Quando nel 2003 Mitchel Resnick e il gruppo Lifelong Kindergarten del MIT Media Lab crearono Scratch, i bimbi protagonisti di questo articolo non erano ancora nati o, al limite, erano una idea, un progetto, un embrione o, semplicemente, un sogno. Erano, cioè, nel futuro.
Già, il futuro. Come sarà il futuro? “Cosa sarà cambiato tra 12 anni?”. Probabilmente Resnick e i suoi se lo saranno chiesto. O, forse, no.
Bill Gates frequentò il suo primo corso di “coding” a 13 anni, nel 1968 (cfr “Bimbi Programmatori sulle orme di Bill Gates” articolo di Massimo Sideri). Ma l’informatica di allora era ben altro, rispetto ad oggi. Ed allora? Cosa è cambiato? Molto, quasi tutto, tranne una cosa: iniziare a programmare in tenera età può essere uno stimolo per intraprendere una professione del futuro, come dimostrano le storie, più recenti, di Cesare Cacitti o James Andraka. Inoltre, la disponibilità e diffusione di tecnologia al giorno d’oggi è di gran lunga superiore, rispetto al 1968. La concomitanza di questi due fattori rende centrale la formazione come fattore abilitante.
In Italia si sta finalmente facendo strada l’idea che il coding, il pensiero computazionale, il problem solving, il coworking siano molto di più che vacue parole ma metodi didattici da introdurre nelle scuole, fin dai primi gradi di istruzione, al punto tale che alcuni di questi termini trovano spazio nel Disegno di Legge di riforma della scuola (cd “La Buona Scuola”).
Martedì 26 maggio 2015, 12 anni dopo Scratch entra nelle vite di 18 bambini di un piccolo Comune della Provincia di Lecce: Castrì di Lecce, poco meno di 3.000 anime (2.934, per la precisione dato Istat al 1/1/2014).
L’idea di organizzare il Coderdojo è stata subito accolta con entusiasmo da due Assessori comunali: Roberta Arigliani e Antonio Caricato. E’ bastato parlarne una volta di persona e, poi, organizzare tutto telefonicamente. Basta avere voglia di farlo. E tanta passione.
E così, martedì scorso, Salvatore Maletesta (con l’aiuto del sottoscritto e Iliana Morelli) ha introdotto questi 18 bimbi al coding. Dapprima incuriositi, poi partecipativi ed entusiasti hanno potuto costruire il loro primo videogame con Scratch, hanno preso confidenza con i Lego WeDo e Mindstorm,con Arduino e Makey Makey.


Salvatore ha sapientemente introdotto il tema e, alla parola d’ordine “divertitevi”, i ragazzi hanno dato il meglio di se, creando “mondi”, aggiungendo sprite, facendoli muovere autonomamente o da tastiera, inserendo sfondi e facendo vedere ai loro genitori quanto fossero bravi.





Mamme che, già durante il coderdojo chiedevano “quando sarà il prossimo incontro?”. E alla fine, una di loro ha detto alla figlia: “ora che andiamo a casa mi aiuti a installarlo sul mio computer!”.

Immancabile la merenda finale, con codertorta preparata artigianalmente da una delle mamme.



Si replica? Speriamo di si. Proprio oggi, mi è arrivato un messaggio: <<perché non presentate un progetto per l’anno prossimo?>>.
Pronti. Prontissimi.
Almeno quanto Marco Ingrosso, 10 anni.
Pronto al futuro.