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Come si misura l’entusiasmo? e la curiosità? Ad Alberobello (BA), Istituto “Morelli Tinea”, e Lizzanello (LE), Istituto “De Giorgi”, il progetto Coderdojo per l’anno scolastico 2014 – 2015 è partito in sordina e lentamente con l’incauta iniziativa di alcuni docenti coadiuvati da me.

All’inizio il progetto doveva essere solo spiegare Scratch e lasciare che i ragazzi si divertissero apprendendo il coding. Ciascun Istituto ha scelto modalità diverse, come target: ad Alberobello sono stati interessati 4 classi di scuola primaria (una seconda, terza, quarta e quinta) e 4 classi di scuola media; a Lizzanello, 4 prime classi di scuola media. Una coincidenza che si è rivelata utile durante lo svolgimento che ha preso un arco temporale da dicembre a maggio, per ogni mese, con 2 ore di laboratorio per ogni classe.

20150227_124444Non ci si abitua mai alle domande, soprattutto dei più piccoli, alla scoperta di un mondo interattivo. Complici le vacanze di Natale, già a gennaio i feedback di genitori e insegnanti erano positivi e straordinari, avendo rilevato maggiore attenzione dei figli nello svolgimento in aula dei programmi e la possibilità, neanche troppo velata, che quello che si studiasse si poteva applicare su Scratch. Così in pochi mesi ho visto ragazzi crescere e farmi domande: da Amadeus, enorme ragazzotto, a Cosimo, Andrea, “Betty” che ti guardano con occhi attenti mentre spieghi cosa è una variabile, ti fanno esempi semplici per essere certi di aver compreso meglio; Gianluca, Nicholas che adorano i sensori: o Cosimo, della III elementare, che studia Makey Makey, dall’alto della sua piccola esperienza di elettricista specializzato in domotica sotto la supervisione di genitore e nonno.

Poi i progetti sono cambiati, evolvendosi, in ciascuna scuola: quando ci è venuta l’idea di dare una visione sistemica. E i ragazzi si sono inventati un videogioco su un tema, uno per ciascuna classe, coinvolgendo l’insegnante di italiano per i dialoghi e la sceneggiatura, l’insegnante di artistica e di scienze tecniche per gli sfondi e la scenografia, gli insegnanti di sostegno perchè tutti partecipino alla realizzazione di uno storyboard con la storia educativa. Da nativi digitali ad analogici, smontando scene,
dialoghi, creando la struttura di un film-gioco. Tradurlo su Scratch rendendosi conto di “piccole difficoltà domestiche”. Utilizzare i sensori, la cam, i suoni. Condividere e scambiare, partecipare tips and tricks.

E poi il gemellaggio: la gita di fine anno delle prime medie dell’Istituto “De Giorgi” ad Alberobello, proprio il giorno dell’International Scratch Day. Quale migliore occasione per incontrarsi. Il palazzetto dello Sport monopolizzato per l’occasione. Sdraiati per terra, incuranti della precarietà della sistemazione, tutti i ragazzi lì concentrati con la presenza dei bambini delle elementari. E dopo il rimescolamento generale, piccoli mentori già pronti condividevano le proprie esperienze sotto gli occhi vigili dei docenti e di un’organizzazione perfetta del prof. Michele Di Carlo.

10410822Già di quei docenti, come Anna Maria Ruggiero, Maria Concetta Caccavo, Maria Madia Boccardi, Maria Grazia Caroli delle Primarie; come Luigi Stomeo, Anna D’Ambruoso, Anna Firenze, Laura Giodice, Francesco Girolamo, Luisa Lecerase e Marta Bruno della Scuola Media, a Michele di Carlo e soprattutto ai due Presidi, Proff. Stefano Totaro (Alberobello) e Andrea Valerini (Lizzanello) che ci hanno creduto e credono che una scuola migliore sia sempre possibile e a cui va il merito quotidiano di portare avanti un progetto per costruire Vita futura.

Perchè l’entusiasmo si misura dai pollici alzati dei ragazzi, dal sorriso sulle labbra anche se ti prende una stretta al cuore quando finisce l’anno, per la consapevolezza di aver piantato buoni semi. Come Betty, I media, che “voglio fare la modella, imparo il coding per non essere ritenuta stupida”, o Cosimo, III elementare “ho comprato Makey Makey, ci faccio un sacco di cose”, o Nicola, il cui voto in matematica è cambiato grazie a Scratch.

20150307_122800Già.

Ps. Rileggo. Sorge spontanea una domanda. Perchè parlarne dopo un mese? Perchè dopo un mese il progetto è chiuso, pronto a ripartire l’anno prossimo. Perchè le emozioni si sono sedimentate, pronte  per essere condivise. Tutto qui. Già.

L’entusiasmo e la curiosità dei numeri
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