorso anno, insegnando in un Istituto (Liceo “Pepe-Calamo”) che fa innovazione da sempre. Perché ci sono le persone che la fanno. A partire dalla Dirigente, Dott.ssa Annunziata Ferrara. Continuando con il vero motore dell’innovazione: la collega Paola Lisimberti. Che insegna Lettere. Ma non sfigurerebbe affatto se insegnasse “nuove tecnologie per la didattica“. Una scuola dove si sperimentano continuamente percorsi e processi innovativi: il registro elettronico, l’alfabetizzazione informatica degli adulti, la RomeCup, l’Innovation Summer Camp, la partecipazione alla Maker Faire, l’aula di robotica Lego education.
A Oria (BR), c’è un Castello Federiciano tra i più belli di Puglia.
E una scuola, il Liceo “Vincenzo Lilla”, che grazie alla spinta di una Dirigente (Prof.ssa Giovanna Carla Spagnolo), che crede e investe nell’innovazione e nell’ICT a supporto della didattica ed un corpo docente composto da diversi insegnanti volenterosi e attratti dall’innovazione, si sperimentano idee e percorsi di open innovation.
Quella in corso è la “settimana dello studente”. Laboratori di creatività e didattica innovativa.
Ma anche la promozione e realizzazione di eventi che collocano l’istituto al centro del processo di innovazione del territorio.
Martedì 10 febbraio si è clebrato il SID – Safer Internet Day, ovvero la giornata della sicurezza su Internet. La scuola, in collaborazione con la Polizia di Stato e gli istituti secondari di primo grado della cittadina, ha promosso l’evento per diffondere tra i giovanissimi (alunni di terza media e primo superiore) la cultura della legalità e della sicurezza ma, anche, illustrare le potenzialità del Web. Alcune classi dell’Istituto hanno presentato i lavori realizzati (filmati, presentazioni sulla storia di Internet, utilizzo di blog e siti di survey on line).
Mercoledì 11 febbraio 2015. Stesso Istituto
Si parla di SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto). Insomma, si parla di DRONI. L’ospite e relatore è Paolo Mirabelli, fondatore di Graphid3a e Digital Champion di Rende (Cs).

L’evento si tiene nella palestra dell’Istituto, durante la “settimana dello studente”. La capienza non è infinita e, con dispiacere, gli alunni che si occupano di organizzazione vengono da me, sconsolati, dicendo “prof., abbiamo dovuto procedere al sorteggio: avevamo quasi 150 iscritti, praticamente quasi metà istituto.“.
Bene, allora vuol dire che non serviranno a correggere compiti ma suscitano interesse, questi DRONI.
Paolo arriva con il suo crossover e scarichiamo una cassa con dentro un UAV (Unmanned Aerial Vehicle…insomma, un DRONE) ed altra strumentazione. I ragazzi ci vedono entrare, incuriositi, e si avvicinano. Guardano, osservano. Fioccano le domande. Da quella più ovvia (“quanto costa“) a quella più “tecnica” (“che scheda elettronica ha?“).
Mi sorprendo sempre a vedere che ai ragazzi basta poco ad appassionarsi alla tecnologia. E’ bastato parlar loro di Arduino, di stampa 3D perché li acquistassero su ebay o cominciassero a pensare che il regalo per i 18 anni sarà una 3Dprinter. Certo, non tra quelle costose ma..”prof, ce ne sarà una che costa meno di 1.000 euro, no?“. Certo che c’è!

Con orgoglio osservo i sogni prendere forma nei loro occhi che, incuriositi, fanno domande e ti cercano la mattina, a ricreazione e, se potessero, si fermerebbero anche di pomeriggio a lavorare. Perché gli interessa. Giocare? No, dannazione! Imparare! Come si monta un pezzo, come si programma una scheda, cosa si può fare con Arduino Mega o raspy (si, proprio così…”Raspberry pi” è già diventata…raspy!). E tante volte devo rispondere: “non lo so! Studiatevelo e ditemelo voi!”. E il bello è che lo fanno!
La giornata prende forma.
La Dirigente introduce l’incontro e poi lo segue. Tutto. Fino alla prova di simulazione di volo. Che fa in prima persona!


Paolo, con la sua esperienza, ipnotizza i ragazzi. Li coinvolge. Racconta aneddoti, amalgamando con grande abilità elementi tecnici, normativi e racconti di vita lavorativa. I ragazzi ascoltano in silenzio. Quel silenzio che spesso ricerchiamo nelle aule e quasi mai riusciamo a trovare. Lui ci riesce con oltre 100 alunni. Insieme.
E quando dice “ok, sta per suonare la campana, facciamo una pausa ma chi vuole può rimanere” si alzano in 3 (TRE) ragazzi soltanto. Per sopraggiunti limiti fisiologici.
Un DRONE finalmente si alza in volo. Pochi metri da terra, chiaramente. Ma sufficienti per far capire che, con quell’oggetto, i compiti non li correggeremo ma potremo far volare i sogni e sviluppare cose molto più interessanti di un argomento didattico: l’interesse per il futuro.
Oggi si replica.
Ospiti tanti. Si parla di Innovazione e Didattica. Giusto per non perdere di vista l’obiettivo.