Metti un sabato pomeriggio un coderdojo….

Sabato 10 ottobre, Francavilla Fontana, sede dell’Associazione Nuovaria. Primo #coderdojo di Coderdojo Francavilla Fontana.

Il racconto di questa esperienza è affidato alla penna di Arianna Moro, mentor. Ci siamo tutti in quella che, a prima vista, potrebbe sembrare una pagina di diario: c’è profpaola, William, Simone, Giuseppe, Giorgio, Ferruccio e Chiara, ma soprattutto ci sono loro, i bambini, con il sogno di inventare un eroe al quale far vivere una bella avventura.

Arianna, mentor
Arianna, mentor

Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude

A Leopardi è bastato il limte rappresentato da una siepe ad accendere il bisogno di immaginare l’infinito, in me è bastato un pomeriggio trascorso con voi per vedere nei vostri occhi quell’infinito che ho tanto cercato. Dodici bambini, dodici computer ed un software di programmazione visuale, Scratch. Non è servito niente altro.

Mentor principale, mi son preparata pomeriggi interi immaginando e pensando a cosa dire, a come presentarmi, a come non farvi annoiare, a come catturare la vostra attenzione, ma tutti i lunghi discorsi si son cancellati di fronte alla vostra fame di sapere, il vostro desiderio di conoscere, di fare. Non potevo perder tempo…

“Immaginate di avere di fronte uno spazio vuoto. Oggi faremo diventare quello spazio cosa vogliamo, ci metteremo dentro qualsiasi oggetto o personaggio ed immagineremo, costruiremo e creeremo insieme un giochino”.

Si, vi ho detto uno spazio e non un piano, perché per la vostra immaginazione un piano sarebbe stato un limite e voi non potete avere limiti. E’ stato palese quando, iniziando a parlare di programmazione, vi sono bastati pochi input per far scatenare nella vostra mente intuizione, logica, fantasia. La mia postazione era di fronte a voi, ma io non meritavo quel posto, nessuno lo merita, ho preferito essere tra di voi con gli altri mentor, dietro di voi, per seguirvi, accompagnarvi e, se necessario, aiutarvi.

Ho approfittato di quel posto solo per potervi ammirare, per potervi guardare tutti, per poter cogliere quanta più energia possibile. Ed è stato per me un onore poter accendere quella scintilla che vi ha fatto gioire, sorridere, sognare, divertire, giocare, creare.

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Il rumore delle foglie evocò in Leopardi l’eterno, l’abbandono alle sensazioni e al ricordo. Il rumore dei vostri pensieri, la forza dei vostri sogni ha scatenato in me gli stessi sentimenti. Ho voluto per un istante essere spettatrice di questo mondo, un mondo fatto di adulti che, timorosi, impauriti ed insicuri sono certi di costruire un mondo migliore per i loro bambini; e un mondo di bambini che hanno più strumenti di voi grandi e che sanno benissimo affrontare il vostro già troppo vecchio mondo, perché non hanno paura dei cambiamenti.

Ed io, io dove sono? Tra chi sono? A 18 anni, mentre tra università e lavoro devo decidere cosa voglio diventare, cosa fare del mio futuro, sono adulta o bambina?

Per una volta, voglio decidere io e voglio essere bambina, voglio spazi immensi da sognare, non piani limitati su cui crescere, voglio poter volare e soprattutto voglio quella speranza, quella forza, quella decisione che mi avete regalato, voglio poter dire anche io senza paura “Voglio fare un portale”. Quel bambino, di fronte a me, con il sorriso stampato in volto, stava sognando, ed in quel momento avrebbe potuto fare tutto, aveva il mondo tra le mani e no ha avuto il minimo timore di puntare in alto. Io, a 18 anni, non so farlo.

Ho ancora bisogno di quei messaggi lunghi chilometri, di consigli, rassicurazioni, esempi di forza. E questa esperienza non sarebbe mai potuta andar bene se non ci fosse stato quello sguardo rassicurante, quel “Cattura la loro attenzione, alza la voce, devono capire che tu sei la loro guida, che li stai aiutando, non perderli”, detto da chi da cinque anni è la mia guida, da chi, insieme ad un altro esempio per me importantissimo che non era con noi, mi sta insegnando ad insegnare.

Spero, piccoli sognatori, che voi non smettiate mai di immaginare l’infinito.

Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare

Arianna Moro

 

E’ per quelli come Franti che ogni giorno vado a scuola

Sono cresciuta a pane e libro “Cuore”. Si, “Cuore” di De Amicis. Ne ho tre copie, una illustrata. Negli anni Settanta doveva essere un cadeaux molto gettonato.

Ecco una delle mie tre copie, la più cara
Ecco una delle mie tre copie, la più cara

E’ per questo che oggi, nella giornata mondiale dell’insegnante, non posso fare a meno di partire da lì, da quella lettura lontana, ma amata e sognata. E da quell’alunno che nel diario di Enrico Bottini è l’alunno cattivo, il malvagio, il bullo, il cinico.

Scrive Enrico: “Io detesto costui. E’ malvagio. Quando viene un padre nella scuola a fare una partaccia al figliuolo, egli ne gode; quando uno piange, egli ride. Trema davanti a Garrone, e picchia il muratorino perché è piccolo; tormenta Crossi perché ha il braccio morto; schernisce Precossi, che tutti rispettano; burla perfino Robetti, quello della seconda, che cammina con le stampelle per aver salvato un bambino. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male”

Nel racconto, Franti è l’alunno che nessuno vorrebbe avere. Una faccia tosta e trista, già espulso da un’altra sezione. Ed è giusto che all’inizio del nuovo anno scolastico venga espulso di nuovo, cacciato via come un cane.

Come si fa con ragazzi come Franti?

Dove si infrangono le belle parole? Inclusione, motivazione, centralità della persona, benessere e successo scolastico, svantaggio, diversità, pieno sviluppo della persona umana? Dove vanno a finire le buone intenzioni? Dialogare e costruire, di certo, sono scelte più dispendiose che espellere e segregare e la nostra scuola è ben lontana da quella di De Amicis.

Alberto Sordi in aula durante le riprese del film "Il maestro di Vigevano"
Alberto Sordi in aula durante le riprese del film “Il maestro di Vigevano”
Luca Argentero in "Bianca come il latte, rossa come il sangue"
Luca Argentero in “Bianca come il latte, rossa come il sangue”

Lontana? Ne siamo certi? Queste due immagini sono straordinariamente simili, pur riferendosi a contesti e situazioni cronologicamente differenti. Se dovessimo pensare ad un modello di insegnante e usassimo la rete per la nostra ricerca le immagini ci racconterebbero sempre la stessa storia, quella di un insegnante di fronte al suo pubblico di alunni. Un modello che si ripete. Quale sarà il modello da adottare con alunni come Franti?

“Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro”, scrive Enrico.

Io sento di non condividere il modello del maestro Perboni: “Io non ho famiglia. La mia famiglia siete voi”. Io non voglio essere genitore, fratello, sorella, amica, confidente per gli alunni che mi vengono affidati di anno in anno. Una cosa, però, condivido con il maestro Perboni: “Mostratemi che siete ragazzi di cuore”.

Se dovessi scegliermi un modello, opterei per la passione, la caparbietà, la fede del maestro, interpretato da Bruno Cirino, nello sceneggiato televisivo “Diario di un maestro”, tratto da “Un anno a Pietralata” di Albino Bernardini. E’ il racconto di un’esperienza di frontiera, certo, ma non viviamo la frontiera ogni giorno, noi insegnanti?

Ecco 8:50 minuti memorabili che raccontano lo scontro tra buroscuola e innovazione. Su tutto batte il cuore del maestro, che non soccombe all’affanno di mostrare cosa hanno saputo realizzare i suoi studenti.

“I ragazzi si sono espressi, hanno parlato, sono stati insieme, hanno lavorato insieme”.

Non deve essere stato un caso se nella mia vita di letture sono passata da “Cuore” a “Ragazzi di vita” di Pasolini (di nascosto perché era un libro proibito, di quelli che non potevo leggere). Ma tutto ciò che è proibito è molto più affascinante, specie se si tratta di un libro. Così, senza saperlo, tempravo quel mio talento da insegnante, che, non molto tempo dopo, è diventato il mio lavoro.

Oggi, nella Giornata mondiale degli insegnanti, un alunno, Giorgio, mi ha, inconsapevolmente, fatto un regalo: mi ha detto che è per quelli come lui che io ogni giorno vado a scuola…

Io e Giorgio, è in quinto, prenderà il volo quest'anno...
Io e Giorgio, è in quinto, prenderà il volo quest’anno…

 

Paola Lisimberti

 

LA 1^ EDIZIONE DELL’EVENTO TECNOLOGICO DEL SUD: MAKERIFF

Ad una settimana dall’evento tecnologico che ha visto arrivare numerosi visitatori per condividere la passione per tutto ciò che è nuovo, partecipando a numerosi workshop e testando i progetti innovativi , per toccare con mano la nuova frontiera dell’Innovazione valorizzata dal movimento dei “Maker”,alcuni si chiedono ancora cosa sia avvenuto…
DaI 12 al 13 settembre , weekend che precede la festa patronale , a Francavilla Fontana provincia di Brindisi si è svolta la prima edizione di MAKERINFF.
Un evento aperto a tutti, dedicato all’innovazione e alla creatività, analogica e digitale.
Un evento dedicato ai “makers”, un termine universale che unisce persone di diversa formazione , ma che condivide l’interesse per l’apprendimento e lo sviluppo creativo.

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Una nuova dimensione sociale, creata dai Fab Lab, luoghi in cui si progetta, si sperimenta, si costruisce, i makers creano continuamente momenti di aggregazione e collaborazione, aprendo nuove frontiere al fai-da-te.

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Primo evento di questo genere nel sud , MAKERINFF nato dall’entusiasmo di giovani ragazzi appassionati di tecnologia Open Source, con il Digital Champion di Francavilla Fontana ,William Donzelli, guidati dalle grandi doti organizzative di Grazia Solazzo, rivelazione dell’evento, insieme a tutto il comitato : Francesco Chirico, Davide Candita, Dario Palanga,Valentina Biondi, Simona Ligorio ,Giuseppe Candita, Gianluca Cometa, Sammy Ildruido, Walter Danilo Galante, Riccardo Candita ,Amedeo Zullino Emilio ,Giusy Montanaro ,Antonio Camarda , Pierfrancesco Vania, Carlo Carriere…
MAKERINFF é stata un’occasione imperdibile per conoscere questa realtà così dinamica fatta di ricerca, innovazione e condivisione ; i visitatori hanno potuto testare il proprio talento di artigiano del terzo millennio ,grazie ai tantissimi stimoli proposti nella due giorni francavillese: workshop, presentazioni, laboratori didattici, ‘pillole’ e naturalmente materiali, strumenti, componenti, elettronica per la realizzazione di progetti DIY (do-it-yourself) , guidati dalla passione per l’autoproduzione.

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Con la collaborazione dell’associazione FareZero, il patrocinio del comune di Francavilla Fontana, la rete dei DigitalChampions ,l’ intervento di nomi illustri, specialisti dell’Open Source ,come il prof. Renzo Davoli ,Simone Aliprandi Roberto Guido , la presenza degli sponsor, è partita all’insegna della conoscenza condivisa , la prima di una serie di iniziative che riguardano l’innovazione tecnologica delle aree del sud italia.
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Negli spazi del Secondo Istituto Comprensivo , capitanato dal dirigente Tiziano Fattizzo, e nell’anfiteatro della villa comunale voluto dall’assessore Roberta Lopalco ,si è data la possibilità ai talkers ed ai makers , di presentare progetti ed esperienze sia con stand espositivi che attraverso talk e microconferenze, ma anche workshop e laboratori, proiezioni e vari intrattenimenti ,dove si è vista l’ unione di numerosi Digital Champions quali: Piersoft Paolicelli ,William Donzelli, Salvatore Totino Longo ,Umberto Talamo, Paola Lisimberti ,Angela Gatti, Mimmo Aprile ,Paolo Mirabelli Massimiliano Aiello ,Tiziano Fattizzo, Pierfrancesco Vania, Savio Musicco..
..esponenti delle nostre aree ,che con la loro azione di contaminazione della mentalità innovativa, sono riusciti a produrre un grande movimento migratorio verso l’innovazione in tutti i settori della società..
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Durante le due giornate si è assistito a workshop su Open Data,Stampa 3D, Arduino, Droni, CoderDojo, Linux, Scratch Contest… (altro…)

Arduino e ScratchBot..un paio di tutorial

Nonostante la calura estiva, cerchiamo di tenere allenato il cervello e un pò di fantasia.

 

Vi propongo due tutorial al volo, per iniziare ad usare ScratchBot (una versione si Scratch2.0 che nativamente dialoga con Arduino e ha dei moduli a blocchi già configurati).

Appena aprite ScratchBot e collegate l’USB di Arduino, dovete fare “connect” scegliendo la porta USB che ha riconosciuto il vostro sistema operativo e poi “upgrade firmware”. Da questo momento ScartBot dialogherà nativamente con il vostro Arduino. (nel menù “boards” scegliete l’Arduino in vostro possesso, in questo esempio è Arduino Uno).

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Buona visione!!

 

Accendere e spegnere led tramite arduino e scratchbot from Piersoft Paolicelli on Vimeo.

ScratchBot e Arduino: lettura temperatura con 1 solo blocco from Piersoft Paolicelli on Vimeo.

 

#sharingduino linee guida

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oggi c’è un’intera generazione di makers, di informatici, di appassionati che quotidianamente usano strumenti innovativi che spaziano dall’elettronica di consumo, ai dati aperti, alle mappe collaborative, alla sensoristica, all’automazione.

Termini come Arduino, Internet of Things, openStreetMap, Geocoding, openData sembrano per gli addetti ai lavori e per i nerd, quando impattano sulla vita di tutti i giorni della maggior parte delle persone.

Qualche esempio? Cancelli elettrici, robot che puliscono automaticamente la stanza e poi tornano al loro posto, navigatori satellitari che usano mappe aperte, i conti pubblici del tuo comune, gli orari dei bus che visualizzi nell’app o il meteo, ed ancora gli eventi di stasera al tuo Teatro preferito.

Tutte queste informazioni da dove provengono? tutta questa tecnologia chi la produce?

Spesso tutto questo è demandato all’auto apprendimento, agli “smanettoni” o agli scienziati.

Ma a Scuola perchè non se ne parla? perchè nel tuo Istituto Tecnico o Liceo non ti fanno vedere cos’è un tag di wikipedia o di openstreetmap piuttosto che come si può creare con 50 euro un sistema automatico che innaffia le tue piantine preferite (o il tuo orto) quando l’umidità del terreno non è più sufficiente?

Ci è venuta un’idea: creare un percorso modulare per gli insegnanti ed alunni, su tutti questi argomenti.

Lo faremo in ottica collaborativa: parleranno delle mappe aperte tanti amici o linkeremo i loro blog, o ancora il Prof. Aprile farà moduli specifici con Arduino e sensoristica e spiegherà come interfacciare il tutto con siti web esterni per poter leggere ad esempio la temperatura di casa, a distanza, via Web. Mentre il Dott. Longo ci parlerà dei Linked openData. Piersoft farà da coordinatore, incursore e comunicatore.

Di teoria però giusto lo stretto necessario ! in classe avrete modo di approfondire. Questo post permanentemente aggiornato, deve essere solo uno spunto operativo. Un solco, una linea guida da cui far partire la vostra immensa creatività.

Abbiamo pensato ad un tutorial che parte da Arduino, pubblica i “dati” che acquisisce sulla piattaforma web thingspeak.com, poi tramite un form di Google, tutti gli utenti inseriscono i propri dati anagrafici e posizione geografica nonchè il link al proprio progetto, e tramite lo strumento opensource Umap, tutti vedono la mappa di tutti gli utenti (arduino) online (altro…)

La matematica sarà il mio mestiere…

Cerco di non dimenticare mai di essere stata un’alunna prima di diventare una professoressa.

Confesso che l’unico motivo per cui riesco a lavorare con entusiasmo è perché spesso (non sempre) mi diverto come se fossi nei banchi. E agli alunni che mi chiedevano in chat quanti anni avessi, una volta credo di aver risposto “17, esattamente come voi”.

Se l’argomento è l’esame di Stato il disorientamento è totale e Paola che portò Filosofia e Italiano agli esami e che alla domanda del Presidente “prende qualcosa con noi” rispose “si, un caffé” si sovrappone al commissario interno, esterno e al presidente, tutti ruoli importanti ma non entusiasmanti come quello del candidato.

Notte prima degli esami 2015, 16 giugno. Sono stata intervistata da Flavio Cellie e Domenico Felix Argentiero in un programma radiofonico dedicato ai maturandi.

Tempistica perfetta degli speaker che non paghi di costringermi a ricordare la mia maturità, non hanno scelto un anno a caso. Essendo il 16 giugno il mio compleanno, infatti, dalla mia maturità erano passati esattamente 30 anni. Non li ringrazierò mai abbastanza.

http://www.brindisioggi.it/maturita-questa-sera-su-teleradio-notte-prima-degli-esami/

Domenico Felix Argentiero e Flavio Cellie ai microfoni per la notte dei maturandi
Domenico Felix Argentiero e Flavio Cellie ai microfoni per la notte dei maturandi

A fare da colonna sonora ancora lei, uno dei capolavori di Antonello Venditti, Notte prima degli esami. E così, io dopo 30 anni e i ragazzi del 2015 insieme ad ascoltare la stessa canzone. Nulla di disdicevole, se non fosse per quel verso…

“la matematica non sarà mai il mio mestiere”

La canzone è del 1984, ma il verso si canta con entusiasmo ancora oggi. Un mito che sfida il tempo: l’avversione nei confronti delle discipline scientifiche e della Matematica in particolare.

Immobile, asfittica, rinunciataria la Scuola Italiana preferisce assistere  alla fine e alla morte di alcune discipline come la Matematica, il Latino, la Geografia, la Filosofia, la Storia dell’Arte e di  quelle materie professionalizzanti che dovrebbero rendere veri gli Istituti Tecnici piuttosto che innovare nella didattica e nella legislazione. Funerale si, cambiamento mai.

Tornare in radio, sia pur per poco, mi è piaciuto moltissimo. Ho fatto anch’io radio, ai tempi delle radio private. La radio è un’emozione bellissima. E poi ascolti tanta musica. La musica non si scaricava, ma per preparare un programma si sceglievano i brani tirando fuori dalle custodie i 33  e i 45 giri. Ora, come ho fatto tante volte allora prima di andare in onda, sceglierò per i miei lettori (25, direte voi) un’altra canzone. Alcune volte lo faccio anche in classe: oggi ascoltiamo una canzone, e poi piano piano continuiamo un viaggio nella Letteratura Italiana o in Storia.

Questa canzone contiene un verso che spesso mi sembra di riascoltare:

“i professori non chiedevano mai se eravamo felici”

Anche questo verso, come quello di Venditti, credo che, nonostante sia stato scritto nel 1987, parli anche a noi del 2015.

La felicità dello studente? Certo, il “benessere scolastico” è un binomio gettonatissimo nel didattichese, ma nessuno si sognerebbe di chiedere ad uno studente “sei felice oggi?”. D’altronde, non servirebbe per mettergli un voto.

Neanche l’esame di Stato riformato rispetto a quello che ho fatto io sembra aver cambiato la sostanza delle cose. A prevalere è sempre la dimensione del sapere inteso come quantità. Allo studente si continua, nella maggior parte dei casi, a chiedere cosa sa, quasi mai cosa sa fare, giammai chi è, cosa sente, come si immagina nella professione.

Progettare il proprio futuro? Rimandabile. Scoprire un talento? Non c’è tempo. Coltivare un’attitudine? Mancano i fondi. Innovare la didattica tenendo conto degli stili di apprendimento dei “nativi digitali”? Non serve, tanto non studiano. E la certificazione delle competenze? Formalità, burocrazia, carte in ordine.

Presto archivieremo anche la maturità 2015, che ci ha lasciato l’indelebile ricordo di  una Prima Prova di Italiano fulgido esempio della miglior spending review intellettuale che si sia mai vista. La mia IIB l’avrebbe svolta benissimo (si, IIB, primo biennio), commentandone favorevolmente la semplicità.

Gente strana gli alunni. Pensate che una mia alunna di quarto anno, salutandomi a giugno, mi ha suggerito di programmare qualcosa di stimolante per il prossimo anno: “Professoressa, bisogna pensare ad argomenti stimolanti, interessanti…altrimenti all’esame di Stato il colloquio diventa noioso, sempre le stesse cose…”

Bene, non mi resta che mettermi al lavoro. Non vorrei deludere le aspettative di una ragazza peraltro brava in Matematica…

Paola Lisimberti

 

 

 

 

 

 

La stampa 3D nella scuola del primo ciclo d’istruzione: un’esperienza

“ A once-shuttered warehouse is now a state-of-the art lab where new workers are mastering the 3D printing that has the potential to revolutionize the way we make almost everything.”
IL PRESIDENTE BARACK OBAMA

Nel mese di Gennaio u.s. giunge dall’Università del Salento la seguente comunicazione “La S.V è invitata a partecipare al seminario di presentazione del progetto – Una stampante 3D per ogni scuola del Salento, la tecnologia incontra la scuola, ovvero le nuove tecnologie della stampa 3D incontrano le scuole”. In sostanza un invito, rivolto a dirigenti o loro delegati degli istituti d’istruzione superiore, a partecipare alla presentazione del progetto REpRap il cui ambizioso obiettivo sarebbe stato quello di veicolare le conoscenze di base e l’attività REpRap all’interno di 100 scuole Salentine.
Ottima iniziativa della quale però ben presto ho perso le tracce probabilmente perché non nata dalla base, cioè nelle scuole, ma nell’ ”illuminato” mondo universitario che difronte alla mancanza di fondi si è fermato.
Come è mio solito fare, quando intravedo la possibilità di introdurre nelle scuole che dirigo tecnologie che favoriscano l’utilizzo di metodologie d’insegnamento/apprendimento innovative, mi sono informato e attivato per cercare, nel territorio su cui agisce la scuola, qualcuno che potesse consentire l’avvio di una sperimentazione nell’uso di una RepRap nel Secondo Comprensivo di Francavilla Fontana (Br).
Nel giro di un paio di settimane l’idea si concretizza ed arriva a scuola il primo kit di una RepRap, una Prusa i3 mod. “Hephestos”.
Il primo obiettivo da perseguire era quello di far scoprire ad un gruppo di alunni della scuola secondaria di primo grado, selezionati su base volontaria, come è fatta una stampante 3D e come si costruisce, ossia renderli partecipi di tutte le fasi che dall’assemblaggio di una RepRap, portano alla prototipazione di semplici oggetti pensati e progettati dagli stessi ragazzi.

Il kit della PRUSA i3 "hephestos"
Il kit della PRUSA i3 “hephestos”

Introdurre nuove tecnologie che favoriscano metodologie d’insegnamento/apprendimento innovative è un’operazione lunga e complessa, occorre procedere per gradi, step by step, evitando che le attività svolte rimangano fini a se stesse ma pensandole e progettandole in stretta relazione al curricolo. Per tali ragioni il coinvolgimento dei docenti curriculari si è reso indispensabile e quale migliore disciplina dell’Educazione all’arte e all’immagine per avviare la sperimentazione sull’uso di uno strumento che sta rivoluzionando il mondo del design e non solo.
E’ stato così strutturato un progetto extracurriculare di 20 ore, con la finalità di far apprendere agli studenti i primi rudimenti di prototipazione digitale da sfruttare nel proseguo della loro carriera scolastica e far loro acquisire le competenze necessarie a svolgere il ruolo di tutor in progetti analoghi da programmare per il prossimo anno scolastico. Il corso è stato strutturato in tre momenti essenziali per un numero complessivo di nove incontri avvenuti tra aprile e maggio 2015 alla presenza dei makers di FareZero e del docente tutor prof. Chionna.
La prima fase ha riguardato il montaggio in presenza dei corsisti e a cura dei Makers, della Rep Rap Prusa i3. Pezzo dopo pezzo gli esperti hanno spiegato magistralmente l’assemblaggio delle parti, il loro funzionamento con contestuali continui riferimenti a schemi grafici, dimostrando l’importanza nel saper “leggere” le schede tecniche allegate.

Alla scoperta della RepRap
Alla scoperta della RepRap
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Il montaggio continua

Dopo aver assolto alla parte meccanico-strutturale il completamento ha riguardato l’apparato elettronico per interfacciare l’unità con la gestione di un PC.
La seconda fase, caratterizzata da un prezioso richiamo alla geometria descrittiva delle proiezioni ortogonali, fondamentale prerequisito per la concezione di “volume”, a quello relativo alla lettura nello spazio cartesiano secondo i tre assi. Attraverso un programma di intuitiva fruizione ed elaborazione come Sketchup, si è passati alla grafica nello spazio, lasciando libero sfogo alla immaginazione e alla meraviglia di vedere le idee prendere forma.

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Dalla teoria
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Alla pratica

La terza fase ancora più esaltante è stata il passaggio alla stampa. Utilizzando i software di gestione della stampa quali Slic3r e Pronterface, le forme da virtuali sono diventate reali.

Soddisfatti dei loro prodotti
Soddisfatti dei loro prodotti
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… anche scontati

Un crescendo di intuizioni, idee, domande ha caratterizzato l’entusiasmo partecipativo dei ragazzi, che associato a curiosità e voglia di apprendere, ha costituito il vero successo della iniziativa che ha proiettato gli alunni verso la consapevolezza, che qualcuno può considerare prematura, di un nuovo possibile futuro lavorativo da costruire ampliando la gamma delle competenze e scoprendo talenti nascosti.

I protagonisti
I protagonisti

L’entusiasmo dei ragazzi ha contaminato anche noi che abbiamo pensato di spingerci oltre: far scoprire ai bambini già nei primi anni di scuola primaria, la terza dimensione e farli cimentare nella progettazione prima e produzione di oggetti in 3D poi. La sfida è sempre la stessa stimolare la creatività trasformandola in progettazione e produzione rivolgendo lo sguardo dell’innovazione anche ai più piccoli “I bambini hanno sempre amato creare cose, sulla carta, attraverso un disegno, o nel mondo a 3 dimensioni dei mattoncini Lego. La stampa 3D richiede solo un ulteriore passo in avanti, svelando un nuovo strumento di creazione” (Mario Giovanardi in Stampare in 3D ). Ma questa è un’altra “bella” storia da raccontare.

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L’ “avventura continua”, i nuovi protagonisti

(IM)MATURITÀ 1.0

A.D. 2015.
18 giugno.

Siamo in una scuola del Regno d’Italia. Si, lo so, siamo una Repubblica dal giugno 1946. Eppure, se entrate in una scuola non sembrano passati questi 69 anni.
Neanche in questi giorni, in cui si svolge l’esame di Stato: penne, fogli di carta, banchi e sedie (e perfino la disposizione) non sono difformi da quelli di allora.

Eppure, oggi, qualche differenza c’è: i ragazzi devono tassativamente consegnare il “cellulare“.
Ah, si, c’è un’altra differenza: la seconda prova in un Istituto Tecnico Industriale può vertere su un argomento che oramai pervade l’intero scibile umano. La chiamano “informatica” e, pare, stia diffondendosi a macchia d’olio.

Ma, parafrasando Solow, si vedono computer ovunque, tranne che nelle prove di maturità.

E così capita che 17 studenti di circa 20 anni siano costretti a usare da 3 a 5 fogli di carta “commerciale” (quelli che si usavano, ai miei tempi, per i compiti di matematica) per….progettare una web community!
Dall’analisi del contesto al modello concettuale e logico di una Base di Dati, alla descrizione di una interfaccia web, alle query in SQL e le specifiche funzionali in php. Tutto, rigorosamente, su carta. Tanta carta. In 6 ore.

Servirà, pare, a far si che io, “commissario esterno” che non so nulla di questi ragazzi, verifichi le loro competenze. Correggendoli. Su carta.

Mi chiedo quanto ci avremmo messo a metterli davanti ad un pc, far installare loro un apache sever e far costruire un DB (previa progettazione) e verificare (a “run time”)  l’efficacia delle query e il risultato di un foglio di stile CSS o di uno script in Javascript o una pagina dinamica in php.

Non avremmo contribuito a disboscare la foresta amazzonica e, in 6 ore, avremmo certamente avuto modo di verificare le reali competenze (“in situazione”) di ciascun ragazzo.
Ed avremmo evitato l’ansia che assale ogni “commissario”, soprattutto se esterno, all’atto della correzione: avranno copiato o sarà farina del loro sacco?

Per mia indole, cerco di costruire un rapporto con i ragazzi. Anche se dovremo stare insieme pochissimo, ho provato a farlo anche stamattina.
Prima dell’arrivo delle tracce ci siamo seduti sui banchi e abbiamo scambiato due chiacchiere. La tensione ha cominciato a sciogliersi.
Durante la prova mi hanno fatto domande, abbiamo perfino scherzato. Perfino. Hanno capito che non ero li per azzannare delle povere prede.

Ed alla fine, due di loro in particolare mi hanno sorpreso.
“Prof. stiamo facendo l’interfaccia usando i fogli di stile CSS“.
Io: “Ok, ragazzi”
Un altro compagno: “ma scusate, quando li abbiamo fatti?”
Uno di loro: “noi in terzo!” E, rivolto a me, quasi con pudore: “sa, prof, noi abbiamo ripetuto“.
Io: “va beh, capita!”
Ho visto una scintilla negli occhi e…”prof., ma all’orale possiamo avere un proiettore? Perché abbiamo preparato una presentazione usando dei software particolari, costruendo delle librerie e usando AJAX ed altri linguaggi. La stupiremo!”
Io: “certo! Sarà mia cura farvelo avere! Ma come mai, cosa avete sviluppato, sono curioso…”
E loro: “eh no, prof., sarà una sorpresa! Abbiamo partecipato all’OPEN DATA CONTEST del Comune di Lecce ed abbiamo sviluppato una app per sistema Android“

Spero solo che, nel compito, i ragazzi non abbiano commesso qualche errore dovuto alla stanchezza ed alla distrazione. Che comprometterebbe la valutazione.
Non potrei perdonarmelo…di aver contribuito a perpetrare questa (IM)MATURITA’ 1.0 della scuola italiana!

LA SCUOLA ITALIANA NON HA CORAGGIO

Il post di oggi è scritto a 4 mani.
Anzi, nasce in chat, per caso, in una giornata “tipica” da fine anno scolastico. Non so, in realtà, quanto sia “tipico” che un prof e una (ex)studentessa scambino due chiacchiere in chat.
Per me non è inusuale, comunque. Anche ora, mentre scrivo, uno studente mi contatta in chat su messenger.

Arianna al lavoro
Arianna al lavoro
Prof. e studentessa
Prof. e studentessa

Di Arianna Moro ho già raccontato. Non mi dilungo.
Per scrivere questo post, mi sono auto-inviato la chat. Solo che l’ho inviata tutta.
Inizia così…

29/12/13 12:42:12: Arianna: Buongiorno Prof! 
29/12/13 12:43:57: Mimmo: Buongiorno! Come vedi, anche i prof di “Informatica” conoscono le app…

Da quel giorno molte cose sono cambiate.
Ma non un rapporto tra docente e discente che va ben oltre la didattica. Son passati 18 mesi circa. Ma ogni tanto arriva qualche messaggio. Come oggi.

11/06/15 12:59:59: Arianna: Mattinata agitata eh? Ahah
11/06/15 13:00:02: Arianna: Leggo su fb..
Inizia così la chat di oggi, con uno sfottò…

11/06/15 13:47:47: Mimmo: Hai da fare oggi? Mi aiuti?
11/06/15 13:48:07: Arianna: Dica tutto
Questo articolo nasce così…

Mimmo: Sai dello sciopero degli scrutini…
Arianna: Che vogliono fare?!
Mimmo: Stanno scioperando per posporre gli scrutini. Basta che un docente scioperi e, siccome il Consiglio in sede scrutinante è un “organo perfetto”, se manca anche un solo docente non si può tenere. E non lo si può sostituire, perché sarebbe condotta anti-sindacale.
Arianna: Non ci credo. E questo per dimostrare cosa?! E poi gli stessi ci dicono di non assentarci nei compiti in classe perché altrimenti ci tocca farne un altro più difficile?! Il 
segnale che mi proviene?! Parlo senza doppi termini. Questo non solo è dimostrare di non amare il proprio lavoro e di non possedere un minimo di responsabilità (quella che tanto invocano in noi) ma più che altro dimostra una mancanza di rispetto per noi studenti. Perché dare un segnale attaccando qualcosa che riguarda noi vuol dire fregarsene della scuola, non cercare di migliorarla.

Mimmo: Ok, non hai usato perifrasi. Mi sa che dovrò pubblicare l’articolo senza il tuo nome per non esporti….
Arianna: Ah non è un problema. Si sentirà attaccato solo chi sotto sotto si sentirà chiamato in causa…

Mimmo: Sai che in tutto questo c’è un qualcosa di assurdo? Gli scrutini sono un atto dovuto. Quindi, lo sciopero non li fa saltare, li pospone, semplicemente…
Arianna: E quindi cosa risolvono? Hanno intenzione di posticiparli per sempre? Si lamentano della loro professione perchè hanno solo un mese di vacanza e giustamente posticipano i consigli.

Mimmo: Per dare un “segnale” di sofferenza e contrarietà verso il Disegno di Legge. Ma scusa a voi non è arrivata nessuna notizia in merito?
Arianna: Assolutamente NO!! Mi chiedo che ruolo abbiamo nella scuola. Toccherebbe chiederlo ad ogni docente! Ci comunicano solo il rischio di bocciature o i problemi vari. Quindi per dare un segnale si attacca chi:1° non c’entra nulla, 2° dovrebbe essere il centro della scuola, 3° pur essendo chi risente di tutto questo non è minimamente informato di nulla, 4° è costretto ad andare ogni giorno a scuola fino a fine giugno per sapere semplicemente i risultati di un anno di lavoro.
Arianna: Questo è essere egoisti. E ripeto, il rispetto per noi studenti è andato a farsi un giro. Eppure quello che più mi fa riflettere è che noi nonostante tutto vogliamo cambiare le cose. Loro?

Mimmo: Faccio l’avvocato del diavolo. Chi sciopera lo fa per creare un disagio. Se questo disagio lo crea, il suo scopo è raggiunto. O no?
Arianna: Ma, scusi, prof… se alla fine i consigli si devono far per forza, non esiste alcun segnale per chi ha procurato loro questo ‘”torto”. Il disagio lo provocano SOLO a noi studenti. Ed a gli altri docenti costretti ad andare a scuola alle 20 di sera!!! E’ LO-GI-CA! 
E non pensare alle conseguenza dei proprio comportamenti è sintomo di superficialità. Che non deve essere ammessa quando in ballo c’è la crescita di un ragazzo.

Mimmo: Ok, cambiamo discorso. Ragioniamo su qualcosa d’altro. Mi chiedevo cosa può pensare una studentessa del fatto che un docente precario si debba sentir dire da alcuni colleghi di ruolo che stanno scioperando per i precari. Il non senso di tutto questo, secondo me, sta nel fatto che i docenti di ruolo non vengono minimamente “toccati” nel loro essere “di ruolo” da questa riforma. Quindi, secondo te, perché mi dicono questo? Sto sbagliando io?
Arianna: C’è un controsenso di fondo. La riforma attacca i precari e lei che è precario non sciopera mentre chi è di ruolo sciopera! Penso che o è strano lei, che non sciopera pur essendo attaccato o in ballo ci sono solo tante scuse pur di ostacolare un cambiamento.

Mimmo: Da studentessa, qual è la cosa che, domani mattina, vorresti fosse legge dello Stato (indipendentemente che sia inclusa o no nella riforma)?
Arianna: Cosa vorrei domani mattina?? Decidere a chi dare il mio futuro. Scegliermi i docenti che mi seguiranno per tutti gli anni, senza interruzioni o altro. Vorrei raggiungere la maggiore età il primo giorno di liceo, iniziando a decidere per il mio futuro…

Arianna deve fare una guida. Sta prendendo la patente. Ci risentiamo dopo un po’…

Arianna: Ok, prof, tocca a me! La scuola in cui lei vorrebbe lavorare? La scuola dei suoi sogni…
Mimmo: A questa devo darti due risposte. La prima è…una scuola che non esiste! Partiamo dal decoro e dall’ambiente di lavoro: lavorare in un ambiente stimolante non è un dettaglio. Basta guardare gli ambienti di lavoro di Google o, per restare a scuola, le aule insegnanti in Finlandia o Svezia.

Uffici Google Milano
Uffici Google Milano
Sala insegnanti finlandese
Sala insegnanti finlandese


Mimmo: Poi, l’organizzazione degli spazi per la didattica. Non vorrei più i banchi di formica. Vorrei dei divani su cui gli studenti possano sedersi e lavorare con il proprio dispositivo. Inoltre, vorrei che i docenti avessero un proprio spazio, delle aule dove poter organizzare il proprio lavoro. Non un laboratorio, parlo proprio di un’aula in cui un docente possa svolgere anche attività non di docenza. E dove tenere lezione. In modo che gli studenti che seguono il suo corso possano spostarsi in quell’aula a seguire la sua lezione.
La scuola che vorrei però è anche fatta da studenti che devono smetterla di farsi considerare un contorno “ben condito” ma il fulcro della scuola.
E in realtà mi contraddico! Perché la scuola che vorrei esiste già. Nella misura in cui un prof e gli studenti creano una comunità di apprendimento. La distanza tra queste contraddizioni è il fatto che esistono delle realtà e persone (Dianora Bardi, Salvatore Giuliano etc…) che possono essere prese ad esempio e considerarlo come punto di riferimento. Ecco, la scuola italiana non accetta la comparazione. Perché non fa parte della sua cultura. La cultura della scuola italiana è la “omogeinizzazione”. Di tutto! Se tu entri in una scuola, tutto è omologato: dalle aule, ai banchi, in passato i vestiti (i grembiuli), i docenti intercambiabili (insegni italiano? Ok, puoi farlo in una prima professionale o in una quinta Liceo Scientifico), senza nessun distinguo. E’ tutto standardizzato. Ed è il modo migliore per s-personalizzare un rapporto. E le famiglie diventano un contorno. E le trattiamo come parenti di pazienti da curare! La scuola non è un ospedale! La scuola è un punto di raccolta di anime pensanti. E’ un’altra cosa!

Arianna: Arianna qual’è la scuola dei tuoi sogni?! Ctrl C ctrl V. Posso solo immaginare quanto brutto possa essere per lei cambiar studenti a causa del precariato, che sensazione prova ogni volta che entra in una classe nuova?
Mimmo: la stessa cosa che provai il 13 dicembre 2001, primo giorno di insegnamento. “Oddio, che si aspettano che gli dica?”

Arianna: Mi parla dell’anno scorso, prof? Che ricordi ha?
Mimmo: Lo scorso anno abbiamo messo in piedi una esperienza didattica particolarmente innovativa e un po’ stramba. Si è concluso in maniera un po’ amara, quando all’interno di quella sala insegnanti vi ho comunicato che non sarei più stato il vostro insegnante per quest’anno. Ricordo gli occhi bassi, l’amarezza e la rabbia. Cosa è rimasto di quel giorno? O meglio, quella rabbia è rimasta tale o si è trasformata in qualcosa d’altro?
Arianna : Ricordo tutto di quel giorno. Dagli sguardi, da gli occhi bassi e lucidi, dai respiri da quella rabbia talmente intensa da essere tangibile. Ricordo i giorni successivi ed il primo giorno di scuola, con la stessa rabbia, gli stessi occhi, lo stesso amaro in bocca! Poi ricordo il tempo che passava ed ora posso dirle che quella rabbia si è trasformata. Che quell’episodio da una parte ci ha fatto bene, non alla nostra crescita scolastica ma alla nostra crescita personale! E questo ancora e solo grazie a lei! Insieme la nostra rabbia è diventata energia e colla. Energia per andare avanti piu forti di prima e colla per restare uniti come e piu di prima. È cambiato tanto in 2 anni. Tantissimo!  E quest’anno ha fatto una cosa impossibile!!  È riuscito ad abbattere non solo le mura di una classe ma le mura di una scuola. Facendo conciliare, confrontare, e comunicare due diversi istituti uniti inizialmente solo da un docente folle in comune Si, perché durante questo anno è rimasto il nostro docente.

Arianna: Cosa si sente di dire, valutando la situazione attuale della scuola a chi sogna di diventar docente ma ha paura di cosa sta diventando questo mondo?
Mimmo: Non bisogna mai avere paura. Certo è un sentimento umano. Bisogna provarci. Cercare di cambiare le cose. Cambiando prima di tutto se stessi.

Arianna: Cosa si aspetta dall’anno prossimo?
Mimmo: sono abbastanza disilluso. Perché allo stato attuale, con i freddi numeri, potrei anche dover stare a casa, senza incarico.

Arianna: Come può uno come lei non esser sicuro di dare ad alcuni studenti la fortuna di averla come docente?! Ecco, torna la famosa rabbia
Mimmo: può! Perché il tutto si gioca sulla burocrazia. Potrebbe non esserci nessun posto. Ed anche se dovesse venir fuori una cattedra, la persona che mi precede avrebbe più diritti. Indipendentemente dal fatto che lavori bene (magari benissimo). Quindi devo aspettare e sperare. Questa è la realtà!

Mimmo: ok, ora troviamo un titolo a questo articolo!
Arianna: La scuola italiana non ha coraggio! Ho cercato il contrario di “coraggio”, ma non rende l’idea!

 

 


 

Libri per le vacanze

Ultimi giorni di scuola. Si parla di libri da leggere per le vacanze. Credo che la lettura sia imitazione e non ho mai “assegnato” letture per le vacanze: è il modo migliore per allontanare i ragazzi dal libro. Qualche volta ho portato a scuola alcuni dei miei libri, ho raccontato qualcosa ai ragazzi come se parlassi di “un amico” (perché un libro è proprio questo). Come va a finire? C’è sempre qualcuno che me lo chiede in prestito. D’altronde, quel libro ha qualcosa in più: è il libro personale della prof. Qualche volta, però, accade anche il contrario: chiedo io un libro in prestito ad un alunno. Cosa facile se si ha la fortuna di avere un alunno che tira fuori dallo zaino l’ultimo libro che ha letto e te ne parla con tale entusiasmo che…”me lo presti?”. Lui è Giovanni, e la sua vita prosegue in direzione dei 18 anni. Nel frattempo, legge.

Il post di oggi è affidato a Giovanni Luigi Gioia: non chiedetegli quanti libri compra in un mese…manda per aria le statistiche!!

 

Nessuno ha mai obbligato Charlie a leggere. È nato tutto per caso: ha sempre nutrito una certa attrazione fatale per i libri; gli piaceva toccare le pagine ruvide, gialle, magari logorate dal tempo; Oggi, annusare quel profumo lo rende felice, ‘fa andare via la tristezza e la solitudine’ pensa.
Leggere fa bene alla salute, è scientificamente dimostrato. Sul sito web di Internazionale, il giornalista Martin Caparrós, con una sorta di lente di ingrandimento, scrive un foglietto illustrativo per la medicina ‘libro’ (qui l’articolo completo: http://www.internazionale.it/opinione/martin-caparros/2015/06/04/libri-lettura-cura).
Naturalmente ci sono libri e libri. E di libri, nel mondo, ne vengono prodotti quattro miliardi l’anno. Non tutti sono libri che meritano.
Il lettore casuale, quell’uomo o donna o, magari, bambino che si appresta a comprarne uno per riempire i vuoti durante i torridi giorni d’estate, potrebbe trovarsi smarrito dinnanzi a questo tsunami di libri di dimensioni cosmiche.
Ecco di seguito un elenco per attenuare il disorientamento del lettore tipo di cui sopra:
-LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE di Jeremy Rifkin.

Rifkin
Questo libro è destinato a coloro che sognano un mondo diverso, un mondo migliore. Si presenta come un’analisi attenta e approfondita degli avvenimenti che stanno cambiando il pianeta dal Boston Oil Party del 1973 (di cui Rifkin è stato il maggior sostenitore); un’idea assolutamente anti utopica della società dei giorni che verranno. Consiglio per la lettura: non è un romanzo, ergo non trattatelo come tale. Scorrete l’indice e leggete il focus che più vi attira. Magari coperti dalle fronde di un albero in aperta campagna. Troverete la lettura molto più interessante.
-“I SIMPSON E LA FILOSOFIA”,  raccolta di saggi di W.Irvin, M.T. Conard, A.J.Skoble

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Dopo aver letto questo saggio, la vostra idea sulla cultura pop – per lo meno sulla famiglia più amata (e popolare) in America e non solo -non sarà più la stessa. Un gruppo di studiosi della Open Court, l’Accademia dei filosofi americani più di spicco, ha abbandonato per un attimo i grandi filosofi della storia e ha affrontato il presente (come direbbe Homer Simpson: “D’oh!”).’Per un attimo’ è l’espressione che meglio si addice visto che gli autori riprendono i personaggi principali ideati da Matt Groeing e ne fanno un attento saggio comparandoli ai pensatori più celebri e importanti.
Consigli per la lettura: affermare di leggerlo prima di una puntata de “I Simpson” è troppo banale. Magari fate voto d’astinenza mentre leggete il saggio e, al ritorno dalle vacanze, quando lo guarderete nel pomeriggio con gli amici (magari solo con la ragazza con la quale volete provarci) ascoltando Homer vaneggiare, urlerete: “Hey, ma questa è l’Etica Nicomachea!” Con la ragazza sarà un successone, purché non vi prenda sul serio. Si sa, “I Simpson” e la filosofia sono afrodisiaci. È scientifico.
-“EXPO 58” di  Jonathan COE

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Che ne dite di abbandonare per solo due settimane (tempo medio di lettura per questo romanzo) i pur famosi Le Carré e Fleming e avventurarvi in una spy story quasi grottesca, una storia d’amore
ambigua e conseguentemente attraente e il racconto dettagliato della nuova Esposizione Universale di Bruxelles del 1958 che, come intento primario, voleva riunire tutti i popoli dilaniati dalla guerra avendo come minimo comune denominatore la pace? Bene, fatelo. Consiglio per la lettura: magari leggetelo al mare sotto l’ombrellone, lontano dall’animazione con le cuffiette alle orecchie (per la musica continuate a leggere). Con la salsedine va a nozze!
-“IL GRANDE GATSBY” di Francis Scott FITZGERALD

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Non essendoci romanzi freschi di stampa degni di nota (a mio dire), meglio ritornare a uno dei classici americani del Novecento. La storia d’amore che tutti sognano: quale uomo non spererebbe di incontrare una Daisy Duchanan, la quale rende ” […] speciale ogni singola parola” detta dal suo interlocutore e quale donna un Gatsby così innamorato della ragazza di Chicago da fare di tutto per renderla sua, almeno per una sola estate. Consigli per la lettura: se vi trovaste nei pressi di un molo sedetevi in maniera da guardare la luce verde “[…]continuando a remare, barche contro corrente, risospinti senza sosta nel passato”.
-“SULLA STRADA” di Jack KEROUAC

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Se proprio non avete tempo, denaro o voglia di viaggiare (ci sono anche booklovers sociopatici, sapete?!) questo romanzo fa proprio al caso vostro. Un lungo viaggio alla ricerca di una felicità difficile da raggiungere, di un amore ancora difficile da costruire e verso una meta destinata ad essere grande: l’America. Consiglio per la lettura: gustatevelo a casa, meglio se di fronte un
ventilatore automatico e di fianco a un bell’infuso di the nero, il tutto freddo. Leggere mentre la musica suona nelle orecchie stimola la memoria a lungo termine e, specialmente, le aree associative della corteccia cerebrale. Naturalmente c’è musica e musica. Per i libri consigliati, la scelta della musica si potrebbe spostarsi su tre fronti: quello classico, desiderato dai lettori più affezionati alla
letteratura classica; quello alternativo, amato dai nostalgici dei libri che emanano una certa dose di ferormoni nell’aria; quello impegnato, in particolare quel cantautorato di tutto rispetto che
aiuta l’ascoltatore a rispondere alle domande esistenziali ‘just with a song’.
Per il primo genere non c’è nulla di meglio che un paio di Nocturnes di Chopin suonate da Arthur Rubistein per immergersi nel mondo della lettura nella maniera più spontanea possibile. Riprende i temi notturni e romantici il gruppo ‘The Velvet Underground & Nico’ che ha fatto dello sperimentale una pietra miliare nella storia della musica. Come “European Song” fu una delle prime canzoni impegnate del gruppo portato al successo dalla celebre Banana di Andy Warhol, Alessandro Mannarino offre uno sguardo chiarificatore alla situazione della società attuale.
“What else?” affermerebbe Clooney.
Nient’altro. Buone vacanze e come afferma Umberto Eco: “Leggete di nascosto, così diventerà tutto più divertente!”
Ah, dimenticavo: Je suis Charlie.
Ecco, l’ho detto. “D’oh!”

Giovanni Luigi Gioia