Manca un mese esatto alla “Notte prima degli esami”.
Per uno studente del quinto anno, è LA notte.
Quella in cui, anche se l’Italia va avanti ai Mondiali o agli Europei tu devi pensare a studiare. Ma quella notte non la dimenticherai mai. Come quell’estate. Quella che viene dopo. Quella della “libertà”. Quella che, poi, un professore profetico in Università definirà “la più bella della vostra vita. E, sfortunatamente, è oramai alle vostre spalle”.

Per me quella notte ha ancora oggi gli occhi spiritati di Totò Schillaci che portava l’Italia quasi a vincere i Mondiali di Italia ’90.
Ma per un ragazzo del 2016? Un “nativo digitale” che approccio ha verso la maturità?
Io ve lo lascio dire da lui.
Ne avete già sentito parlare, si chiama Vito ed ha 18 anni. Frequenta il V anno del Liceo Lilla di Oria. Per la verità, questo scritto mi è arrivato un po’ di tempo fa.
Stasera, invece, il messaggio “forse è ora di pubblicarlo”.
Lo faccio con piacere.
Buona lettura!
<<Quando un’esperienza sta per concludersi inizi inevitabilmente a sentire un po’ di nostalgia. Il cuore rallenta i battiti, le mani sudano, gli occhi si fanno lucidi e la mente inizia a riavvolgere il nastro su cui è registrato ogni singolo momento.
Ricordo il mio primo giorno di scuola con un po’ di rabbia e forse inquietudine. Ero seduto da solo nell’angolo più remoto di un’aula sconfinata. Primo banco. Odiavo chiunque avesse deciso per me la classe in cui stare. Non conoscevo nessuno. Guardavo gli occhi dei miei nuovi compagni e non riuscivo a immaginare di dover passare con loro cinque anni.
Oggi siamo ancora qui. La mia vita, ora, è vicina a quella di ognuno di loro, più che mai. Affronteremo un esame, non si sa bene come, ma tutti saremo posti dinanzi a un foglio, una commissione. Saremo testati, forse come cavie da laboratorio e probabilmente alla fine nessun commissario ricorderà mai il nostro nome. La chiamavano maturità, ora è un vero e proprio “esame di stato”.

Corri per tredici anni tra verifiche, interrogazioni, compiti in classe, saggi brevi, storie di guerre, filosofie, scienze naturali, teoremi matematici, ma tutto si riassume in quattro giornate. Cerchi di inseguire dei sogni, magari nascosti, magari irrealizzabili, ma non importa perché quello che conta è un tuo “quantificativo”, in quindicesimi per lo scritto e in trentesimi per l’orale.
Ma quanta reale “maturità” si riuscirà a percepire?
Mi hanno raccontato che mi si chiederà di Dante, forse di Schopenhauer, di integrali, di Mussolini, qualcosa su Wilde, non mi faranno scrivere un algoritmo (spero di no), ma chi mi chiederà un parere sul terrorismo? Quale commissario vorrà accertarsi con che criterio voterò alle prossime elezioni? Chi vorrà sapere se ho realizzato almeno uno dei miei sogni? Probabilmente non importa, ma della mia vita, della mia crescita, del mio esser diventato cittadino chi vorrà prenderne atto?
L’emozione mi farà tremar le mani quel giorno, e quando uscirò racconterò una storia vissuta da chi, con gli occhi bassi, ha lasciato sfilare delusioni o, magari, sorprese. Ricorderò questi cinque anni per tutta la vita. “Risentirai il tuo cognome pronunciato dal prof che sta per interrogarti ogni volta che ti toccherà affrontare una sfida”, mi dicono. “Il caos dell’ultima ora del sabato rimarrà l’esperienza più divertente che hai vissuto e le ore di religione saranno il catechismo che più ti sarà piaciuto frequentare. Assaporerai ogni volta il ricordo dei primi cinque e vorrai ritornare alla soddisfazione dei nove, ma ti renderai sempre più conto che quel numero raccontava davvero poco di te.”
Ma io non ho così paura di quest’esame. Qualche certezza ce l’ho. So che non mi passerà mai dalla testa Leopardi (lo sfigato). Dopo averlo tanto odiato ho saputo apprezzare la sua arte, la sua scrittura. In fin dei conti non era così lontano dal mio di Infinito.
Sicuramente vorrò tornare indietro, e provare la soddisfazione nel risolvere il fascino di un limite che, in un intorno di x può andare contro la sua natura, sfondare i “limiti” e diventare infinito.
Sorriderò ripensando alle interrogazioni di storia in cui era difficile ricordare la data d’inizio di una guerra e un trattato di pace poteva inspiegabilmente trasformarsi in un concilio, ma sarò soddisfatto nel riuscire a sentirmi parte di quell’articolo 1 della Costituzione Italiana.
E Hegel? Vogliamo parlare del “tripartitore” per eccellenza, che ti ha lasciato pomeriggi interi a ragionare su com il tuo spirito si esprime nella bellezza delle arti, della religione, della filosofia?
Mi mancheranno le ore di scienze. Quando pareva concretizzarsi dinanzi a me la contrazione dei filamenti di actina e miosina nella coreografia perfetta di un meccanismo naturale, che solo una mente sopraffine avrebbe potuto elaborare.
Penserò alla fisica, con il suo mix di matematica e natura combinati nella perfetta armonia musicale di una formula in cui regna la diversità. Lì non importerà che tu sia “tempo” o ”spazio”, qualche legge vi renderà vincolati e solo voi potrete dar luce al movimento.
Quello che realmente mi spaventa è il buio. Il non sapere, l’insicurezza di tutto ciò che, a conclusione di questo percorso potrà porsi sul mio cammino. Come agnello tra i lupi vivrò questo mondo, con occhi diversi, con scelte sempre più importanti. E ora che ci penso non ne sono così lontano. Già ora è come se mi si dicesse «Ora scegli per la tua vita. Cosa vuoi diventare?» Ma se dovessi sbagliare? Se ciò che ho sognato in questi anni, in realtà, avrà poche possibilità di concretizzarsi? Avrò realmente quella maturità di cui si avrà il pretesto di chiedermi conto? Chi mi aiuterà a rialzarmi se dovessi cadere? Quante speranze ho di sopravvivere alla realtà? Dove cercherò conforto quando tutto sembrerà declinare? Domande, questo è quello che ritrovo scavando dentro di me a due passi dall’esame. Ci sarà forse la certezza di sentirci liberi e come gli androgini platonici ci riuniremo alla nostra metà perfetta, quella che ci distingue dalle altre specie, la Cultura, ma quale mondo ci aspetta? Cosa ne sarà di noi? Cosa ci sarà dietro quella porta? Per ora immensa, tenebrosa e caravaggesca oscurità.>>