La fantasia è più importante della conoscenza

Giovedì 9 aprile 2015.
Rovistando in uno sgabuzzino della mia casa paterna, alla ricerca di “oggetti smarriti” (che resteranno tali!), mi imbatto in uno scatolone di cartone, piuttosto datato. Non ha un vero e proprio coperchio, ma è chiuso da un vecchio “Atlante Geografico” della Zanichelli. Lo riconosco subito, era uno strumento didattico che è stato mio fedele compagno di scuola per tutta la durata della scuola media.
Non resisto. Lo afferro. Lo apro. E mi ritrovo a sorridere, oltre che per l’incerta scrittura di un ragazzino di 12 anni, vedendo le carte politiche di 30 anni fa. Del resto, il muro di Berlino era ancora in piedi, l’U.R.S.S. era una potenza mondiale, Internet era roba per i ricercatori delle Università statunitensi, Obama era uno studente che sognava (forse) di diventare qualcuno e l’Italia aveva appena vinto il Mundial Spagnolo ’82 (ho solo elencato le prime emozioni che mi ha suscitato toccare quell’atlante, con la “figurina Panini” di Michel Platini in copertina).
Inevitabilmente, il pensiero va ai miei professori di quell’epoca, alle aule incredibilmente alte e fredde della Scuola Media Palmieri di Lecce, allora annessa al Convitto Nazionale, in Piazza Giosuè Carducci.
Ed altrettanto inevitabile è il confronto tra quanto il mondo reale sia cambiato e quanto, invece, la sensazione di immobilismo sia forte, nell’entrare in una scuola, 30 anni dopo: stessi banchi, stessa cattedra, stessa disposizione. Spesso stessi “programmi“, “argomenti“.

Piazzetta Carducci – Lecce

Richiudo l’Atlante e lo faccio per riporlo, quando la curiosità mi spinge a dare uno sguardo dentro lo scatolone.
Lo stupore è grande, immenso. Perché mi sembra di aprire uno stargate: dentro, infatti, accuratamente ordinati per anno scolastico, tutti i miei quaderni degli anni delle elementari e medie.
Poesie, esercizi di matematica (dati-svolgimento-risultato; input-istruzioni-output…dannazione, il DNA bisognava analizzarlo all’epoca, fosse stato possibile!), riassunti.

"Mazinga Z" - almeno nelle intenzioni
“Mazinga Z” – almeno nelle mie intenzioni

Un regalo postdatato di una madre. Qualcuno mi ha spiegato che “ha voluto tenere un pezzetto di te, perché sapeva di doverti lasciar andare“.
Li divoro, li guardo, rido, scappa qualche lacrima. Eppure ritrovo tutto me stesso. Mi sento proiettato in una scena del film “Nuovo Cinema Paradiso” (<<Bisogna andare via per molto tempo, per moltissimi anni, per trovare, al ritorno, la tua gente, la terra unni si nato>>).
In fondo ad uno di quei quaderni (3B, a.s. 1979-80) trovo un disegno e mi blocco! La mia passione: i manga nipponici! Mazinga Z, Il Grande Mazinga, Jeeg Robot d’Acciaio, Gundam, Goldrake.
Come ho fatto a rimuovere questo ricordo? In realtà, mi rendo conto di non averlo mai rimosso. Certo, il tratto non è da disegnatore fumettista, ma la voglia di creare, di usare la fantasia, di andare oltre lo studio mnemonico, metodico (che, pure, è importante), era quella caratteristica che ci contraddistingueva. “Ci”, perché ricordo le “gare” nell’inventare storie animate da quei disegni assieme ai miei compagni di banco, Fabio e Tony. Storie che, poi, nei pomeriggi primaverili, interpretavamo in un cortile assolato di Via Roma 11, nel paesotto dove abitavamo (Caprarica di Lecce).

Oggi, senza grande meriti forse, rappresento l’associazione “Digital Champions ITALIA” nel  medesimo paese.
Ed insegno informatica. E, da un paio di anni a questa parte, mi sono appassionato alla Robotica Educativa. Ed anche questo, evidentemente, era scritto in qualche filamento di DNA.

Lego Mindstorm
Lego Mindstorm

Ora mi è semplice capire perché ricevere a Natale una scatola con dentro un Kit Lego Mindstorm mi ha reso euforico: 30 (e passa) anni dopo, quel disegno che dovevo animare con la fantasia di bambino mi si era materializzato davanti agli occhi.
Avevo finalmente il mio oggetto del desiderio di bambino e, perbacco, potevo farlo muovere, parlare. Quante volte avrò sognato di costruire l’astronave di Goldrake, vestirmi da Actarus e volarci seduto dentro la scuola? Sogni, appunto.
Poi diventi grande, lo studio si fa “serio” e la fantasia la accantoni. Qualcuno ti spiega che non è il caso, che non si può, che “son cose da bambini” e ciò che conta, tutto ciò che conta, è scritto nelle “sacre scritture” dei libri di testo: di antologia, di grammatica, di letteratura (italiana, latina e inglese), di aritmetica, poi matematica e geometria, infine, solo se sarai bravo, di Analisi I e II, Calcolo Numerico, Architettura dei Calcolatori, Reti di Calcolatori e Basi di Dati.

Ma qualcosa dentro ti rimane. Sarà il “fanciullino” del Pascoli, sarà la sindrome di Peter Pan. Sarà la voglia di fuggire, ogni tanto, da una realtà che diventa stretta. Ma hai bisogno di scappare e di sognare. Di annoiarti giocando.
E poi, tutto si ricollega, quando sei pronto, quando hai la consapevolezza per capire, per apprezzare. Ciò che sei stato, ciò che sei, ciò che stai diventando. Nulla accade per caso.
Già, cosa sto diventando? Non lo so. Cosa farò in futuro non lo so, parafrasando Cesare Cacitti.

Scambio di messaggi con Whatsapp con Simone Versienti
Scambio di messaggi con Whatsapp con Simone Versienti

Ciò che so è che uno studente, la mattina del Lunedì dell’Angelo mi ha mandato questo messaggio su whatsapp (vedi foto).

Si chiama Simone Versienti, frequenta la VC del Liceo “Lilla” di Oria (Br), ed ha la sfortuna di avermi quest’anno come insegnante di Informatica.
“Mica posso divertirmi sui libri“. Questa frase può sembrare quella di uno studente che ha poca dimestichezza con lo studio, ma non è affatto così. Simone è, come tutta la VC, uno studente preparato, studioso, metodico. Perché la scuola in cui studia è una delle eccellenze del territorio. E non perché è arrivato il sottoscritto quest’anno, ma perché i frutti si colgono se si semina bene. E Dirigente e colleghi hanno seminato benissimo. Molto meglio di quanto sappia fare il sottoscritto.
Che, forse, ha il solo merito di aver detto ai ragazzi che esiste un “mondo” chiamato ARDUINO.
Ma questo merito non sarebbe nulla se il Collegio Docenti, con in testa la Dirigente Scolastica, non avesse approvato il progetto curricolare “A scuola di Making” nelle classi quinte.
Una sfida, considerato che quest’anno ci sarà il primo esame di maturità per l’opzione Scienze Applicate dei Licei Scientifici.
Certo, lo ammetto, la frase è tagliente. Invita alla riflessione. E, sebbene a nessuno può venire in mente la follia di disconoscere l’importanza dello studio delle “conoscenze”, inevitabilmente pone degli interrogativi sul modo con cui gli studenti (di oggi? Solo perché digital natives? Io ero così diverso da loro? Me lo chiedo spesso. Senza trovare risposta) sviluppano “competenze” ed “abilità“.
Ieri mi è arrivata quest’altra foto.

Sistema di rilevamento Temperatura e umidità con Arduino
Sistema di rilevamento Temperatura e umidità con Arduino

Simone ce l’ha fatta! Il pezzo è arrivato e lui, con esso (un sensore DHT11), scaricando la “libreria” open source dalla rete, ha costruito un sistema di rilevamento di temperatura e umidità collegato ad un display.

Gli ho scritto, scherzando, “scegli il voto in informatica per questo lavoro!“. Del resto, credo sia giusto che io esprima una valutazione: ha o non ha, Simone, dimostrato di saper fare applicando le conoscenze e, quindi, generando “competenze”?
La risposta è stata disarmante: <<No, prof, faccia lei. Io l’ho creato perché lo voglio mettere in macchina, non perché voglio un voto! E’ ancora un prototipo e devo pensare a come proteggerlo da pioggia e intemperie, visto che dovrà star fuori dall’abitacolo. Mi sono solo detto: ok, ho una macchina un po’ datata, ma perché quella di papà può avere questo sistema e la mia no?!>>.

I ragazzi mi stupiscono. Sempre. Spesso li vediamo ammattire per star dietro a verifiche e studio. E, ancor più spesso, dobbiamo letteralmente sudare per spiegare il “perché” di una valutazione che ritengono di non meritare.
Poi, invece, quando si mettono a creare, usando la fantasia (appunto!) dimenticano il voto e apprendono per il gusto di apprendere.

Ed allora è stato bellissimo chiudere la giornata di ieri con 90 minuti di pura delizia seguendo la trasmissione The Innovation Game su Repubblica TV, condotta magistralmente da Riccardo Luna.

Un format che il servizio pubblico italiano non riesce neanche a pensare. Perché troppo ancorato all’Auditel. Al voto, appunto!

Riccardo Luna
Riccardo Luna
Vittorio e Alessia con Riccardo Luna sul palco di #tig
Vittorio e Alessia con Riccardo Luna sul palco di #tig
Antonio Perdichizzi, Silvia Vianello, Marco
Antonio Perdichizzi, Silvia Vianello, Marco Trombetti – giurati dello Startup Junior Club

E’ stato bellissimo ascoltare la storia delle startup biotech (Okairos) del Prof. Nicosia, i racconti di Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino.
Ma, soprattutto, è stato magnifico vedere ed ascoltare le storie dei ragazzi partecipanti allo Startup Junior Club: Alessia, lecchese, e Vittorio, beneventano. Due ragazzi che, insieme ai loro compagni, hanno fatto impresa partendo dalle loro passioni, da una idea, da un sogno.

Quel genio di Einstein aveva proprio ragione, allora.
La fantasia è più importante della conoscenza!

Si può insegnare il video mapping a scuola?

La tecnologia senza la fantasia non serve a nulla (Bruno Di Marino)

Questa è la frase che mi ha colpito di più dell’introduzione al volume di Donato Maniello (insieme con Luigi Console) “La realtà aumentata in spazi pubblici. Tecniche base di video mapping” (Edizioni Le Penseur)
Bisognerà ricordarsene tutte le volte che la fiducia nel potere della tecnologia sconfina nell’idolatria dello strumento (pc, smartphone, tablet).

Si svolge in questi giorni ad Ostuni la terza edizione del GLOWFestival, patrocinato dall’IYL (International Year of Light). Il 2015, infatti, è stato proclamato dall’UNESCO Anno Internazionale della Luce e delle Tecnologie basate sulla Luce. Ma come possono la luce e le nuove tecnologie trasformare e valorizzare un luogo? La ricetta è semplice: si sceglie una location (un bene culturale come l’altare di una chiesa barocca o il chiostro di un ex convento francescano) e si proietta un gioco di immagini sincronizzate con i suoni. L’effetto sullo spettatore è di meraviglia assoluta e il pubblico si sente “parte” dell’opera d’arte. Si chiama video mapping ed è una nuova frontiera dell’arte e della tecnologia: consiste nel proiettare “immagini” in computer grafica su superfici reali, ottenendo spettacolari effetti di proiezione 3D. Una realtà aumentata dalla tecnologia, ma anche un modo per valorizzare i nostri beni artistici e architettonici.

Ostuni, piazzetta Cattedrale, arco Scoppa
Ostuni, piazzetta Cattedrale, arco Scoppa
Ostuni, chiesa di San Vito martire, altare
Ostuni, chiesa di San Vito martire, altare

Ma come si può portare a scuola una materia di così grande fascino e impatto?
Gli organizzatori del festival hanno inserito, tra le call, la “Mapping4 Kids”.
Sul sito http://www.glowfestival.it/ sono stati messi a disposizione i tracciati (in bianco e nero) che possono essere stampati su un foglio di dimensioni A4. La creatività e l’immaginazione fanno tutto il resto, fanno la differenza.

Esempio di "realtà aumentata" dalla fantasia dei bambini
Esempio di “realtà aumentata” dalla fantasia dei bambini

Il video mapping è, naturalmente, una disciplina molto complessa che richiede alti livelli di competenza e il titolo di questo post, per giunta in giorno festivo e quindi “sacro”, vuole essere una provocazione, sia pur misurata. L’educazione all’uso delle nuove tecnologie non può trascurare, a mio parere, una materia così affascinante e nella scuola gli spazi interdisciplinari per trattarla ci sono.

L’artista coinvolge attraverso un gioco di luci e suoni il pubblico, che viene completamente assorbito nell’installazione in un processo di “fruizione rapita”. Tutto questo accadeva anche nel Barocco, dove il fedele si sentiva parte attiva nella fruizione artistica che “aumentava” la percezione di fede. Non è un caso che l’altare barocco nella chiesa di San Vito martire ad Ostuni continui, durante il Glowfestival, ad esercitare il suo potere attrattivo di macchina architettonica integrandosi perfettamente in una rete tecnologica (che un architetto del passato avrebbe definito “apparato”) che innesca nuovamente l’eterno gioco di visione, astrazione, elevazione.

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E=mc²…?!

È lunedì pomeriggio. Uno di quelli primaverili, in cui il sonno comincia ad essere “come un dolce che non riesci ad evitare” citando una famosa canzone di un paio di estati fa.
Sono seduto ad un caffè, uno di quei magnifici posti che una cittadina elegante come Ostuni riesce ad offrirti. E sono in ottima compagnia: due colleghi che vorrei con me per tutta la vita.
Un docente di matematica, una di lettere, uno di informatica. Tipo barzelletta “la sai quella dell’italiano, del francese e del tedesco?“. Invece, non siamo solo colleghi. Siamo molto di più. Amici, complici, sognando una scuola come la vorremmo.
Fuori dagli schemi. E, infatti, ciò che succede è fuori dagli schemi.
Salta fuori un libricino. Titolo: Sette brevi lezioni di fisica.
La prima di queste lezioni, parla di Einstein e la teoria della relatività. Inizia così: <<Da ragazzo, Albert Einstein ha passato un anno a bighellonare oziosamente>>. Non lo ricordavo. O, forse, non lo avevo mai saputo. Ed allora scopro (o riscopro) che il rigore del Liceo annoiava il giovane Einstein e che seguiva “a tempo perso” lezioni in Università a Pavia. E poi la frase che chiude il paragrafo: <<è così che si diventa scienziati sul serio>>.
Sorridiamo.

Mi viene in mente una storia. E dico: <<Oppure, chissà, si diventa scienziati già sui banchi di scuola. O anche prima.>>

Quest’anno, nella scuola dove insegno (il Liceo “Vincenzo Lilla” di Oria, provincia di Brindisi) ho avuto la fortuna di incontrare molte eccellenze. Tra i colleghi e tra gli studenti.
Il primo giorno di scuola, sono uso fare un “giro informativo”, in ogni classe, per ciascuno studente. Cose semplici: chi sei, da dove vieni, cosa pensi di fare da grande. Sembrano banalità, ma sono importanti. Per stabilire la “connessione”, l’empatia, chiamatela come volete.

E’ così che, nella 1C della scuola mi imbatto in Giovanni Vincenzo Donatiello.
Ragazzino dagli occhi vispi che, alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” mi risponde, senza esitare: <<il fisico teorico!>>.
Sgrano gli occhi e gli dico: <<Prego? Ho capito bene? Puoi ripetere?>>. Senza fare una piega: <<il fisico teorico>>.
Sempre più incuriosito, gli domando: <<e, scusa, sai in che consiste la differenza tra fisica teorica e sperimentale?>>. Risposta di Giovanni: <<Si, certo! Il fisico teorico formula teorie che, poi, il fisico sperimentale dimostra con l’osservazione dei fenomeni.>>.
Quasi sconvolto, lo invito a sedersi, augurandogli di mantenere vivo questo suo convinto orientamento.

Qualche giorno fa, mentre parlo di Scratch e gaming on line, Giovanni mi sorprende di nuovo. Alza la mano e…<<Prof., io ho creato un videogame con Game Maker>>. Game Maker?!?! E cos’é? <<Prof., se vuole glielo faccio vedere.>>. Secondo voi, cosa ho risposto? “No devo finire il programma e questo non rientra tra le indicazioni MIUR“!?!? No, vero? Ho solo sillabato un “SI“.
Ok, la faccio breve. Ecco ciò che ha creato Giovanni.

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Il titolo dell’articolo di Giovanni

Molti credono che sviluppare un videogioco sia complicato, qualcosa da master della programmazione. Ma è davvero così? Un tempo forse sì ma ora, con programmi tipo Scratch, anche per un bambino è possibile creare un semplice gioco in cui, ad esempio, un gatto balla e salta.
E se qualcuno volesse fare un avanzamento? Bene, esistono programmi che lo permettono. Uno di questi è Game Maker Studio, che ha sostituito la precedente versione (giusto con qualche modifica grafica) nota come Game Maker.

Logo Game Maker Studio
Logo Game Maker Studio

Game Maker Studio è un ambiente di sviluppo integrato, sviluppato da YoYoGames, che utilizza comandi – per la maggior parte inseribili direttamente tramite delle finestre – per creare il mondo di gioco, sia in 2D sia in 3D. Il salvataggio delle creazioni è effettuato per impostazione con estensione .gml (proprietaria dell’applicazione) o .exe, ma dal sito sono scaricabili altre estensioni per le piattaforme di gioco più comuni.

Fin qui sembra facile, ma in realtà imparare a usarlo correttamente richiede un certo impegno, sia perché è scritto in inglese, sia perché è necessario imparare a districarsi prima fra i vari menu (disposti in maniera simile a quelli di Office) e comandi.
Basti sapere che le cose basilari per ogni gioco sono due: Sprite e Oggetti, rispettivamente l’aspetto delle varie unità del gioco e le entità in questione, quelle che compiono le azioni (per esempio, il personaggio controllato dal giocatore e gli avversari che reagiscono al suo passaggio), mentre il resto è intuitivo e non richiede particolari spiegazioni.

Esempio di sprite di Game Maker
Esempio di sprite di Game Maker

È importante invece sapere che le varie azioni, escluse quelle da programmare, siano già disponibili nei vari menu degli oggetti. Ciò rende lo sviluppo del gioco molto più semplice e alla portata di tutti. Esempio: nel mio primo vero gioco, Blasterball, bisogna che la palla rimbalzi se colpita dalla barra controllata dal giocatore. Per questo si creano (o si trovano) i loro sprite, creando poi i relativi oggetti. S’imposta quindi il movimento (comando già disponibile) della sfera e della barra e, in seguito, che la palla rimbalzi contro di essa nella direzione opposta. Poi si passa semplicemente ai blocchi da colpire per ottenere punti. Infine si pensa ai dettagli, come le icone delle vite.

Schermata iniziale di "Blasterball"
Schermata iniziale di “Blasterball”
"Blasterball" in funzione
“Blasterball” in funzione

Con Game Maker Studio chiunque, con un po’ d’impegno è in grado di confezionare il proprio gioco su misura affidandosi alla propria capacità creativa mediante un programma disponibile gratuitamente con molte funzioni, sviluppo in 3D in primis. Altre applicazioni sono invece attivabili acquistando le versioni complete in vasta rosa di costi. Conviene comprarlo? Se s’intende giocare con le creazioni anche su altre piattaforme, come dispositivi mobile e console, la risposta è sì.
Non mi rimane altro che augurare “Buona programmazione!”
f.to Giovanni Vincenzo Donatiello

Da studente facevo spesso un gioco, mentre studiavo i “grandi” del passato: mi chiedevo, nell’epoca in cui vivevo cosa sarebbero stati, cosa avrebbero studiato, cosa avrebbero pensato.
E’ così che, per esempio, pensavo a Dante Alighieri come ad un moderno Ingegnere intento a progettare edifici impossibili, sulla falsariga della struttura della “Commedia”.
Di uno come Albert Einstein, invece, ho sempre pensato che avrebbe messo in discussione tutto, anche ciò che stava elaborando in quel momento. E sghignazzavo soddisfatto pensando che, proprio Dante, asseriva che “Non men che saver, dubbiar m’aggrata“.
Ecco perché quel titolo con il punto interrogativo. Secondo me, oggi, il buon Albert si chiederebbe se quell’equazione sia ancora valida. Magari lo è. Ma senza chiederselo, non progrediremmo.
Adesso, da insegnante, cerco di “indovinare” il futuro dei miei studenti.
Uno come Giovanni, però, mi mette in seria difficoltà.
Nel frattempo, 10 in Informatica.
Anche se “il programma” non prevedeva Game Maker!

Perché a 8 anni ho scelto di fare l’insegnante e a 48 non so ancora cosa farò da grande

Ho sempre saputo che da grande avrei fatto l’insegnante. Lo diceva anche la mia maestra elementare, Suor Maria. Eravamo 40 e se dovessi immaginarmi alunna in una classe mi immaginerei lì, in quell’aula linda, pulita, spaziosa e luminosa. Il mio primo racconto breve a 7 anni, anche illustrato, sui vampiri: con le letture casalinghe di Poe bilanciavo inconsapevolmente le vite dei santi martiri lette a scuola. Ma non fu tanto la scoperta della scrittura e dell’illustrazione che mi avviò alla decisione di diventare insegnante: era piuttosto la voglia di leggerli a qualcuno, quei racconti, e di dividere con un pubblico tutto quello che di bello c’era da leggere. Si, perché non solo avevo deciso di fare l’insegnante, ma sapevo già che sarei stata “insegnante di Lettere”.

Non tutti sono ugualmente fortunati da possedere le idee chiare sul proprio futuro, mi dicevo. E con questa convinzione, intrapresi e superati gli studi necessari, sono arrivata in classe.
Sulle prime non ci ha creduto nessuno che io fossi la prof: in quegli anni andava molto un modello inglese con tailleur e scarpe basse. Per sedare ogni tentativo di insubordinazione e rendermi riconoscibile nelle sale docenti sfoggiavo una costosissima cartella firmata. Ne ho avute diverse: una era una 24ore nera di forma quasi quadrata e profonda. La riempivo di libri, la buttavo sulla cattedra, la aprivo e, preso e presentato un testo, iniziavo a fare lezione. Cavolo! Avevo l’ipad e non lo sapevo. Gestivo anche il prestito della mia biblioteca personale, che, per il fatto stesso di essere della prof, era molto più ambita della biblioteca comunale. Su quei libri c’erano le dediche e i miei appunti.

Non posso dire di essere stata mai una prof convenzionale, ma non sono mai stata un’alunna convenzionale e una volta presa la direzione contro la corrente, difficile che si riesca a remare in altre direzioni.

Vero è che la scuola è ripetitiva, ma ogni anno scolastico lascia i suoi ricordi.
Il 2015 lo ricorderò perché è l’anno in cui, durante le attività di robotica educativa, ho conosciuto Alice e il Bianconiglio.

Arianna programma il suo robot, la "Regina di cuori"
Arianna programma il suo robot, la “Regina di cuori”

Eccola Arianna. Ha dovuto superare le diffidenze dei compagni, per i quali le macchine sono “cose da maschi”. Ha guidato il team dall’inizio alla fine, ha insegnato a tutti noi la “religione del gruppo”, ha picchiato anche con la sua dolcezza.

Giovanni e la sua Reflex
Giovanni e la sua Reflex

Ecco il Bianconiglio, Giovanni. Ha perseguitato tutti scandendo il tempo: tappe, pause, rallentamenti, non gli è sfuggito nulla. Perché lui ha la visione di insieme e tiene tutti svegli con un collante infallibile: la sua risata.

Marco e la sua musica
Marco e la sua musica

Non si può non rimanere stupiti della profondità delle brevi frasi di Marco. Ha cercato la musica per la performance, ingolfando la memoria di tutti i nostri cellulari. Ha spostato luci e montato pannelli verdi per il chroma key.

Maria e la sceneggiatura
Maria e la sceneggiatura

Maria è stata affidabile. Tiene a memoria tutto. Conosce i tempi di lavoro, segue le indicazioni, e ogni tanto lascia spazio ai sogni.

Cristian e i suoi robot
Cristian e i suoi robot

Credo che Cristian non sia umano. Una prova è nelle barzellette marziane che ci ha raccontato per tutto il viaggio. L’altra è nella tenuta scolastica: altissima. Supera qualunque ostacolo: dalle 25 pagine di Storia ai 44 problemi di Matematica. E ha comprato un libro di 700 pagine che sta leggendo con matita e righello.

Giorgio e Caterpillar
Giorgio e Caterpillar

Giorgio e il suo robot, costruito e progettato insieme con Federico. Ho temuto che il robot sibilasse ad un certo punto, stanco delle manie dei suoi inventori…

Le nostre ballerine
Le nostre ballerine

Stefania, Giorgia, Antonella: hanno inventato la coreografia del balletto e non hanno fatto una piega quando hanno dovuto ridurre quella coreografia su due anzichè su tre a cinque minuti dall’ultima gara. Impeccabili.

Fedele e il suo robot
Fedele e il suo robot

Fedele sa cosa farà da grande: studierà Ingegneria dell’auto veicolo. Ha martirizzato pc e robot per mesi: è uno che non molla, tutto deve andare come dice lui.

Robotics in wonderland
Robotics in wonderland

Eccoli. Simone con l’inconfondibile e preziosissima barba, Federico, sornione ma una roccia, Cristian, Arianna, Giorgio, increduli nella palestra dell’Istituto “Leonardo Da Vinci” di Roma dove partecipavano alla Romecup2015.

E mentre loro costruiscono, programmano, scrivono e cancellano, riscrivono e cancellano, io ho scoperto la meraviglia di guardare i robot andare per conto loro, proprio come i ragazzi che li stavano progettando. Loro sognano, si azzuffano, ridono di parole improbabili, si esprimono continuamente con gli occhi e tutti i muscoli facciali.

E l’insegnante subisce una sorta di contagio: tanti sogni, tanti progetti, uno per ogni alunno moltiplicato per tanti anni…finisce che non ti ricordi più di quando hai deciso di fare l’insegnante, ma cominci a capire perché. E soprattutto che non è la méta che conta, ma il viaggio.
Quindi io per adesso faccio l’insegnante, ma non so ancora cosa farò da grande…mi piacerebbe viaggiare…chissà…

Ci sono cose che voi umani

Roma anno Domini 2015, Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Leonardo Da Vinci”.
Questa la location che la Fondazione Mondo Digitale ha individuato per la nona edizione della Romecup, l’eccellenza della robotica.

Tutte le strade della ricerca nel campo della robotica educativa hanno portato nella capitale le esperienze di eccellenza di scuola, università e impresa. In questi tre giorni di marzo, dal 25 al 27, non esattamente di primavera, Roma apre le porte al futuro e come in un celebre film ci fa immaginare quello che saremo.

Nei corridoi dell’Istituto un’invasione pacifica di microprocessori, servomotori, sensori, attuatori, IDE di diversa tipologia e caratteristiche, LED, robot, app, software e ovunque un fiume di ragazzi e ragazze con gli occhi tutti attenti, tutti concentrati: c’è chi riprende e intervista, chi fotografa, chi programma, chi chiede notizie, chi si confronta, chi fa proposte, chi condivide soluzioni.

Corridoi dell'IISS "Da Vinci" durante la Romecup 2015
Corridoi dell’IISS “Da Vinci” durante la Romecup
Ragazzi che competono nella categoria "Soccer"
Ragazzi che competono nella categoria “Soccer”
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Scolaresche in visita alla Romecup2015

Agli occhi di un profano, tutto questo potrebbe sembrare incomprensibile e, soprattutto, potrebbe non essere visibile né l’obiettivo né il lavoro che, con grande impegno, questi ragazzi mettono in campo “dietro del quinte” della preparazione alla manifestazione.

Robot umanoide del Beahviour Labs
Robot umanoide del Beahviour Labs
NAO Robot
NAO Robot

In realtà, questo futuro è già tra noi, se pensiamo all’umanoide che aiuta i bambini autistici a superare le loro difficoltà oppure al NAO Robot, una piattaforma multidisciplinare per la ricerca e la robotica educativa (commercializzato in Italia da Campustore).

Tuttavia il rapporto tra umani e umanoidi è tutto da scrivere.
Qualcuno paventa il rischio che nel futuro gli androidi si sostituiscano agli umani.
Altri, invece, in modo quasi diametralmente opposto, teorizzano un mondo robotico al totale servizio dell’essere umano, novello “principe” di un mondo umanocentrico.

Alla Romecup è accaduta una cosa straordinaria: NAO ha perso l’equilibrio ed è caduto mentre ballava la “macarena”. Il robot ha una procedura software in grado di inviare ai servomotori un impulso per recuperare la posizione eretta (in termini umani: rialzarsi!). Tra i visitatori, però, in quel momento, qualcuno ha sentito forte l’impulso di aiutare NAO ad alzarsi, quasi fosse un bambino bisognoso di aiuto.

In effetti, ci sono cose che ho visto alla Romecup e che voi umani non potreste neanche immaginare…

Alice, la robotica e la scuola delle meraviglie

Questo post comincia dalla fine

In un paese delle Meraviglie giacciono
sognando mentre passano i giorni
sognando mentre muoiono le estati:
eternamente scivolando lungo la corrente…
attardandosi nel bagliore d’oro…
che cosa è la vita se non un sogno?
(Lewis Carroll)

Con questi versi si chiude il secondo romanzo di Lewis Carroll “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò”.
Ho sempre letto i libri seguendo percorsi non lineari: qualche volta ho cominciato dalla fine, qualche volta dal centro. La lettura dell’inizio è venuta sempre dopo, vuoi perché noiosa, vuoi perché quando sei a metà non ti serve più.

Se ci fosse un luogo dove sognare la vita questo luogo dovrebbe essere la scuola. Infatti, tra le 16 competenze da sviluppare a scuola secondo il World Economic Forum figurano la CREATIVITA’ (intesa come abilità di immaginare e progettare strade nuove e innovative di affrontare i problemi, rispondendo alle richieste attraverso la sintesi e l’applicazione della conoscenza) e la CURIOSITA’ (desiderio di fare domande, dimostrando una mente aperta).

http://ischool.startupitalia.eu/34732/ischool-2/16-competenze-da-sviluppare-a-scuola-secondo-il-world-economic-forum/

Se ci fosse una disciplina capace di guidare lo studente a maturare queste competenze sarebbe la ROBOTICA EDUCATIVA, che viene indicata nella Direttiva Ministeriale 93 del 30 novembre 2009 tra gli interventi prioritari finanziabili per l’ampliamento dell’offerta formativa. Maturare competenze significa per lo studente saper interpretare la realtà da affrontare, progettare le strategie per la soluzione del problema prendere decisioni in coerenza con obiettivi e strategie, portare a termine il processo. Nelle attività di robotica le situazioni problematiche sono sempre presenti: dal come progettare il robot a quali strumenti (hardware e software) utilizzare, a come risolvere gli inevitabili problemi che si presentano e proporre soluzioni creative e innovative, al monitoraggio e alla valutazione del percorso. Quando si costruisce un prototipo robotico e/o si ha a che fare con interfacce hardware e software i problemi che si possono presentare necessitano di un approccio cognitivo sistemico che abbraccia ogni aspetto del problem solving: dalla codifica del problema alla pianificazione delle azioni operative, alla realizzazione del prodotto, alla valutazione del lavoro. Ecco che Pensiero critico, Problem solving, Creatività, Collaborazione, Curiosità, Iniziativa, Perseveranza, Flessibilità e Leadership entrano in gioco pienamente in un’attività di robotica educativa. Il risultato di tutto questo si chiama CRESCERE e tutto quello che lo rende possibile si chiama EDUCAZIONE.

Se ci fosse un romanzo nel quale leggere questa storia…ecco, questo romanzo sarebbe “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” insieme con “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò”.
La curiosità di Alice e la straordinaria leggerezza con cui affronta il diventare grande e il diventare piccola ci ricordano lo spirito con il quale gli studenti affrontano nuovi viaggi di apprendimento; il coniglio in corsa contro il tempo e il té dei matti tutti fermi alle 6 del pomeriggio ci fanno immaginare pause, intervalli e cicli proprio come avviene nella programmazione dei robot; la partita di scacchi e le frecce per raggiungere la casa di Tweedledum e Tweedledee i percorsi codificati.

“Ho fatto un sogno così curioso!” disse Alice. E raccontò alla sorella meglio che potè tutte queste sue strane avventure.

Già. Alice aveva sognato. Ma noi siamo destinati solo a sognarla una “scuola delle meraviglie” ?

Anche questo post come il primo romanzo di Carroll avrà un seguito.

Ci vediamo alla Romecup2015
http://romecup.org/articoli/romecup-2015

Paola Lisimberti

Re-evaluation School

Negli ultimi due anni ho avuto la fortuna di capitare in scuole che fanno dell’innovazione didattica e dell’attenzione verso le esigenze degli studenti una bandiera.
Il Liceo Scientifico “Lilla” di Oria (BR) è quella in cui, da settembre 2014, mi onoro di insegnare.
La storia che vi racconto oggi è quella di una classe di 16 alunni: la IVC.
Entro in classe e…inutile nasconderlo, nasce una simpatia che deriva dal fatto che, probabilmente, mi  ricordano molto da vicino una classe cui mi sono affezionato l’anno precedente (la “mia” 3A del “Pepe”). Li comincio a chiamare per nome. Cerco, in altri termini, di stabilire un “contatto”. Si comincia a parlare di scuola, di come la vorrebbero, di come è e come dovrebbe essere.

Un giorno gli dico: “ok, ragazzi, inventiamoci qualcosa. Ma qualcosa che non esiste!“.

E si comincia a lavorare. Ieri l’altro decidiamo, insieme, di raccontare questa esperienza.

“Niente è più rivoluzionario di ciò che è innovativo!” : questo è il messaggio che vogliamo trasmettere!
Siamo i ragazzi della IVC del Liceo Scientifico – Opzione Scienze Applicate di Oria, e stiamo lavorando ad un progetto, durante le ore di Informatica con il prof. Domenico Aprile.

La IVC del Liceo "Lilla" di Oria (BR) con il Prof. Aprile
La IVC del Liceo “Lilla” di Oria (BR) con il Prof. Aprile

Lo abbiamo denominato RE-EVALUATION SCHOOL in modo da far riferimento ai cambiamenti necessari all’interno della scuola per metterla al passo con il III millennio.
Il titolo nasce dall’assonanza dei termini anglosassoni “revolution” e “evaluation” e vuole richiamare un’idea di innovazione possibile solo attraverso il coinvolgimento diretto degli studenti nel sistema di valutazione dell’efficacia del processo educativo.
L’obiettivo è quello di far emergere le buone pratiche di insegnamento e di “buona scuola” attraverso un questionario di valutazione degli istituti.
Questa idea nasce anche dopo l’analisi del Piano di Riforma “La Buona Scuola” (attualmente diventato “Disegno di Legge”), al fine di fornire un contributo “dal basso” alla discussione.
Partiamo dall’assunto che noi studenti, inevitabilmente, valutiamo. La scuola, i suoi servizi e, quindi, anche gli insegnanti. Solo che, oggi, questa valutazione resta ai margini del sistema, non viene presa in considerazione. Ma c’è. E crediamo sia giusto non far finta di nulla ma, anzi, trovare il modo di farla emergere, “codificandola”.

Per sviluppare questa nostra idea, ci siamo divisi in quattro gruppi:

  1. Questionario: il gruppo si occupa di creare il questionario in cui saranno inserite le domande suddivise per aree tematiche (docenti; servizi, dirigenza, etc…) che verrà sottoposto agli altri studenti attraverso la piattaforma di survey on line surveymonkey;
  2. Sito web: il gruppo si occupa di creare e gestire il sito web e il blog (con il CMS gratuito wix.com) di Re-evaluation School sui quali sarà possibile trovare i link al questionario e ai profili social, nonché gli aggiornamenti sullo sviluppo del progetto. I siti saranno presto fruibili on line;
  3. Social: il gruppo si occupa di creare e gestire i profili social (quali Facebook, Twitter ed Instagram) al fine di attirare l’attenzione di più studenti possibili. I profili social serviranno anche per entrare in contatto con personalità, opinion maker e influencer nonché per condividere articoli e post di attinenza con il progetto;
  4. Comunicazione: il gruppo ha creato il logo del progetto, si occupa di gestire il canale YouTube, l’email appositamente creata ([email protected]). Inoltre, verrà prodotto un video promozionale e, a regime, sarà tenuta una newsletter informativa che verrà pubblicata anche sui social, sito web e blog.
logoreeva
Logo del progetto RE-evaluation

L’idea è quella di raggiungere, attraverso i social ed il sito, anche studenti di altre scuole, così da avere una fotografia più ampia del sistema scolastico. Mancano ancora alcune migliorie ed il progetto non è ancora del tutto sviluppato, ma lavoriamo a questo progetto ogni settimana, e speriamo di riuscire a portarlo a termine entro la fine dell’anno scolastico.

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Fusse che fusse…

Eccole. Le slide che non piacciono a nessuno con quel titolo “La buona scuola” che non gli perdonerà mai nessuno.
A me piacciono. Parlano agli italiani. Un popolo sì di eroi, santi e navigatori, ma anche il popolo che ha amato la maestrina dalla “penna rossa” e il piccolo Enrico, mentre ha odiato appassionatamente Franti, quello che “Franti tu uccidi tua madre”. Franti era uno studente difficile, il peggiore che un maestro potesse incontrare. Era disobbediente. Ma non sono gli studenti difficili quelli che dobbiamo amare di più? Lo ha detto Papa Francesco con quel suo italiano musicale che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. “A voi chiedo di amare di più gli studenti difficili”.

Una riforma semplice quella di Papa Francesco, che si rivolge agli insegnanti ricordando che un docente non è “ciò che sa” (lo cito da un post su Facebook che mi ha talmente sconvolto che non ho avuto il coraggio di commentare), ma “ciò che è”. Quelli di Papa Francesco sono docenti-testimoni “insegnanti capaci di dare un senso alla scuola, allo studio e alla cultura, senza ridurre tutto alla sola trasmissione di conoscenze tecniche ma puntando a costruire una relazione educativa con ciascuno studente, che deve sentirsi accolto ed amato per quello che è, con tutti i suoi limiti e le sue potenzialità”.

Una riforma in 4 punti che non ha bisogno di slide perché parla al cuore e non all’occhio:
Centralità dell’alunno come persona da ascoltare, valorizzare, istruire ed educare
Riconoscimento della professionalità docente come cardine per il futuro del paese
Miglioramento della retribuzione dei docenti
Ottimizzazione dei tempi di insegnamento attraverso un’organizzazione più funzionale ai diversi stili cognitivi

Il decreto legge è più articolato, entra nel cuore di alcuni problemi come la “sospirata” realizzazione dell’autonomia scolastica. Prospetta una scuola più funzionale perché flessibile, inclusiva perché aperta, potenziata perché aumenta le discipline del curricolo, smart perché costruisce sinergie tra formazione e autoformazione del personale ottimizzando spazi tempi risorse, trasparente perché open, attiva e militante perché promuove le competenze.

Stato e Chiesa ci parlano, casualmente ma non tanto, di scuola nella stessa settimana.
Non vi dirò quale delle due riforme mi piace di più, preferisco lasciarvi nel dubbio.

…de’ remi facemmo ali al folle volo….

Giovedì 12 marzo 2015.

Mentre il Governo era intento a descrivere in un Disegno di Legge la scuola di domani, in un’aula di una scuola di oggi si metteva in scena il…futuro presente! Grazie alla capacità visionaria di (pochi ma convinti e motivati) docenti, in quell’aula era presente una stampante 3D e si parlava di Video Mapping. Gli ospiti di eccezione erano Luigi Console e Daniele Talliente. 

Luigi e Daniele sono due ragazzi che ho incontrato prima su FB (vita da social…) e poi di persona mercoledì scorso. E ci abbiamo messo non più di 10 minuti a “piacerci” e far nascere embrioni di idee che solo una scuola avveniristica e folle (e con docenti folli e fuori dal comune) come il “Ludovico Pepe” può sostenere. Purtroppo, sapevo già che il giovedì non avrei potuto essere li. Ma, come mi ha scritto una studentessa in chat, <<prof. lei c’era! Grazie, perché se oggi avevamo tutti stampato il sorriso in volto è perché in mente di son subito venute le lezioni passate di fronte a quella stessa LIM,  a respirare aria pulita.>>. Si, c’ero! Sentivo di esserci. Ma certe emozioni meritano di essere raccontate. E per farlo bisogna viverle. Ho chiesto ai ragazzi di farlo per me.

Giovanni Gioia si è proposto. <<Prof., se le va bene lo faccio io, anche se ho già scritto e mi ha pubblicato su coderschool>>.  Si, perché Giovanni è già stato la “penna del venerdì” di  Coderschoolitalia: NO ITALIANS WITHOUT INNOVATION, lo ha scritto lui.

Con l’occhio di un ragazzo che guarda sognante verso il mondo, Giovanni si esprime con le parole, le foto e un video e ha cercato in queste righe di spiegare cosa significa portare l’innovazione nelle aule.

oggetti 3D
Stampante 3D con alcuni prototipi

Banchi al muro, libri a casa, nello zaino poco o niente. LIM accesa e docenti confusi tra i ragazzi.
Al Liceo Scientifico “Ludovico Pepe” di Ostuni (BR), i ragazzi delle classi terze e quarte dell’Opzione Scienze Applicate, oggi 12 Marzo 2015 respirano l’odore della stampa 3D e osservano stupefatti tutto ciò che la luce può diventare: il “Video Mapping”, ovvero la proiezione di un filmato su qualsiasi “corpo”. Questa forma d’arte trova spazio durante la manifestazione Glow Festival, arrivata alla terza edizione, che si terrà dal 4 al 6 Aprile 2015 appunto in Ostuni.

La luce per recuperare, per valorizzare: il borgo antico della Città Bianca sarà “colorato” da installazioni e proiettori che rifletteranno immagini psichedeliche, mattoni che si staccano, cornicioni che si colorano, per far sognare grandi e piccini.

Sono venuti in classe per orientare, per informare, per fare scouting. Cercano volontari per questa imminente manifestazione e hanno chiesto il supporto di giovani studenti.

<<Ciò che è riuscito durante la scorsa edizione è stato per la maggior parte grazie ai volontari>> afferma Luigi Console, co-curatore dell’evento assieme all’associazione Primitivi Digitali e allo studio di Augmented Reality, Creative Code Interaction, Video Mapping “Glowarp”. Volontari accorsi da tutto il mondo per osservare come le NTA (Nuove Tecnologie per l’Arte) stanno cambiando il modo di fare arte.

Altro protagonista di questa giornata è stato Daniele Talliente, proprietario dell’azienda CREARE s.n.c. e collaboratore per il Glow Festival.

Daniele ha un’ azienda, unica sul territorio ostunese, che usa stampanti 3D per la produzione e vendita di qualsiasi tipo di oggetto. A metà strada tra una startUp e un FabLab.

Ha tenuto, assieme a Luigi, una vera e propria Lectio Magistralis in merito alle ultime tecnologie nel campo del 3D printing e della Realtà Aumentata.

<<In un prossimo futuro si costruiranno case in argilla stampate in 3D, abbattendo i costi, l’inquinamento e i problemi che comporta un’eventuale demolizione o vendita>> esclama Daniele sognante, mostrandoci un video ambientato in Algeria, dove è partita la sperimentazione per la costruzione di case realizzate in argilla e completamente stampate in 3D.

La tecnica del 3D si sviluppa su tre assi x,y,z, la cui applicazione matematica si ritrova nelle funzioni a due variabili, programma del quinto anno di un Liceo Scientifico Scienze Applicate.

Per passare dallo scarabocchio su carta all’oggetto finito, la tecnica 3D si compone di tre step essenziali:

  1. IDEAZIONE, il processo con cui si arriva dallo scarabocchio all’oggetto bidimensionale su PC.
  2. MODELLAZIONE, ossia la trasformazione dell’ oggetto da bidimensionale a tridimensionale, e si dirama in due sottocategorie:
    1. MODELLAZIONE TECNICA, appresa oggi con il programma Cinema4D.
    2. MODELLAZIONE PARAMETRICA o ALGORITIMICA, usata nei programmi RinoCeros e ZetaBrush (quest’ ultimo particolarmente usato per i materiali organici).
  3. STAMPA, quindi la produzione vera e propria dell’oggetto.

<<Il 3D è una tecnica, come il Video Mapping, e come tale è utilizzabile in più campi>> afferma Luigi. Ricordo dell’esoscheletro stampato in 3D da Jake Evill che andrà a sostituire il gesso ortopedico e dell’articolo su Focus in merito ai cinque organi vitali stampabili in 3D

Inoltre è di questi giorni la notizia che Giorgio Armani, per la sua prossima collezione, stamperà tutti gli accessori e gli abiti in 3D portando questa innovazione anche nel fashion system.

Daniele e Luigi sono entrati in classe e ci hanno portato in un’ altra dimensione, in un’ altra scuola.

ragazzi
Alunni 3A e 4A del Liceo “Pepe” durante la “lezione”

La scuola che vogliamo per noi e per i nostri figli è ciò che noi abbiamo vissuto in una giornata. Un crocevia di persone che porti innovazione, tecnologia e buone notizie in uno spazio aperto a tutti coloro che vogliono apprendere.

E’ di questi giorni la lettera di scuse apparsa su Internazionale della professoressa Lizanne Foster ai suoi ragazzi. L’ autrice chiede scusa ai suoi studenti scrivendo: <<Mi dispiace che quelli di voi che incontrano difficoltà a scuola non ricevano il giusto sostegno perché finanziare i vostri bisogni non è tra le priorità dell’attuale politica economica. Mi dispiace che dobbiate studiare materie che non vi interessano in un’epoca in cui la somma totale delle conoscenze umane raddoppia ogni dodici mesi. Mi dispiace che vi facciano credere che per ottenere il massimo dei voti dovete competere tra voi, quando i progressi umani sono sempre stati frutto di una collaborazione che spesso a scuola viene considerata “imbrogliare”. Mi dispiace che siate costretti a usare dei libri di testo che contengono informazioni superate e troviate a scuola tecnologie obsolete della cui manutenzione nessuno si occupa. Mi dispiace che sia improbabile che la Strategia innovativa, la riforma scolastica della British Columbia tanto strombazzata dal governo attuale, produca cambiamenti significativi a parte un nuovo modo per calcolare quello che si fa a scuola>>.

E poi continua, parlando agli studenti italiani: <<Mi dispiace che anche voi stiate vivendo la stessa esperienza degli studenti canadesi e americani perché i politici tagliano i fondi alle scuole pubbliche e incoraggiano la privatizzazione dell’istruzione. Sappiate che non siete soli in questa lotta. Sappiate che anche voi ce la farete. Vi do qualche consiglio per riuscirci meglio. Accumulate esperienze che vi permettano di uscire dalla vostra zona di sicurezza. Che cosa succede al vostro cervello e al vostro corpo quando passate un’ora in un bosco o sulla riva di un fiume a guardare semplicemente l’acqua che scorre? Cercate di stare con chi condivide i vostri interessi e le vostre preoccupazioni. La vostra “tribù” è lì fuori che vi aspetta. Unitevi a persone che fanno arte, fanno musica o fanno la differenza in altri modi. Esprimete quello che avete imparato, quello che avete visto e notato. Disegnate. Cantate. Ballate. Voi siete importanti. C’è un motivo per cui siete qui. Il mondo aspetta il risveglio della vostra passione e della vostra creatività. Namaste, Lizanne>>.

 

Ciò che abbiamo imparato oggi non è la semplice stampa 3D, o le tecniche del Video Mapping, ma la vera risposta alla lettera della docente canadese che, come molti altri professori, si preoccupa dei suoi ragazzi.

Non importa quali sono le regole della scuola, quanti sono i fondi statali, non servono le ultime tecnologie, servono studenti ancora capaci di sognare e di creare. Fin quando ci saranno questi ragazzi nella scuola, essa subirà un cambiamento interno che nessuna congiuntura economica potrà mai fermare. E questo cambiamento è già in corso, e noi vogliamo esserne protagonisti sulla scena del nostro futuro.