Circa 16 mesi fa (16 settembre 2013), un lunedì mattina, alla terza ora di lezione, entrai per la prima volta in una classe.
Oddio, detta così sembra che io abbia iniziato ad insegnare soltanto quel giorno. In realtà, ho qualche anno di insegnamento alle spalle.
Eppure, quel giorno ha segnato per sempre una “milestone” nella mia vita di docente e di uomo. Meglio, di persona. E, in un certo, senso, ho iniziato a vedere le cose in modo diverso. Solo che non lo sapevo, quel giorno.
La classe in cui entrai era la 3A Opzione Scienze Applicate del Liceo Scientifico “Ludovico Pepe” di Ostuni(BR).
Trovai più di 20 visi che mi fissavano.
<<Buongiorno ragazzi, mi chiamo Domenico Aprile, insegno Informatica, saremo insieme fino alla fine dell’anno scolastico.>>
C’erano due banchi vuoti.
Che si riempirono all’incirca alle 10:30: si aprì la porta e, mentre ero intento a scrivere algoritmi alla lavagna (il primo giorno di lezione! Della serie: come farsi odiare!), sospinti dalla collega Paola Lisimberti, entrarono due ragazzi.
Arianna aveva lo sguardo tra l’incuriosito e un fare da “ti sto studiando“.

Si andò a sedere e continuò a fissarmi per tutta la lezione. Una gamba che, nervosamente, si muoveva.
Impossibile non notarla. Impossibile non capire che, con Arianna Moro, in quella classe occorreva farci i conti.
Perché dietro quell’aria da angelo biondo, si intuiva il carattere e il piglio da condottiera.
Ci abbiamo messo un paio di mesi a costruire un rapporto educativo. Che, tutto sommato, non è neanche assai, come quantità di tempo.
Un rapporto educativo che nemmeno la “buroscuola” e il mio “trasferimento coatto” in altra sede ha interrotto.
Arianna è cresciuta. Tanto.
Ora frequenta il IV anno del Liceo Scientifico.
Mercoledì 4 febbraio 2015 eravamo a scuola. Di pomeriggio. In quella scuola dove abbiamo costruito un sogno chiamato robotica educativa.
Un sogno che è diventato realtà grazie ad un progetto di Istituto voluto fortemente dalla Dirigente, Dott.ssa Annunziata Ferrara. Che sulla robotica educativa ha scommesso.
Ma non eravamo insegnante e alunni. Eravamo una squadra. Che sta preparando la RomeCup2015, una competizione organizzata dalla Fondazione Mondo Digitale.

Arianna non è brava solo a programmare.
E’ brava anche a scrivere.
Ed allora le ho chiesto: <<ti va di scrivere un articolo?>>.
<<Su che cosa, professò?>>. <<Su cosa vuoi. basta che scrivi!>>.
Ieri sera mi è arrivato quanto segue.
Ragazzi. Uomini e donne. Il cui futuro è oggi!
Domenico Aprile
Penso. Giorni fa qualcuno mi ha chiesto di raccontare e descrivere l’importanza della robotica nelle scuole. Ci ho pensato un po’ su ma non ho dato una risposta. Non volevo dar vita alle solite, “pallose”, risposte tecniche. Non è da me.
Dopo qualche ora nessuno ci pensava più, ma quella domanda priva di risposta mi lasciava inevitabilmente con una frase a metà.
Ho preferito darmi tempo, ed ho fatto bene. Oggi, la risposta l’ho vissuta, oggi quella risposta è diventata una storia ed io ho voglia di raccontare.

Mi siedo qui, in un angolo, e mi godo lo spettacolo, respiro aria pulita.
04/02/15, apre ufficialmente i battenti il progetto di robotica, primo giorno e 15 ragazzini di classe prima già seduti tra i banchi, incuriositi, felici, dubbiosi ed euforici.
Prime presentazioni, primi avvisi istituzionali e poi, si parte.
Inizia il discorso di presentazione e tutti seguono come se fosse una lezione importantissima e difficile, essenziale per la risoluzione di un compito in classe.
Ben presto scoprono che quel discorso ha tutt’altro fine. Un fine sconosciuto a tutti, soprattutto alle mura di quella classe.
I mattoni iniziano a cadere giù, sgretolando ogni parete ed ogni convinzione.
Si inizia a parlare di robotica e quella lingua mai sentita prima non disturba affatto l’orecchio, anzi.

Il passaggio tra parole e fatti è minimo. Si inizia, subito! Cosa tocca fare?? Costruire. E non basta dire altro per alimentare il fuoco e la curiosità di ogni ragazzo. Quei banchi diventano subito tavoli di lavoro e senza neanche rendersene conto ci si ritrova a far gioco di squadra.
“Tu leggi le istruzioni, tu mi passi i pezzi ed io assemblo.”

Chi corre per cercare pezzi mancanti, chi non vede l’ora di finire, chi inizia a cambiare il progetto ed a dar sfogo alla fantasia.
Iniziano a prender vita i robot.
Diversi, uno dall’altro, quasi a rappresentare le menti che li hanno generati, ognuno cerca di metterci qualcosa di personale.
Sorrisi e risate condiscono tutto, come nervoso e agitazione a causa di un pezzo messo al posto errato. Comunque sia, è quel “Finito” quasi urlato a segnare la fine, come fosse l’arrivo, il traguardo. E ti senti orgoglioso, inizi a guardare incuriosito le opere degli altri e fiero mostri la tua.
Oggi la risposta l’ho trovata. Negli occhi di quei ragazzi, nelle domande, nei discorsi, nel sorriso.
Cos’è la robotica a scuola? Crescita. Costruzione. Di un robot come di un futuro.
Forse, quel qualcuno ha già avuto una risposta, nell’istante in cui mi ha guardato negli occhi.
Forse quella risposta mancante non era una frase a metà ma la mia storia.
ARIANNA MORO.