Il titolo è volutamente provocatorio. Da quando ho il piacere di pubblicare su coderschool, ho deciso di farlo dando voce alla scuola. Quella vera. Quella fatta da chi la vive: gli studenti!
Oggi tocca a Giovanni Gioia.
Giovanni non è un alunno comune, ma lo imparerete a vostre spese. E’ uno con cui bisogna confrontarsi. Arriva a scuola con l’Internazionale sotto il braccio, l’ipad, ti offre il caffé, e vuole sempre organizzare qualcosa. E ha capacità di analisi. Il titolo dell’articolo è suo. Ed anche tutto il resto.
La scuola italiana non è una “Buona Scuola”.
Chiusa in se stessa, autoreferenziale, burocratizzata. Una forma vecchia per una scuola moderna non è concepibile. Forme vecchie sono il voto, i compiti a casa, l’unità oraria di sessanta minuti per le lezioni.
Il voto associa ad una cifra l’impegno e le passioni di uno studente. E un solo numero è davvero troppo poco per descrivere un percorso.
Sui compiti a casa non c’è più niente da dire: si sono già espresse voci più competenti. Gli approcci sono primitivi e non si può far “quadrare il cerchio”.

Inoltre, se a casa noi ragazzi siamo pieni di compiti da fare, a scuola con le lezioni che si ripetono ogni sessanta minuti ci si trova realmente nella precarietà più assoluta: prima gli adempimenti di servizio (pare si dica così), operazione molto più veloce se il registro è elettronico, poi rispondere alle domande di noi ragazzi, spiegare, interrogare Tizio e Caio, correggere qualche esercizio a Sempronio. Poi la campanella suona: ma come è passato il tempo?
La scuola ha bisogno di oliare gli ingranaggi, non è più tempo di “sapere dogmatico”, non è più tempo di docenti depositari di un sapere quasi sacerdotale. Non ci interessano le paginette: vogliamo che il professore ci dica che possiamo essere gli artefici del nostro destino, che ci racconti come Galileo Galilei sia stato il primo maker della storia, che Giordano Bruno era un filosofo europeo prima ancora di essere italiano, che l’informatica non è solo programmazione ma soprattutto mondo reale come Agenda Digitale Europea ed Italiana, Horizon 2020, Smart City.

La “flipped classroom” rappresenta il sogno di ogni studente. Molto meno il sogno dei docenti. La “classe rovesciata” vede i ragazzi sviluppare il “creative thinking”, la leadership e il ragionamento creativo – alcune delle “life skills” indispensabili per interfacciarsi con il mondo del lavoro nel ventunesimo secolo .
I docenti fungono da supporto per aiutare gli studenti in un apprendimento innovativo, digitale anche se con uno sguardo al passato.
Dobbiamo riappropriarci della creatività ed abilità che i nostri antenati ci hanno lasciato, in qualche modo, in eredità come patrimonio genetico. Bisogna riprendere a creare. La scuola ha un ruolo centrale. La scuola che non si è innovata ed è rimasta ferma, uguale a se stessa come un monolite fermo in un mondo che cambia vorticosamente non può, non deve, rimanere in uno stallo che mortifica studenti, docenti e tutti colori che lavorano nel Sistema Scuola.
Siamo noi che possiamo dare alla Scuola una nuova forma. Perché una scuola può anche avere gli infissi di mezzo secolo fa, può essere anche senza porte interne, può anche avere l’intonaco che cade ma, se ci sono le persone che credono nella scuola e soprattutto nel mondo, allora quel luogo così povero diventerà un crocevia di conoscenza, emozioni, amicizie e rapporti che , dopo decenni, rimarranno saldi.
Ad oggi, in Italia, siamo in caduta libera nella classifica mondiale riguardante il sistema didattico. Vent’anni fa eravamo al terzo posto. Uno dei sistemi educativi tra i migliori al mondo, in quella terra che ha dato i natali ai più grandi pedagogisti ed educatori – Maria Montessori, Giovanni Gentile, il maestro Manzi, per citarne solo alcuni.
Abbiamo sempre sottovalutato quella Maria che fu cacciata dalla sua patria dal fascismo, colei che si sentì dire dai suoi connazionali che il suo Metodo era pressappoco simile a quello di una levatrice ignorante.
Le Case dei Bambini – sogno e obiettivo primario della Montessori, luogo in cui si esprime al meglio il metodo Montessoriano – sono, nei nostri giorni, tantissime nel mondo. Poche in Italia.
Riacquistiamo fiducia nel nostro paese. Nel nostro piccolo iniziamo a chiamare i professori “mentors”- perché sono soprattutto Mentori – e noi ragazzi riuniamoci sotto il termine “team”, perché fare squadra è certamente più produttivo. Formiamo un vero gruppo (non solo quelli su whatsapp), una ciurma di naviganti che “Fatti non furon per viver come bruti, ma per seguir virtude e canoscienza” (i più intransigenti lascino passare questa diversa coniugazione della terzina dell’Alighieri, ma si adattava perfettamente al tema).
Giovanni Luigi Gioia
