Il Sole24ore, rubrica NovaTech24, in un articolo del 5 aprile 2015 dal titolo emblematico (“Quelle aule troppo distanti dalla realtà“), riprende e commenta alcuni dati recentemente pubblicati dall’OCSE che, impietosamente, evidenziano alcuni dei problemi che affliggono la scuola italiana. E li mette anche in relazione.

In primo luogo, il problema della dotazione tecnologica. Solo il 9% delle classi è dotata di connessione a Banda Larga (i paesi con i migliori risultati nei test OCSE-PISA raggiungono percentuali del 80%) e, più in generale, l’uso della tecnologia a scuola (dalla LIM al Tablet/smartphone) resta un fatto ancora sporadico e isolato.

Certo, in un Paese dove vige una Circolare Ministeriale (la n.30 del 15 marzo 2007) che vieta l’uso dei “cellulari” nell’epoca degli “smartwatch”, non c’è da stupirsi che le LIM vengano usate come costosissima lavagna magnetica su cui scrivere…col pennarello!

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Eppure, in molte aule le LIM ci sono. Ed allora? Parafrasando Solow, “si vedono LIM ovunque, tranne che nella didattica“. Chi conosce il paradosso di Solow, ricorderà che la fase iniziale di apprendimento (il learning by doing and learning by mistake) determina una perdita di “produttività” dovuto al cambiamento organizzativo necessario per l’utilizzo di una nuova tecnologia.

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Ed allora?
Il problema è organizzativo. Occorre una nuova organizzazione delle didattica, basata su nuove metodologie di insegnamento ed apprendimento (del resto, i nostri studenti sono quelli che sono più oberati da verifiche e compiti a casa. Della serie, la “flipped classroom” questa sconosciuta.), per cogliere appieno le opportunità di utilizzo di una tecnologia. Altrimenti, come Paese rischiamo di restare fanalino di coda nei sistemi di formazione e, ancor più in generale, continueremo a generare #epicfail di una #padaincubo. Anche a scuola. Dove ci stiamo in qualche modo rifiutando di formare generazioni consapevoli nell’uso delle nuove tecnologie.

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Certo, l’emergenza della formazione è oramai inderogabile.
Il DDL di riforma della scuola, in discussione nelle Commissioni Parlamentari in questi giorni, prevede esplicitamente (Art.5 comma 3) una <<formazione di docenti per l’innovazione didattica>>, essenziale per non continuare a ricadere nel paradosso: tante LIM, tanti tablet, tanti smartphone, usati come lavagne magnetiche o moderni blocco notes per prendere appunti o, quando va bene, come “camera” per scattare foto alla lavagna (“prof, posso fotografare ciò che ha scritto?“).

Ma per far questo, occorre liberare le energie. Dare forza, spazio, strumenti a chi vuole innovare.
Altrimenti, questo amaro sfogo di colui il quale considero oramai un amico, anche se di recente data, fotograferà sempre di più la realtà di un Paese immobile. Come nel 5 maggio…del Manzoni: <<Ei fu. Siccome Immobile>>.

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La LIM ti fa smart?
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