Il rientro da un evento internazionale come la Maker Faire Rome 2015 non è mai semplice: è come aver fatto un giro sulla piattaforma spaziale internazionale e poi tornare a guidare “una ‘600 giù di carrozzeria” su uno sterrato.
Schermata 2015-10-17 alle 13.09.18E’ il secondo anno che ci vado e se la prima non si scorda mai, la seconda è più bella ancora.
Ho avuto l’onore di essere contattato dai ragazzi di scuolaZoo che cercavano dei progetti interessanti da ospitare nel loro stand e ne ho proposti due. Di Luca Podo ho già raccontato.
Oggi la storia è quella di Vito Carriero, studente della VD del Liceo Scientifico “V. Lilla” di Oria (BR). Gli ho chiesto di raccontare la sua impressione al rientro da Roma. Ha cominciato a scrivere durante il rientro ma mi ha detto <<prof., non mi piace. A lei sicuramente si, ma non mi sento io li dentro>>. Ok, va bene, riflettici. Stasera mi manda un altro pezzo. E mi telefona: <<prof., pubblichi solo questo>>.
Va bene, accetto.
Vito è uno di quei ragazzi che non ama mettersi in mostra. È educato ma, al tempo stesso, ironico.
Mai sopra le righe, ma mai banale.
Ha lavorato sodo su un progetto iniziato lo scorso anno a scuola insieme ad un compagno di classe (“infettato” come dice lui), ha continuato in estate e raffinato quest’anno.
Obiettivo: partecipare alla Maker Faire Rome.
E ce l’ha fatta, ospitato da ScuolaZoo.
In tre giorni ha creato un legame profondo e straordinario con Arianna e Giovanni, del Liceo Ludovico Pepe di Ostuni (BR) che erano alla Maker nello stand C14 con il progetto Roboticsness
Ha stretto mani, esposto il progetto, fatto network, condiviso conoscenza.
Ed oggi mi ha stupito: gli ho chiesto di raccontare ai suoi compagni l’esperienza della Maker in classe.
Ha tenuto lezione per un’ora, con lucidità, passione e capacità di coinvolgimento.
E questa è la sua storia.
Io e Vito...di rientro dalla MF15
Io e Vito…di rientro dalla MF15
<<Se dovessi definire cos’è stata per me Maker Faire Rome mi verrebbe immediatamente una sola parola: “conoscenza”.
Siamo spesso abituati ad accostare la tecnologia a una specie di “sociopatia” che provoca l’esclusione dal mondo esterno e chiude i contattati con chi ti sta intorno, ma dall’esperienza appena conclusa ho capito che in realtà il mondo digitale è un vero e proprio mezzo di socializzazione di massa. Niente è passato di sfuggita, tutti hanno arricchito la mia persona.
Son tornato a casa stanco, ma pieno di risorse e spunti di riflessione da cui ripartire. Non ho incontrato nerd seduti dietro una scrivania con davanti un pc, ma access point a un mondo forse un po’ troppo parallelo dalla realtà in cui viviamo. In questo mondo parallelo le emozioni arrivano da dove meno te l’aspetti e come direbbe qualcuno anche parlando di codici, di robot, si può sentire il tremore nelle mani, io quel “tremore” l’ho sentito davvero!
Nel padiglione in cui ero situato insieme alla mia A.D.E.L.E. (Assistente Domotica Estensioni Longitudinali Elelmentari) ho visto passare una miriade di gente, ognuna con il suo punto di vista, con le sue sensazioni, esperienze, ognuno con un proprio sogno nel cassetto e dialogando con loro mi son reso conto che tutti volevano arricchire il proprio bagaglio, fare propria l’idea dell’altro.

2

Con A.D.E.L.E. allo stand della MF15
Con A.D.E.L.E. allo stand della MF15

Leggevo, negli occhi degli espositori i quali ho avuto modo di incontrare, la volontà di aprire una rete e collegarsi al tuo ramo: entravano in te e condividevano ogni singolo frame della loro esperienza.
Per dirne una io ero ospitato, insieme ad altri ragazzi, presso lo stand di scuolaZoo, dove ho avuto il piacere di conoscerne lo staff, fatto da dei veri e propri dispensatori di divertimento. Ragazzi con la voglia di sollevare le sorti della scuola italiana, a partire dal vero destinatario del servizio pubblico: LO STUDENTE.

Vito con i ragazzi di scuolaZoo allo stand della MF15
Vito con i ragazzi di scuolaZoo allo stand della MF15

Insieme a me, poi, c’erano Federico e Luca, due studenti al primo anno di ingegneria che con le conoscenze acquisite in autonomia, sono stati in grado di costruire dal nulla dei prototipi del tutto sensazionali. Da loro ho avuto molto da imparare sullo sviluppo di circuiti stampati e controlli remoti ma anche su università e bellezze del territorio, senza tralasciare la loro storia e le loro esperienze.
Una delle conoscenze fatte che mi risulterà difficile dimenticare è stata quella con Valeria Cagnina, una ragazzina di 14 anni dall’aspetto semplice, ma dalla personalità profonda. Coltiva un orto ed è una DC, è una maker e vorrebbe cambiare il mondo. Grazie a ciò che è stata finora la sua vita, Valeria è giunta a una fondamentale conclusione e ha aiutato anche me a farlo: conoscere ed incontrare crea legami e i legami di sicuro non portano alla divisione. Legami che creano una rete fatta da persone e non semplicemente computer, dove la condivisione è regola e possibilità di comunicare.
La sua esperienza è molto vicina alla mia e a quella di molti studenti italiani, stanchi di assistere alla fossilizzazione del sistema scolastico e alla continua generalizzazione che distacca ognuno dalla propria indole innata. Poiché non esiste chi è più “stupido” e chi più intelligente, tutti siamo in grado di realizzare qualcosa di concreto e portare un contributo alla società.
La Maker insomma, si è manifestata anche come sinonimo di cultura e non solo digitale!
È stato invece grazie alla testimonianza di due individui singolari di un liceo vicino a dove abito: Giovanni e Arianna e a due prof, Mimmo Aprile e Paola Lisimberti, che son riuscito a capire il senso di ciò che stavo vivendo e a rendermi conto che, tornando a scuola avrei solo continuato un processo di apprendimento, la cui svolta radicale però è partita proprio da Roma.

Socrate direbbe che conoscere rende liberi, io con Maker Faire Rome son diventato un po’ più libero.>>
Non aggiungo una virgola.
Sarebbe di troppo!
La Maker Faire? Access Point di conoscenza
Tagged on:                                         

Rispondi