Non ho nostalgia del registro cartaceo: era ingombrante e quasi mai intonato al mio look. Il registro online è sempre con me, nella mia app scaricata sul mio smartphone. E posso consultarlo quando voglio. Per abitudine continuo ad entrare e uscire dalla sala docenti all’inizio e alla fine della giornata di lavoro, ma non ho niente da prendere o da riportare a posto.
Una cosa è chiara, tuttavia: il registro cartaceo era estremamente indipendente e sempre pronto. No password, no rete, no kilowatt. La funzionalità di un registro elettronico dipende da tanti fattori e in un giorno di blackout non si potrebbero fare, per esempio, gli scrutini.
Perché in una scuola il registro elettronico funzioni sono necessarie le attrezzature in numero adeguato rispetto alle classi e ai docenti; una buona connessione ad internet; una figura tecnica ad hoc che si occupi delle dotazioni tecnologiche e possa intervenire in tempo reale a risolvere i problemi.
Eppure, il registro elettronico è stato, in questi anni, la rivoluzione “semplice” della scuola italiana. La rivoluzione del 6 luglio (2012, Decreto Legge n.95, “Spending Review”).
28. A decorrere dall’anno scolastico 2012-2013, le iscrizioni alle istituzioni scolastiche statali di ogni ordine e grado per gli anni scolastici successivi avvengono esclusivamente in modalità on line attraverso un apposito applicativo che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca mette a disposizione delle famiglie.
29. A decorrere dall’anno scolastico 2012-2013 le istituzioni scolastiche ed educative redigono la pagella degli alunni in formato elettronico.
30. La pagella elettronica ha la medesima validità legale del documento cartaceo ed è resa disponibile per le famiglie sul web o tramite posta elettronica o altra modalità digitale. Resta comunque fermo il diritto dell’interessato di ottenere su richiesta gratuitamente copia cartacea del documento redatto in formato elettronico.
31. A decorrere dall’anno scolastico 2012-2013 le istituzioni scolastiche e i docenti adottano registri on line e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico.
Improvvisamente, l’abolizione della feudalità e la nascita di un nuovo diritto: il diritto di sapere in tempo reale. Il passaggio dal cartaceo al digitale nel decreto sembra repentino. Quasi in “tempo reale”, appunto. Altrove e in maniera più competente di quanto possa fare io, qualcuno traccerà un bilancio, magari per sapere a che punto siamo.
Questo passaggio ha investito due aspetti fondamentali della vita della comunità scolastica: la formazione del personale e la formazione dell’utenza. Tutti gli “attori” (dirigenti, docenti, genitori, segreteria, alunni) vanno formati all’uso del registro online e, nel caso delle famiglie, si tratta spesso di un vero e proprio lavoro di alfabetizzazione all’uso delle nuove tecnologie. Non di rado, i “nativi digitali” supportano con le proprie competenze i genitori nei primi approcci all’uso del registro elettronico, due generazioni non “allontanate” ma “avvicinate” dalla tecnologia.
Consegnate le password di accesso alle famiglie, ecco che sono visibili agli utenti le assenze, le presenze e i ritardi; i voti scritti e orali; le circolari e gli avvisi; i materiali didattici e le programmazioni disciplinari.
Un flusso continuo di dati disponibili in tempo reale per un’utenza continuamente alla ricerca di una “connettività permanente” in un mondo che cambia:
Marinare la scuola? Un ricordo.
Nascondere la data dei colloqui? Impossibile.
Simulare il mal di pancia? No, nell’agenda del giorno si legge a chiare lettere “verifica scritta”.
Eppure, il segreto del cambiamento non è esclusivamente nella disponibilità dei dati, ma nell’effetto che riesce a generare, l’amplificazione della trasparenza. Si modifica profondamente il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione e nella scuola in particolare il registro online è il laboratorio di una trasformazione che investe non solo la gestione e la trasmissione dei dati, ma anche l’approccio e il comportamento di tutti i soggetti coinvolti.
La visibilità del registro di classe con le attività svolte, delle programmazioni, delle circolari e delle pagelle può rassicurare e allarmare, soddisfare e infastidire, ma assolve ad una funzione già scritta nella legge sulla trasparenza amministrativa (n.241/1990) e investe in pieno le cattive abitudini cresciute all’ombra del peccato originale della scuola italiana: l’autoreferenzialità.
Paola Lisimberti