Il 21 gennaio 2015 ho scoperto di essere colpevole. Irrimediabilmente. Senza alcuna attenuante.
In quella data, infatti, Alex Corlazzoli, ottima firma di ischool.startupitalia.eu, riportava in un bellissimo articolo la richiesta dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori al Ministro Giannini: “Si impone un codice di condotta per i docenti che utilizzano i social network, in particolare Facebook”. Ecchediaminequà! Basta con questi professori “amici” degli alunni, tuona in sintesi l’illustre sociologo Antonio Marzale, <<dimenticando che la maggior parte dei nostri ragazzi usano Ask o WhatsApp>>, come ricorda immediatamente lo stesso Corlazzoli.
E la “trattazione” di Marzale continua, ricordando che <<troppi docenti e addirittura dirigenti scolastici stringono “amicizie virtuali” con i propri alunni, si danno disinvoltamente un “tu” affatto pedagogico>> e che, quindi <<occorre considerare l’aspetto preventivo in termini di “affezione” che si viene a determinare con gli alunni, che meglio sarebbe rimanesse circoscritto a un rapporto più formale>>.
Insomma, basta! Il prof. ritorni dietro la cattedra, magari issata su un piedistallo e guardi gli alunni dall’alto verso il basso. Il social sia social tra gli studenti. Non è roba per prof. Men che mai per un dialogo tra prof. e studenti.
In questo modo, la scuola italiana può soltanto proseguire in un pessimo solco di demonizzazione delle nuove forme di comunicazione che gli adolescenti usano fin sulla soglia dell’istituzione scolastica e che, con norme anacronistiche (oltre che, diciamolo francamente, inefficaci poiché inosservate), pretenderemmo di impedir loro di usare una volta seduti tra i banchi di scuola. Per qualsiasi motivo.


Norme anacronistiche, ribadisco.
Perché non riesco ancora a spiegarmi come sia possibile veder campeggiare sulle porte delle aule e dei muri scolastici un rimando ad una circolare (la n.30 del 15/03/2007) del MIUR che risulta canzonatoria. Intanto, perché fa riferimento ai “cellulari” (8 occorrenze con la ricerca testuale “cellular“) e non ai moderni “smartphone” (ZERO occorrenze con una ricerca testuale).
Quindi, usare lo smartphone non è reato! Almeno, non “semanticamente”.
Ma l’anacronismo è ancor più evidente se pensiamo che il primo “smartphone” (con le caratteristiche con cui ci riferiamo oggi ad esso) è comparso negli store Apple solo il 29/06/2007. Ossia, tre mesi dopo la circolare MIUR che ne vieterebbe l’utilizzo!
Già questo dovrebbe far riflettere.
In 8 anni è cambiato il mondo. Sono tantissimi gli sviluppatori di App Mobile. Certo, la scuola non li ha formati.
Ed allora, una cosa come quella che vi racconto non sarebbe stata possibile.
Venerdì scorso ho raccontato una storia in cui riportavo lo sviluppo di una applicazione con Arduino, da parte di uno studente.
Lo studente si chiama Simone Versienti e frequenta il V anno del Liceo Scientifico “Lilla” di Oria (BR).
Riflettendo su cosa aveva sviluppato Simone, mi è venuto in mente che, forse, un altro studente, Cristian Pagone, poteva dare un importante contributo a Simone.
Tutto lineare?
No. Perché Cristian frequenta il III anno del Liceo Scientifico “Pepe” di Ostuni (BR). Ed è stato mio alunno lo scorso anno. Quando ha sviluppato una app chiamata I-lux, che ha raccontato tempo fa su questo blog.

Quindi, ho due studenti, di due classi diverse e perfino di due scuole diverse. Che distano 30Km.
Certo, avrei potuto comunque farli incontrare. O avrebbero potuto sentirsi telefonicamente.
Invece, da prof fuorilegge qual sono, decido di usare ciò che i ragazzi usano: le chat.
Apro un gruppo ristretto di Whatsapp e la chiamo “Arduino app“. Ci metto una foto che mi ritrae (assieme alla collega Paola Lisimberti) con Massimo Banzi (cofondatore di Arduino) alla Maker Faire e cominciamo a lavorare.
Il resto della storia ve la racconto con la chat…
10/04/15 16:37:14: Mimmo: Ciao Cristian Ciao Simone Vi metto in contatto perché Simone ha sviluppato una app con Arduino che secondo me si interfaccia benissimo con ilux di Cristian Parlatevi….
10/04/15 16:37:41: Cristian Pagone: Va bene
10/04/15 16:39:34: Simone Versienti: Ieri girovagando su internet ho trovato un progettino che ho realizzato con un sensore di temperatura ed umidità.
10/04/15 16:40:34: Simone Versienti: Sempre lo stesso progetto veniva ampliato con la possibilità di collegare un riscaldatore che si accenda quando la temperatura scende sotto un certo valore
10/04/15 16:43:01: Cristian Pagone: Come possiamo integrarlo con la mia?
10/04/15 16:46:49: Mimmo: Simone ha bisogno di un relè che accenda un sistema di riscaldamento quando la temp<Tsoglia Inoltre, pensavo ad una app via touchosc che possa azionare/disattivare il sistema, riportando anche la temperatura rilevata e impostando il valore di soglia
10/04/15 16:47:17: Mimmo: Simone nn conosce processing e i relè Cristian forse non conosce il dht
10/04/15 16:47:33: Mimmo: Partiamo dall’idea, non dal circuito
10/04/15 16:50:19: Cristian Pagone: Magari se la scuola non ci impegnasse in questo modo se ne potrebbero fare 10.000 di queste app
10/04/15 16:50:47: Simone Versienti: A chi lo dici



Nel mentre, i ragazzi scambiano alcune foto
Salto qualche passaggio, poiché la media dei messaggi/giorno non è affatto trascurabile.
15/04/15 07:04:44: Simone Versienti: Certo che ci stavo pensando: il primo giorno che ho sentito parlare di Arduino, questo nome non mi ha suscitato nulla. Poi per curiosità compro un kit e da lì è iniziato tutto e sta andando avanti.
Simone e Cristian decidono di doversi vedere, per continuare la discussione (notate l’orario dei messaggi!).
15/04/15 07:16:12: Simone Versienti: Ci vediamo oggi
15/04/15 07:17:15: Cristian Pagone: Simone dovresti portarmi il codice dell’applicazione, non ti dispiacere
15/04/15 07:17:36: Cristian Pagone: Perché bisogna vedere come combinarlo con il mio
15/04/15 07:18:11: Cristian Pagone: Hai usato funzioni void?
Cristian e Simone si incontrano mercoledì pomeriggio, al Liceo “Pepe”, dove Simone, maggiorenne ed automunito, fa visita all’Aula Lego Education Studio, dove si tiene il corso di Robotica Educativa.

Simone ha anche tenuto un “breve” seminario sulla sua app, supportato da Cristian e dal sottoscritto.

Finito? Certo che no.
Oggi, la conversazione prosegue.
16/04/15 16:44:20: Simone Versienti: Cristian appena puoi spiegami come collegare una lampadina al rele
16/04/15 16:57:16: Cristian Pagone: Allora devi prendere una prolunga e tagliarla, ti usciranno tre fili colorati di cui due molto probabilmente saranno blu e li dovrai collegare alle 3 porticine di ingresso del rele Appena posso ti mando una foto precisa così lo fai più facilmente, invece per collegarlo all’arduino dall’altra parte del rele ci sono tre voci -Gnd : che collegherai al pin Gnd dell’arduino -vcc: che collegherai alla porta dei 5V di Arduino -in1(2-3-4) dipende da come sta scritto, ci colleghi il pin dell’arduino dal quale poi darai l’input per far eccitare il rele Buona serata
16/04/15 17:02:21: Cristian Pagone: Se hai bisogno fammi sapere
16/04/15 17:02:30: Cristian Pagone: È abbastanza facile da fare
16/04/15 17:02:38: Simone Versienti: Più tardi provo ad accendere qualcosa
16/04/15 17:02:45: Simone Versienti: Spero non la casa
16/04/15 17:04:01: Cristian Pagone: Ahahahahah
16/04/15 17:04:18: Cristian Pagone: Mi raccomando fai tutto senza niente attaccato alla corrente, mi sembra ovvio
16/04/15 17:04:37: Simone Versienti: Daiiii, mi fai cosi stupido?
16/04/15 17:04:51: Cristian Pagone: No sono io puntiglioso
16/04/15 17:05:07: Simone Versienti: Ahh va bene allora, sei perdonato
…omissis…(in fondo, siamo in “tribunale”, no?!?)
16/04/15 17:26:32: Cristian Pagone: Mi raccomando il file .txt
16/04/15 17:28:42: Cristian Pagone: Grazie Simone , scappo
16/04/15 17:28:55: Simone Versienti: Va bene, ti mando tutto
Infine, arriva la sentenza!
16/04/15 17:36:56: Cristian Pagone: Ah prof le voglio ricordare che è tutta colpa sua!
Eppure non sento alcun senso di colpa! Come se non avessi fatto nulla di male.
In fondo, anche Dante non riesce a condannare pienamente Paolo e Francesca.
E l’Inferno è la mia più grande passione.
Lo confesso!