“Purtroppo la mia previsione è che sarete pecore…”

Il titolo può apparire polemico. In realtà, è solo provocatorio. Ma se la provocazione viene da una frase pronunciata da Don Lorenzo Milani, allora spero che mi sia perdonata: per aver osato citare Don Milani, non per la provocazione.

La frase continua con <<…che vi piegherete completamente alle usanze, che vi vestirete come vuole la moda, che passerete il tempo come vuole la moda.[…] Rifletteteci! Ne avete l’età.>>.

Ho sempre mal sopportato l’idea di seguire le “masse”, pensare come vuole che lo faccia la “categoria”, ancor peggio il “collettivo” (se scritto con la “k”, poi…). Con umiltà, cerco di trasferire questo “modus operandi” agli studenti. Fino al punto di dir loro, dovete diventare hacker. Non nel senso informatico, ma nella testa e nel cuore: aver la voglia di mettere in discussione tutto, anche ciò che dico io, vostro prof. Non per il gusto di contestare, ma per seguire virtute e canoscenza. Perché non men che saver, dubbiar m’aggrata.

Ed è per questo che ho invitato gli studenti a partecipare alla consultazione su “La Buona Scuola” del Governo Renzi, fin dal settembre scorso: <<Non lasciate fare ai Collegi Docenti e ai Sindacati. Fatevi una vostra idea ed esprimetela.>>

Ed ho continuato invitandoli a seguire l’evoluzione del Disegno di Legge n.2994, in discussione nelle Commissioni Parlamentari in questi giorni.

Ed anche in questo caso, li ho invitati ad avere una opinione propria a non subire l’indottrinamento di nessuno, nemmeno e soprattutto il mio.

Ma, a prescindere dalla motivazioni pro o contro lo sciopero, che scuola vogliono gli studenti?
Inutile nascondersi dietro un dito: la scuola di oggi è uguale a se stessa da tanto, troppo tempo.
Certamente hanno inciso i tagli draconiani che sono stati operati nel comparto. Ma quanto, la disillusione e, a volte, distacco e svogliatezza degli studenti ha a che fare con una scuola non interessante, per citare Alessandro D’Avenia, prof. scrittore (Bianca come il latte, rossa come il sangue)?

Con una classe dell’istituto in cui insegno, dunque, abbiamo messo su un questionario su surveymonkey: poche domande, per lo più a riposta chiusa.

Nessuna presunzione di ritenere questo sondaggio una analisi statisticamente valida (campionamento, in primis), ma è e rimane un esperimento didattico di cui riporto i risultati.

Hanno risposto al questionario 136 ragazzi tra i 13 e i 19 anni.


Distribuzione x etàDi questi, più della metà è tra i 16 e i 17 anni, ossia frequentanti le classi III e IV di un Istituto superiore. Ed è anche logico, considerando che coincide con l’età dello sviluppo critico ed analitico personale e, soprattutto, sono ragazzi che sentono proprie le problematiche scolastiche.

Una delle domande, in linea con quanto previsto dall’art. 2 del DDL, consisteva nel chiedere quali insegnamenti opzionali avrebbero voluto potenziare/introdurre.

Grafico_D2_150507I ragazzi sembrano particolarmente attratti da insegnamenti legati all’ICT come Informatica (57.3%) e Robotica educativa (48.5%) ma la possibilità di incrementare l’insegnamento col metodo CLIL e l’introduzione della Musica seguono a ruota (28.7% e 41.2%, rispettivamente).

Collegato a questo, l’art. 3 comma 1 del DDL prevede l’istituzione del curriculum dello studente, ovvero “insegnamenti opzionali a scelta dello studente, ulteriori rispetto a quelli già previsti dai quadri orari per lo specifico grado, ordine e opzione di istruzione”.
Questa opportunità è vista con particolare favore dagli studenti che hanno risposto al questionario: ben il 93.4% dei ragazzi che hanno risposto, ritengono interessante questa opportunità.

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Un vero plebiscito, inoltre, riguarda l’opportunità che le scuole si dotino di infrastrutturazione tecnologica e, inoltre, aprano le porte all’utilizzo di dispositivi mobile nella pratica didattica che, a loro parere, deve avere un taglio più laboratoriale, di ricerca-azione, aprendosi anche al territorio con percorsi di alternanza scuola-lavoro.

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Infine, la possibilità che l’istituto scolastico (senza alcun riferimento al Dirigente o altro organo) possa in qualche modo avere voce in capitolo nel confermare un docente, entrando nel meccanismo di scelta è vista con estremo favore da coloro i quali hanno risposto alle domande.

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Dall’indagine, seppur con tutti i limiti già evidenziati, emerge chiara una indicazione che muove verso una profonda innovazione metodologica prima ancora che tecnologica.

Ad alcuni tutto questo sembrerà una strumentalizzazione. A nulla varrà dire che così non è, per chi ritiene tale aver parlato in classe di ciò contro cui la “scuola” è scesa in piazza. E poco importa se, per riempir quelle piazze si è fatta opera di convincimento, il più delle volte legittima, in alcuni casi molto meno.

Non importa.

A me importa che i ragazzi abbiano coscienza delle proprie azioni. Anche delle obiezioni di coscienza.
Ed allora, chiedendo perdono nuovamente, ricorro ancora a Don Lorenzo:
<<La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero. Ma la leva vera di queste due leve del potere è influire con la parola e con l’esempio sugli altri votanti e scioperanti. E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede.>>
Un po’ come fare l’hacker, insomma, in un sistema che si difende da ogni possibile cambiamento.

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 La IVC del Liceo "Lilla" di Oria (BR) con il Prof. Aprile

Chissà se Don Milani si sarebbe fatto i selfie, con gli studenti.
Io credo di si. E voi?

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DIALOGO SOPRA I MASSIMI PECCATI DELLA SCUOLA ITALIANA

Una riunione tra colleghi. In sala docenti? In corridoio? No. Su Drive. Ed è nata una riflessione a tre voci.

Paola: – Mi ha davvero molto colpito la “guerra dei social” sul decreto legge in discussione alla camera…disinformazione, tanto livore, toni inadeguati alla professione docente, specchietti per le allodole come il tam tam sulla “chiamata diretta” costruiti ad hoc per spostare l’attenzione della massa e alimentare il facile dissenso…

Danilo: – Dirigente padrone, scuola/azienda, lavoreranno solo i raccomandati…concordo con te. Non si sta centrando il nocciolo della questione. Ci sono ben altre cose di cui un insegnante moderno dovrebbe essere indignato, per esempio la mancanza di infrastrutture adeguate per modernizzare la didattica e portare a regime l’uso del registro elettronico: nelle maggior parte delle scuole italiane manca la rete wireless. La connessione è lenta e le postazioni fisse o mobili sono in numero ridotto rispetto agli utenti, per non parlare delle strabilianti richieste di consegnare moduli cartacei o inviati via fax…dico “fax”!!!

L'arrivo del registro elettronico al Liceo Pepe
L’arrivo del registro elettronico al Liceo Pepe

Paola: – La modernizzazione del sistema sembra sia impossibile. L’impressione, all’esterno, credo sia di profonda resistenza al cambiamento dell’intera classe docente…io, sinceramente, non mi riconosco…

Mimmo: – Per me il cuore della questione è, comunque, non tanto nel numero delle dotazioni tecnologiche disponibili, ma nella qualità dell’insegnamento e quindi del nostro lavoro. Uno dei principali problemi del sistema scolastico italiano era e rimane la creazione di un magma di precariato “informe” senza alcuna reale valutazione delle competenze che, invece, tendono ad essere standardizzate da un sistema “a punti” (Master e Corsi di Perfezionamento) in cui l’esperienza di insegnamento è valutata in egual misura, a prescindere dal monte ore di insegnamento, dal voto di laurea e, soprattutto, dalle reali competenze.

Danilo: – Mimmo, adesso vuoi davvero la rivoluzione!

Mimmo: – Non si tratta di rivoluzione, ma almeno di razionalizzazione del meccanismo di assegnazione del personale alle sedi di servizio. Il corpo docente viene considerato come “manovalanza culturale”, alla stregua di un operaio generico che va bene per “linee di montaggio culturali”: accade così, quindi, che chi insegna Sistemi e Reti in un V anno di un Istituto Tecnico Industriale ad indirizzo informatico sia equipollente rispetto a chi insegna TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) in un biennio di un Istituto Professionale o Informatica in un terzo anno del Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate. Ed è talmente “indifferenziato” che egli può switchare da un indirizzo ad un altro, anche ogni anno, purché sia fatto salvo il potere della buroscuola: il diritto acquisito, formato da punteggio in graduatoria e “massima comodità” del docente (di ruolo, magari) che si sceglie la sede.

Paola: – Ma viene prima il diritto all’istruzione o il diritto del lavoratore ad attivare ogni meccanismo possibile per costruirsi un percorso lavorativo a sua immagine e somiglianza?

Mimmo: – In effetti, ad oggi, il sistema di reclutamento è un intreccio micidiale di trasferimenti e assegnazioni (la mobilità professionale e geografica) e immissioni in ruolo che determinano un meccanismo perverso di ipermobilità (la Fondazione Agnelli ha più volte sottolineato questo aspetto) che non accade in altri settori della Pubblica Amministrazione.

Danilo: – Veramente, la cosa che non sopporto è dover dire ai ragazzi a fine anno: “Mi spiace, ragazzi, ci tengo tantissimo a continuare questo cammino con voi, ma dove starò l’anno prossimo lo saprò solo ad agosto, se sono fortunato, ma sicuramente a settembre”? Forse troppo spesso ci si dimentica che quello del docente NON è solo un lavoro. Insegnare vuol dire guidare Vite, formare Cuori e Cervelli, svilupparne attitudini, valorizzarne le potenzialità, e far capire loro che, impegnandosi, tutto è possibile, e che la Scuola è un progetto da amare, non un luogo da (mal) sopportare.

Paola: – Un rivoluzionario e un sentimentale!! Una terza via?

Mimmo: – Difficile. La buroscuola non vuole morire, nonostante la veglia funebre. Questa è una professione, ma il sistema non valorizza la dimensione della professionalità, piuttosto la mortifica, ignorando anche il problema della continuità didattica. Quando un docente è assegnato ad una scuola (dal caso come dalla graduatoria), non importa a nessuno quali siano le sue reali competenze ed inclinazioni didattiche (metodo, soprattutto, ma anche conoscenze specifiche). E’ irrilevante. E anche quando la situazione sia così fortuitamente felice da vedersi assegnare un docente che sposi perfettamente l’offerta formativa e il POF, nonché il modus operandi didattico dell’Istituto, quella scuola non ha alcun potere nel trattenere quel docente che ritiene allineato ai propri orientamenti e percorsi.

Mimmo Aprile con gli studenti durante la preparazione della Maker Faire
Mimmo Aprile con gli studenti durante la preparazione della Maker Faire

Paola: – Concordo. Contano i numeri, l’ordine, i punti, le precedenze, le ore che scompaiono e ricompaiono, gli organici, di diritto, di fatto, i trasferimenti, le assegnazioni….la terza via? Forse sono stata ottimista.

Mimmo: – No, te lo spiego. Supponiamo di avere la situazione che segue.

3 posti (della stessa materia) da assegnare nelle scuole A, B, C

In graduatoria ci sono Tizio, Caio e Sempronio, in ordine di punteggio.

Oggi, Tizio sceglierà la scuola tra A, B o C (supponiamo A senza ledere la generalità del ragionamento) magari solo per vicinanza geografica alla propria abitazione. Poi Caio sceglierà tra B o C (supponiamo scelga B). Infine Sempronio NON sceglierà e gli toccherà C.

Ora, quello che potrebbe accadere (e, spesso, accade) è che, in realtà, Tizio ha una idea didattica molto diversa da quella che nel POF della scuola A viene esplicitata. Nel frattempo, Caio starà soffrendo la rigidità della scuola B (e, magari, avrebbe preferito insegnare nella scuola A, dove, magari, l’anno precedente si era trovato bene). Sempronio, invece, sta benissimo e non gli par vero di aver trovato il Paradiso. Ma 2 docenti su 3 sono insoddisfatti della scelta, stanno lavorando in condizioni non ottimali e le loro rispettive scuole non li valorizzano.

E l’anno successivo potrebbe andar anche peggio perché arriva il collega Ciancio tramite un trasferimento, nella scuola C, che non potrà trattenere Sempronio (precario)!

Danilo: – Chiarissimo

Paola: – Io mi sono persa, ma sono laureata in Lettere Classiche e con voi proprio non ce la posso fare…

Mimmo: – Allora ti spiego cosa accade in un sistema ideale. La scuola C dovrebbe poter trattenere Sempronio, mentre la scuola A avrebbe tranquillamente potuto formulare una proposta di lavoro a Caio, invece di doversi “subire” Tizio che, comunque, andrebbe a lavorare (e non resterebbe escluso dal sistema) nella scuola B.

Danilo: – La terza via potrebbe essere riuscire a coniugare diritti del lavoratore e i diritti dell’utenza. Fermo restando che i diritti dell’utenza vengono prima. Per esempio: le assemblee sindacali in orario pomeridiano per non sottrarre ore di lavoro agli studenti? Come vi sembra come proposta?

Mimmo: – Impopolare!! Ma razionale!!

Paola: – Già, i diritti dell’utenza. Perché la scuola appartiene agli studenti, giusto? Parliamo di scuole aperte tutto il giorno, di orario continuato per tutti anche alle superiori, parliamo di una scuola aperta di pomeriggio ma anche di sera che possa rappresentare un presidio sul territorio: presidio di democrazia, opportunità, luogo di confronto, costruzione di un progetto di vita, orientamento…

Danilo: – In realtà, bisogna considerare l’impossibilità, in molte scuole, di poter utilizzare le strutture in orario extracurricolare (pomeridiano). Parlo anche di iniziative gratuite, incontri con gruppi di studenti, progettazione di giornali scolastici, cineforum, esperimenti, letture di gruppo, qualsiasi iniziativa che oggi è invece quasi interamente demandata ai bandi (per esempio i PON) e ai finanziamenti e non tiene conto della volontà dei docenti di offrire le loro competenze in campi extra-scolastici (o solo extra-curricolari) per la crescita umana (e anche professionale) degli studenti.

Danilo Marano con i suoi studenti: di chi è davvero la scuola?
Danilo Marano con i suoi studenti: di chi è davvero la scuola?

Paola: – Non concordo sempre con la gratuità. Il docente è un professionista che lavora e come tale deve essere giustamente retribuito. Il volontariato? Ci sono altre associazioni. Stiamo parlando di Scuola Pubblica.

Mimmo: – Non farla arrabbiare…

Danilo: – Bisogna essere capaci di andare oltre, di rompere gli schemi, avere il coraggio di modernizzare profondamente il sistema. Per esempio, come liberarsi di procedure superate, quali la domanda di ricostruzione della carriera? Un database globale delle scuole italiane su cui, con un click, il segretario della scuola X possa ricavare TUTTA la carriera di un docente? Troppo difficile?

Mimmo: – Il processo di innovazione viene rallentato, la tecnologia demonizzata perché fa lavorare troppo…

Paola: – Credo che i massimi peccati della scuola italiana siano facilmente riconoscibili nell’autoreferenzialità, nella pratica dell’immobilismo e nella routinarietà sempre salvaguardata. Come andremo incontro alle sfide che ci attendono?

Mimmo: – #iononsciopero

Danilo: – #iononsciopero

Paola: – #iononsciopero

 

Mimmo Aprile, Paola Lisimberti, Danilo Marano

 

 

 

La LIM ti fa smart?

Il Sole24ore, rubrica NovaTech24, in un articolo del 5 aprile 2015 dal titolo emblematico (“Quelle aule troppo distanti dalla realtà“), riprende e commenta alcuni dati recentemente pubblicati dall’OCSE che, impietosamente, evidenziano alcuni dei problemi che affliggono la scuola italiana. E li mette anche in relazione.

In primo luogo, il problema della dotazione tecnologica. Solo il 9% delle classi è dotata di connessione a Banda Larga (i paesi con i migliori risultati nei test OCSE-PISA raggiungono percentuali del 80%) e, più in generale, l’uso della tecnologia a scuola (dalla LIM al Tablet/smartphone) resta un fatto ancora sporadico e isolato.

Certo, in un Paese dove vige una Circolare Ministeriale (la n.30 del 15 marzo 2007) che vieta l’uso dei “cellulari” nell’epoca degli “smartwatch”, non c’è da stupirsi che le LIM vengano usate come costosissima lavagna magnetica su cui scrivere…col pennarello!

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Eppure, in molte aule le LIM ci sono. Ed allora? Parafrasando Solow, “si vedono LIM ovunque, tranne che nella didattica“. Chi conosce il paradosso di Solow, ricorderà che la fase iniziale di apprendimento (il learning by doing and learning by mistake) determina una perdita di “produttività” dovuto al cambiamento organizzativo necessario per l’utilizzo di una nuova tecnologia.

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Ed allora?
Il problema è organizzativo. Occorre una nuova organizzazione delle didattica, basata su nuove metodologie di insegnamento ed apprendimento (del resto, i nostri studenti sono quelli che sono più oberati da verifiche e compiti a casa. Della serie, la “flipped classroom” questa sconosciuta.), per cogliere appieno le opportunità di utilizzo di una tecnologia. Altrimenti, come Paese rischiamo di restare fanalino di coda nei sistemi di formazione e, ancor più in generale, continueremo a generare #epicfail di una #padaincubo. Anche a scuola. Dove ci stiamo in qualche modo rifiutando di formare generazioni consapevoli nell’uso delle nuove tecnologie.

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Certo, l’emergenza della formazione è oramai inderogabile.
Il DDL di riforma della scuola, in discussione nelle Commissioni Parlamentari in questi giorni, prevede esplicitamente (Art.5 comma 3) una <<formazione di docenti per l’innovazione didattica>>, essenziale per non continuare a ricadere nel paradosso: tante LIM, tanti tablet, tanti smartphone, usati come lavagne magnetiche o moderni blocco notes per prendere appunti o, quando va bene, come “camera” per scattare foto alla lavagna (“prof, posso fotografare ciò che ha scritto?“).

Ma per far questo, occorre liberare le energie. Dare forza, spazio, strumenti a chi vuole innovare.
Altrimenti, questo amaro sfogo di colui il quale considero oramai un amico, anche se di recente data, fotograferà sempre di più la realtà di un Paese immobile. Come nel 5 maggio…del Manzoni: <<Ei fu. Siccome Immobile>>.

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“CLUB  ” CODERDOJO  S. MICHELE SALENTINO “

 

Nonostante le avversità atmosferiche, nonostante il periodo intenso di comunioni e cresime  e ,nonostante il periodo dedicato alle uscite didattiche e le uscite all’aria aperta ,non è mancata, oggi pomeriggio , presso la Pinacoteca di S. Michele Salentino l’ afffluenza al 1^ Coderdojo che sancirà l’ apertura del movimento”CODERDOJO S.MICHELE SALENTINO “, proposto all’amministrazione comunale e voluto dall’assessore Alessandro Tamburrino.

Sì , a San Michele Salentino ,una ridente  località situata nella provincia di  Brindisi, composta da appena 6.000 abitanti  ,la cui componente  dei nativi digitali,  dopo il tamtam sui social network, ed il passaparola , è  accorsa al richiamo  di una opportunità  unica nel suo genere, che non rimarrà ,comunque ,una occasione isolata, quella ,appunto ,di incentivare nelle nuove generazioni il pensiero computazionale, sperimentando il linguaggio del codice ,operando sugli strumenti ,anziché subirli , come aveva ricordato il presidente degli Stati Uniti Obama ,in un suo discorso alle nuove generazioni “volete un gioco ?  Costruitelo da voi…”

Per questo motivo é  nato il Coderdojo, palestra dell’innovazione, “Un club, anzi una rete di club gratuiti, che hanno uno scopo comune, introdurre i bambini nel mondo della programmazione informatica, facendo emergere tutte una serie di abilità che nascono spontaneamente quando i bambini imparano giocando, in un ambiente dove non sono giudicati, e hanno diritto all’errore”.

Canalizzare tutta la creatività, le idee progettuali per innovare e rinnovare ,con uno strumento per programmare facile e intuitivo, divertente come Scratch..   (altro…)

E arrivò la recita: La Gabbianella, curiosità, #labuonascuola e gli angeli2.0

lollo_angeli

Lui è Lorenzo, mio figlio. E’ un bambino meraviglioso amato da tutti e coccolato dalla sua sfortunata nascita per le sue esigenze speciali di non vedente tetraplegico. Comprende subito se attorno a se c’è amore, tensione o pietismo. Insomma come tutte le persone “speciali” nella vita, ha antenne che vanno oltre la fisicità e i sensi.

In un anno di attività frenetica sui CoderDojo e tutte le sue sfumature e strumenti, un giorno racconto di questa mia passione civica alla sua maestra di sostegno M. che subito dice “mi piace Scratch, quanto vorrei fare qualcosa usando questi strumenti innovativi anche nelle ore curriculari”. Detto fatto la sua gentilezza va oltre la forma e un pomeriggio a casa con mia moglie e Lorenzo ipotizziamo un uso “semplice” di Scratch e MakeyMakey per agevolare la pressione dei tasti (che sulla tastiera sono complessi da premere per Lorenzo). Invece usare un frutto, una plastilina Didò o altro può essere anche più stimolante perchè la pressione da una risposta tattile significativa.
Ci lasciamo con quattro nozioni base su Scratch, iscrizione al gruppo FB CoderDojo Lecce e Matera e tanti buoni propositi..

Sapete come sono le donne curiose vero? e se poi sono insegnanti? di quelle che rappresentano già oggi la #buonascuola senza aspettare riforme, strumenti, ore di coding..ma puntando sulla capacità di contaminarsi, aggiornarsi, adeguarsi ai tempi.

Come dico sempre: “l’innovazione è per tutti, ma non per chiunque..”

(altro…)

10, 100, 1000 Majorana (Brindisi), Lussana (Bergamo), Savoia-Benincasa (Ancona), Bertolucci (Parma), Volta (Perugia), Fermi (Roma)….

…l’elenco potrebbe continuare ed è solo rappresentativo delle scuole che in Italia hanno investito nell’innovazione tecnologica e didattica.
Ma chi lavora in queste scuole? L’organigramma del personale è lo stesso delle altre scuole? Potrei effettuare una facile ricerca, ma suppongo di sì. Ci lavorano dirigenti, docenti, assistenti amministrativi e collaboratori scolastici con lo stesso contratto di lavoro degli altri.
Certo, per praticare la flipped classroom ci vogliono docenti capaci di mettersi in gioco.
Per aprire la scuola al territorio e sperimentare l’organizzazione flessibile dell’orario di lavoro ci vogliono dirigenti e docenti che sappiano promuovere la propria funzione in un’ottica di rete.
Per scardinare il teorema lavagna-banchi-sedie e sostituirlo con isole di lavoro, LIM, tablet ci vogliono riformatori.
Per proporre strumenti nuovi di lavoro da sostituire al tradizionale libro di testo ci vogliono innovatori in grado di creare sinergie positive tra persone e costruire reti della conoscenza.
Ma la madre di tutte le risorse che si spendono giorno per giorno nella scuola è la FATICA.
E’ faticoso mettersi in gioco, negoziare il proprio ruolo, essere disponibili ad apprendere prima ancora che insegnare.
Investire in innovazione significa investire negli studenti, riconoscere che sono al centro del Sistema Scuola. Un esempio per tutti Gianluigi Parrotto, giovanissimo imprenditore alla guida di una start-up che ha l’ambizione di portare, con delle mini-pale, l’energia eolica nelle case di tutti.

Gianluigi Parrotto
Gianluigi Parrotto

Così racconta la sua storia di studente in una intervista su http://www.blitzquotidiano.it:

«Sono nato a Poggiardo, in ospedale, ma i miei stavano a Casarano, in provincia di Lecce. Dopo il biennio di Istituto industriale, a 16 anni mi sono trasferito da solo a Brindisi perché volevo frequentare una nuova scuola di cui avevo letto meraviglie ». Parla del Majorana, dove il preside Salvatore Giuliano aveva appena iniziato la sperimentazione di libri scritti da docenti, computer e wi-fi per tutti, lezioni “rovesciate”, classi scomposte e colorate: il progetto Book in Progress. Parrotto è subito uno degli studenti migliori.
Dal disegno di legge 2994, capo II Autonomia scolastica e valorizzazione dell’offerta formativa, art.2:
3. Le istituzioni scolastiche individuano il fabbisogno di posti dell’organico dell’autonomia, in relazione all’offerta formativa che intendono realizzare, nel rispetto del monte orario degli insegnamenti e tenuto conto della quota di autonomia dei curricoli e degli spazi di flessibilità, nonché in riferimento a iniziative di potenziamento dell’offerta formativa e delle attività progettuali, per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
a) valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano, nonché alla lingua inglese, mediante utilizzo della metodologia Content language integrated learning;
b) potenziamento delle competenze matematico-logiche e scientifiche;
c) potenziamento delle competenze nella musica e nell’arte;
d) potenziamento delle conoscenze e delle competenze in materia di diritto e di economia, inclusa la conoscenza dei princìpi e delle azioni di cittadinanza attiva;
e) sviluppo di comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità, della sostenibilità ambientale, dei beni e delle attività culturali e dei beni paesaggistici;
f) alfabetizzazione all’arte, alle tecniche e ai media di produzione e diffusione delle immagini;
g) potenziamento delle discipline motorie e sviluppo di comportamenti ispirati a uno stile di vita sano, con particolare riferimento all’alimentazione, all’educazione fisica e allo sport;
h) sviluppo delle competenze digitali degli studenti, con particolare riguardo al pensiero computazionale, all’utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media nonché alla produzione e ai legami con il mondo del lavoro;
i) iniziative per il contrasto dei fenomeni della dispersione scolastica e della discriminazione e garanzia della più ampia inclusione scolastica;
l) valorizzazione della scuola intesa come comunità attiva, aperta al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le famiglie e con la comunità locale, comprese le organizzazioni del terzo settore e le imprese;
m) apertura pomeridiana delle scuole e riduzione del numero di alunni e di studenti per classe;
n) incremento dell’alternanza scuola-lavoro nel secondo ciclo di istruzione;
o) valorizzazione di percorsi formativi individualizzati e coinvolgimento degli alunni e degli studenti;
p) individuazione di percorsi e di sistemi funzionali alla premialità e alla valorizzazione del merito degli alunni e degli studenti;
q) alfabetizzazione e perfezionamento della lingua italiana per gli alunni stranieri, anche mediante l’attivazione di corsi opzionali di lingua e la dotazione di laboratori linguistici anche in rete.
Il raggiungimento di questi obiettivi non è prorogabile. Non si può differire il processo di cambiamento in atto e pensare che la scuola possa rimanere ferma a guardare. Non ci si può illudere che mentre il mondo corre veloce la scuola si prenda una pausa di riflessione.

Le difficoltà del Sistema Italia vengono dalla scuola. Così l’illuminante intervento del prof. Paolo Ferri:

http://www.agendadigitale.eu/competenze-digitali/lavorare-troppo-guadagnare-poco-il-paradosso-italiano-comincia-dalla-scuola_1472.htm

Il disegno di legge non è perfetto, ma confidiamo in chi, da ogni parte, sta investendo le proprie energie per renderlo vincente.
Eppure, è in atto una guerra e da diversi anni. Un esempio è la resistenza dimostrata dalla classe docente in merito all’introduzione del registro elettronico.
A chi conviene lo scontro? Perché giocare al ribasso quando si può volare alto? Quali vantaggi può trarre uno studente da una scuola “ferma”, sclerotizzata, ancorata sulla prospettiva che non si deve cambiare comunque? Cui prodest? Qualcuno teme di perdere il potere di giocare al gioco delle tre carte con gli organici? Chi ha paura della trasparenza della Pubblica Amministrazione?
E poco importa che si sia letto il testo del DDL 2994 o no. C’è chi lo ha letto al posto nostro e ci ha detto che non può passare. Insomma, sembra che la scuola non riesca ad uscire dallo stato di minorità (liberamente tratta da I.Kant, Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo, 1784).
La scuola è chiamata ad una sfida: se è Scuola con la Esse Maiuscola può solo accoglierla. Al meglio.
E compito del legislatore è, in questo momento, piantare il seme di una scuola che si rinnova. Perché lo dice la Costituzione della Repubblica Italiana, art.33: La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione (…) e perché deve garantire ad ogni cittadino pari opportunità. Il legislatore è chiamato in questo momento a dare un forte impulso di rinnovamento alla scuola italiana e fare in modo che possa “partire per il futuro” e sostenere lo sviluppo di questo paese.
E’ dai ragazzi che dobbiamo salpare. E i ragazzi sono tutti uguali e hanno diritto a frequentare una scuola in grado di costruire opportunità, orientare, valorizzare le attitudini.
DDL o no, al Liceo Pepe, come nelle altre scuole che ho citato e in quelle che non ho citato, continueremo sulla strada della robotica educativa, dell’alternanza scuola lavoro, dell’innovazione didattica. Con le risorse che l’Europa ci metterà a disposizione e seguendo il faro di Horizon 2020.
Questo, però, significa che gli studenti di una scuola non avranno le stesse opportunità degli studenti di un’altra scuola. Questo significa disuguaglianza. E forse su questo varrebbe la pena di riflettere.
Nel futuro o ci andiamo tutti o non ci arriva nessuno (Riccardo Luna)

Paola Lisimberti

Ei fu. Siccome immobile…

Vito è un bambino di 6 anni e vive in un paese di poche anime di una provincia del Sud Italia.
E’ il 1942. La fame morde lo stomaco. Suo padre, soldato semplice dell’esercito italiano, combatte sul fronte greco-albanese.

Vito il "protagonista"
Vito il “protagonista”

E’ un bambino vispo, dalla pelle olivastra, ama stare da solo, il viso sempre imbronciato, un caratteraccio.
Comincia la scuola, prima elementare. Il maestro ogni giorno percorre 12 chilometri in bicicletta dal capoluogo.
Vito è una scheggia in aritmetica: memoria ferrea, logica ed intuito di prim’ordine. Il maestro stravede per lui. Qualche difficoltà con la lingua italiana, ma Vito dimostra una straordinaria attitudine nell’eseguire calcoli complicati per la sua età. Sembra che riesca persino a guardarli, i numeri, mentre si materializzano davanti ai suoi occhi. Si illumina il viso e il risultato è sempre esatto.

Passa un anno. Seconda elementare. La musica cambia.
Il maestro viene trasferito ed arriva una maestra da un paese vicino. E decide che Vito non può solo studiare aritmetica ed essere un “ciuccio” in italiano e grammatica. Il viso di Vito non si illumina più e poco alla volta, giorno dopo giorno, si convince che la maestra ha ragione. Lo studio non gli interessa più e comincia a marinare la scuola (che non è ancora dell’obbligo). Gioca per strada con gli amici, bighellona.
Suo padre, tornato dalla guerra poiché ferito al fronte, lo manda a fare il pastore, dal “potente“, dal padrone insomma. Vito prova il lavoro vero, durissimo, dorme perfino fuori, nella stalla. Ma soffre e, di sera, torna di nascosto verso casa ad osservare suo padre e sua madre.
E decide che quella vita non la vuole fare.
Fa di tutto: muratore, imbianchino.
A 21 anni la svolta. E’ il 1957. “Parto per la Sardegna“, scrive su una cartolina vidimata dall’ufficio postale di Civitavecchia.
Vito si è arruolato nell’Arma dei Carabinieri.

Vito sugli sci
Vito in servizio sulle piste da sci

Anno 1978.
Vito è un uomo di 42 anni ed ha un figlio di 6.
Ha girato l’Italia: Iglesias, Roma, Piombino, Livorno, Bolzano, Tarvisio, Anzi (PZ). Ed è tornato a casa, nel paese da cui era partito.
Suo figlio è un testadura che non ama l’asilo. Ha deciso che vuole andare a scuola e sostiene l’esame per essere ammesso in seconda elementare come anticipatario.
In commissione di nuovo lei. La maestra elementare che con i suoi metodi aveva interrotto la carriera scolastica di Vito. Si guardano. Sono passati 36 anni, ma Vito il carabiniere non si scompone.
Suo figlio, il giorno dell’esame deve fare il dettato. E, al momento di scrivere il nome del paese, gli viene un dubbio: “Scrivo Anzi o il paese dove sono? Si, ok, sono qui ora, ha senso…ma se sbaglio? In fondo, fino a ieri ero ad Anzi. Ma no, che stupido…devo mettere la data è chiaro che devo scrivere Cap….no, meglio se vado a chiedere. In fondo che faccio di male?”
Il figlio di Vito si alza e va a chiedere alle due maestre.
Una delle due (indovinate quale?) col gomito richiama l’attenzione dell’altra e le fa <<…non capisce niente…>>.
Invece la collega risponde: <<Eh no! E’ un bimbo di 6 anni ed è arrivato ieri! Anzi, è stato riflessivo!>>.

Il figlio di Vito viene ammesso in seconda elementare.
Il primo giorno di scuola, Vito non è in servizio e lo accompagna. Bisogna scegliere la sezione: A o B?
La maestra, con un fare bonario che poco le sia addice, si avvicina e chiede: <<Piccolo, allora vuoi stare nella mia classe?>>.
Vito non aspettava altro! Guarda la maestra e le fa: <<Mio figlio no. Piuttosto lo porto in un altro paese a frequentare la scuola!>>.
Sezione B, dunque.

A Vito devo tutto.
La mia stessa esistenza, ciò che sono, come sono.

Vito e suo figlio
Vito e suo figlio

Un padre. Un figlio. Una storia di scuola italiana: refrattaria, miope, elefantiaca o, più semplicemente quanto drammaticamente, come dice un Dirigente che ho avuto l’onore di conoscere, <<irriformabile perchè ormai cadavere>>?

Ai posteri l’ardua sentenza…

Mimmo Aprile

LA MIGLIORE DELLE SCUOLE POSSIBILI

Una panchina al parco in un giorno di primavera.
-Mia, tua…
-Ma anche nostra… e perché non vostra?
-Vostra di chi? Nostra di chi?
-Di tutti: docenti, assistenti amministrativi, collaboratori scolastici, Dirigenti, DSGA…
-Certo…bisogna farglielo capire…farsi sentire…
-Ho come la sensazione che abbiamo dimenticato qualcosa…aspetta…la scuola è…
-La buona scuola…ma come gli è venuto in mente un titolo così…buonista…vogliono dire che esiste anche la cattiva scuola?
-La buona scuola non esiste, come anche la cattiva scuola, sono utopie…ci vuole ben altro…finanziamenti, finanziamenti…aumenti, aumenti…
-La vera scuola siamo noi.
-Noi chi?

Chi saranno i protagonisti di questo surreale dialogo? Non esistono, mi direte. No, no, credo che esistano davvero, ma non saprei dirvi esattamente chi sono e come si chiamano.

Posso dirvi che non sono studenti. Per almeno due motivi: il primo è che avrebbero parlato delle vacanze estive e del progetto di abolirle; il secondo che alla domanda “noi chi” avrebbero saputo rispondere. Molti in questo paese, l’Italia, si ricordano degli studenti quando hanno bisogno di riempire le piazze, ma possono tergiversare anche tre settimane prima di comunicare ad un alunno il voto dell’interrogazione. Gente strana, davvero.

Per fortuna che esiste Lo Statuto delle Studentesse e degli Studenti della scuola secondaria. Il testo esordisce dicendo che La scuola è luogo di formazione e di educazione mediante lo studio, l’acquisizione delle conoscenze e lo sviluppo della coscienza critica.

Già. Perché la scuola appartiene agli studenti. E nonostante il legislatore si sforzi di evidenziarlo, sottolinearlo, dirlo a chiare lettere, sembra che non si abbia voglia di intendere.

Perchè una scuola pensata per lo studente, terrebbe conto della necessità di rinnovare gli ambienti, ma il modello “cattedra-banchi-lavagna”, nonostante alcuni tentativi di innovazione, resta il modello imperante.

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Salvatore Giuliano, Dirigente dell’ITIS “Majorana”, nell’aula della scuola del futuro

Vero è che lo studente ha diritto non solo all’arredo, ma alla sicurezza. E non solo. Ha diritto alla serenità, a non avere paura, a sentire sicuro il luogo che per lui e i suoi genitori è il più sicuro al mondo: la sua aula.

Aula della scuola elementare "Pessina" dopo il crollo del 13 aprile (Ostunilive.it)
Aula della scuola elementare “Pessina” dopo il crollo del 13 aprile (foto Ostunilive.it)

Sempre nello Statuto trova spazio l’idea che La scuola è una comunità di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, informata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni.

Certo, tutto condivisibile, ma lo Statuto comincia a essere tradito da qualche ruga…è del 1998, con integrazioni e modifiche del 2007. Non si conosceva ancora l’esistenza di nuove specie di studenti progettati nei laboratori universitari, le galline testaiole, che, messi da parte gli impegni del quinto anno di corso, quello che per intenderci si conclude con l’esame di Stato, si allenano al superamento dei test per l’accesso alle facoltà universitarie o accademie militari che svolgono le selezioni nel corso del quinto anno. E la ricerca? E il dialogo? E la crescita della persona? Eppure si parla di competenze che gli studenti devono maturare, e le competenze nulla hanno a che fare con la serialità, la ripetitività, la banalità. E qui, tra competenze e test, sono le mie competenze di insegnante a vacillare…

Fondamentale è l’orientamento (DDL 2994, art.2, comma 3, in corso di esame in Commissione) volto allo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, con particolare riguardo al pensiero computazionale, all’utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media nonché alla produzione e ai legami col mondo del lavoro.

Logica e pensiero computazionale
Social network e media
Produzione e mondo del lavoro

Un paese come l’Italia non può perdere questo treno. In questa sequenza si scrive il futuro di questo paese. Le nuove generazioni devono essere formate. E’ già terribilmente tardi. Possibile che nessuno lo abbia letto? Possibile che non piaccia a nessuno? Ecco, credo di aver capito, non hanno fatto un riassunto per punti, semplice semplice, che stia in una pagina…perché leggere è faticoso, e non legge più nessuno.

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Si programma insieme, ragazzi e ragazze. I ragazzi, alla fine, devono ammettere che le macchine non sono “cose da maschi”.

 

Programmare i robot: creatività, cooperative learning. problem solving
Programmare i robot: creatività, cooperative learning, problem solving
Insegnare le potenzialità di Arduino a scuola. In America si investe già su Arduino
Insegnare le potenzialità di Arduino a scuola. In America si investe già su Arduino. E in Italia? Docenti di buona volontà. Bene, ma in ogni scuola pubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra i diritti, lo Statuto prevede che  Lo studente ha diritto ad una formazione culturale e professionale qualificata che rispetti e valorizzi, anche attraverso l’orientamento, l’identità di ciascuno e sia aperta alla pluralità delle idee. La scuola persegue la continuità dell’apprendimento e valorizza le inclinazioni personali degli studenti, anche attraverso un’adeguata informazione, la possibilità di formulare richieste, di sviluppare temi liberamente scelti e di realizzare iniziative autonome. 

I ragazzi sognano, si sa, e fanno tante cose: musica, sport, disegno. Bisogna aiutare ciascuno di loro a trovare la sua strada, non banalizzando tutti gli apprendimenti nati al di fuori del percorso scolastico, ma cercando di recuperarli costruendo reti e sinergie tra le attitudini (per esempio, il talento nel comunicare con le immagini, nella fotografia) e i percorsi scolastici. In questo senso ben venga l’istituzione di un curriculum dello studente (È quindi istituito il curriculum dello studente che individua il profilo dello studente associandolo a una identità digitale, relativo al percorso di studi, alle scelte formative e a tutte le competenze acquisite sia in ambito scolastico, sia extrascolastico che in alternanza scuola-lavoro, DDL art.3, comma 1).

Insegnare la stampa 3D
Insegnare la stampa 3D

Credo che ogni studente meriti la migliore delle scuole possibili e che ogni paese debba impegnarsi seriamente nel costruirla, passo dopo passo, superando i personalismi e la difesa dei privilegi, che non sono necessariamente sinonimo di diritti.

Focalizziamo l’attenzione sui diritti degli studenti, che sono anche i nostri figli, forse tutto ci sembrerà più chiaro.

Lo studente ha diritto alla partecipazione attiva e responsabile alla vita della scuola, perché la scuola gli appartiene.

Paola Lisimberti

Social guilt outing: lo confesso, sono colpevole!

Il 21 gennaio 2015 ho scoperto di essere colpevole. Irrimediabilmente. Senza alcuna attenuante.
In quella data, infatti, Alex Corlazzoli, ottima firma di ischool.startupitalia.eu, riportava in un bellissimo articolo la richiesta dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori al Ministro Giannini: “Si impone un codice di condotta per i docenti che utilizzano i social network, in particolare Facebook”. Ecchediaminequà! Basta con questi professori “amici” degli alunni, tuona in sintesi l’illustre sociologo Antonio Marzale, <<dimenticando che la maggior parte dei nostri ragazzi usano Ask o WhatsApp>>, come ricorda immediatamente lo stesso Corlazzoli.
E la “trattazione” di Marzale continua, ricordando che <<troppi docenti e addirittura dirigenti scolastici stringono “amicizie virtuali” con i propri alunni, si danno disinvoltamente un “tu” affatto pedagogico>> e che, quindi <<occorre considerare l’aspetto preventivo in termini di “affezione” che si viene a determinare con gli alunni, che meglio sarebbe rimanesse circoscritto a un rapporto più formale>>.
Insomma, basta! Il prof. ritorni dietro la cattedra, magari issata su un piedistallo e guardi gli alunni dall’alto verso il basso. Il social sia social tra gli studenti. Non è roba per prof. Men che mai per un dialogo tra prof. e studenti.

In questo modo, la scuola italiana può soltanto proseguire in un pessimo solco di demonizzazione delle nuove forme di comunicazione che gli adolescenti usano fin sulla soglia dell’istituzione scolastica e che, con norme anacronistiche (oltre che, diciamolo francamente, inefficaci poiché inosservate), pretenderemmo di impedir loro di usare una volta seduti tra i banchi di scuola. Per qualsiasi motivo.

Ricerca "smartphone" nella Circolare MIUR 30/07
Ricerca “smartphone” nella Circolare MIUR 30/07
Ricerca "cellular" nella Circolare MIUR 30/07
Ricerca “cellular” nella Circolare MIUR 30/07

Norme anacronistiche, ribadisco.
Perché non riesco ancora a spiegarmi come sia possibile veder campeggiare sulle porte delle aule e dei muri scolastici un rimando ad una circolare (la n.30 del 15/03/2007) del MIUR che risulta canzonatoria. Intanto, perché fa riferimento ai “cellulari” (8 occorrenze con la ricerca testuale “cellular“) e non ai moderni “smartphone” (ZERO occorrenze con una ricerca testuale).

Quindi, usare lo smartphone non è reato! Almeno, non “semanticamente”.
Ma l’anacronismo è ancor più evidente se pensiamo che il primo “smartphone” (con le caratteristiche con cui ci riferiamo oggi ad esso) è comparso negli store Apple solo il 29/06/2007. Ossia, tre mesi dopo la circolare MIUR che ne vieterebbe l’utilizzo!
Già questo dovrebbe far riflettere.

In 8 anni è cambiato il mondo. Sono tantissimi gli sviluppatori di App Mobile. Certo, la scuola non li ha formati.

Ed allora, una cosa come quella che vi racconto non sarebbe stata possibile.
Venerdì scorso ho raccontato una storia in cui riportavo lo sviluppo di una applicazione con Arduino, da parte di uno studente.
Lo studente si chiama Simone Versienti e frequenta il V anno del Liceo Scientifico “Lilla” di Oria (BR).
Riflettendo su cosa aveva sviluppato Simone, mi è venuto in mente che, forse, un altro studente, Cristian Pagone, poteva dare un importante contributo a Simone.
Tutto lineare?
No. Perché Cristian frequenta il III anno del Liceo Scientifico “Pepe” di Ostuni (BR). Ed è stato mio alunno lo scorso anno. Quando ha sviluppato una app chiamata I-lux, che ha raccontato tempo fa su questo blog.

Con Massimo Banzi alla MakerFaire Rome 2014
Con Massimo Banzi alla MakerFaire Rome 2014

Quindi, ho due studenti, di due classi diverse e perfino di due scuole diverse. Che distano 30Km.
Certo, avrei potuto comunque farli incontrare. O avrebbero potuto sentirsi telefonicamente.
Invece, da prof fuorilegge qual sono, decido di usare ciò che i ragazzi usano: le chat.
Apro un gruppo ristretto di Whatsapp e la chiamo “Arduino app“. Ci metto una foto che mi ritrae (assieme alla collega Paola Lisimberti) con Massimo Banzi (cofondatore di Arduino) alla Maker Faire e cominciamo a lavorare.

Il resto della storia ve la racconto con la chat…

10/04/15 16:37:14: Mimmo: Ciao Cristian Ciao Simone Vi metto in contatto perché Simone ha sviluppato una app con Arduino che secondo me si interfaccia benissimo con ilux di Cristian Parlatevi….

10/04/15 16:37:41: Cristian Pagone: Va bene

10/04/15 16:39:34: Simone Versienti: Ieri girovagando su internet ho trovato un progettino che ho realizzato con un sensore di temperatura ed umidità.

10/04/15 16:40:34: Simone Versienti: Sempre lo stesso progetto veniva ampliato con la possibilità di collegare un riscaldatore che si accenda quando la temperatura scende sotto un certo valore

10/04/15 16:43:01: Cristian Pagone: Come possiamo integrarlo con la mia?

10/04/15 16:46:49: Mimmo: Simone ha bisogno di un relè che accenda un sistema di riscaldamento quando la temp<Tsoglia Inoltre, pensavo ad una app via touchosc che possa azionare/disattivare il sistema, riportando anche la temperatura rilevata e impostando il valore di soglia

10/04/15 16:47:17: Mimmo: Simone nn conosce processing e i relè Cristian forse non conosce il dht

10/04/15 16:47:33: Mimmo: Partiamo dall’idea, non dal circuito

10/04/15 16:50:19: Cristian Pagone: Magari se la scuola non ci impegnasse in questo modo se ne potrebbero fare 10.000 di queste app

10/04/15 16:50:47: Simone Versienti: A chi lo dici

Sensore di temperatura incluso nel Kit Starter di Arduino UNO
Sensore di temperatura del Kit Starter di Arduino UNO
4 relè shield
4 relè shield
App riprodotta da Simone Versienti
App riprodotta da Simone Versienti

Nel mentre, i ragazzi scambiano alcune foto

Salto qualche passaggio, poiché la media dei messaggi/giorno non è affatto trascurabile.

15/04/15 07:04:44: Simone Versienti: Certo che ci stavo pensando: il primo giorno che ho sentito parlare di Arduino, questo nome non mi ha suscitato nulla. Poi per curiosità compro un kit e da lì è iniziato tutto e sta andando avanti.

Simone e Cristian decidono di doversi vedere, per continuare la discussione (notate l’orario dei messaggi!).

15/04/15 07:16:12: Simone Versienti: Ci vediamo oggi

15/04/15 07:17:15: Cristian Pagone: Simone dovresti portarmi il codice dell’applicazione, non ti dispiacere

15/04/15 07:17:36: Cristian Pagone: Perché bisogna vedere come combinarlo con il mio

15/04/15 07:18:11: Cristian Pagone: Hai usato funzioni void?

Cristian e Simone si incontrano mercoledì pomeriggio, al Liceo “Pepe”, dove Simone, maggiorenne ed automunito, fa visita all’Aula Lego Education Studio, dove si tiene il corso di Robotica Educativa.

Cristian e Simone nell'aula del "Pepe"
Cristian e Simone nell’aula del “Pepe”

Simone ha anche tenuto un “breve” seminario sulla sua app, supportato da Cristian e dal sottoscritto.

Simone durante il "seminario"
Simone durante il “seminario”

Finito? Certo che no.

Oggi, la conversazione prosegue.

16/04/15 16:44:20: Simone Versienti: Cristian appena puoi spiegami come collegare una lampadina al rele

16/04/15 16:57:16: Cristian Pagone: Allora devi prendere una prolunga e tagliarla, ti usciranno tre fili colorati di cui due molto probabilmente saranno blu e li dovrai collegare alle 3 porticine di ingresso del rele Appena posso ti mando una foto precisa così lo fai più facilmente, invece per collegarlo all’arduino dall’altra parte del rele ci sono tre voci -Gnd : che collegherai al pin Gnd dell’arduino -vcc: che collegherai alla porta dei 5V di Arduino -in1(2-3-4) dipende da come sta scritto, ci colleghi il pin dell’arduino dal quale poi darai l’input per far eccitare il rele Buona serata

16/04/15 17:02:21: Cristian Pagone: Se hai bisogno fammi sapere

16/04/15 17:02:30: Cristian Pagone: È abbastanza facile da fare

16/04/15 17:02:38: Simone Versienti: Più tardi provo ad accendere qualcosa

16/04/15 17:02:45: Simone Versienti: Spero non la casa

16/04/15 17:04:01: Cristian Pagone: Ahahahahah

16/04/15 17:04:18: Cristian Pagone: Mi raccomando fai tutto senza niente attaccato alla corrente, mi sembra ovvio

16/04/15 17:04:37: Simone Versienti: Daiiii, mi fai cosi stupido?

16/04/15 17:04:51: Cristian Pagone: No sono io puntiglioso

16/04/15 17:05:07: Simone Versienti: Ahh va bene allora, sei perdonato

…omissis…(in fondo, siamo in “tribunale”, no?!?)

16/04/15 17:26:32: Cristian Pagone: Mi raccomando il file .txt

16/04/15 17:28:42: Cristian Pagone: Grazie Simone , scappo

16/04/15 17:28:55: Simone Versienti: Va bene, ti mando tutto

Infine, arriva la sentenza!

16/04/15 17:36:56: Cristian Pagone: Ah prof le voglio ricordare che è tutta colpa sua!

Eppure non sento alcun senso di colpa! Come se non avessi fatto nulla di male.
In fondo, anche Dante non riesce a condannare pienamente Paolo e Francesca.
E l’Inferno è la mia più grande passione.

Lo confesso!

EDUCAZIONE ALL’ATTESA, ALLA PAZIENZA E ALLA SCELTA

-Connessione! Connessione!
-Ho il 4G, ma non so se il tuo gestore è conveniente quanto il mio.
-E’ troppo lento, ci metterà un’eternità a scaricare…
-Il Wi-Fi??? Dammi la password…sbrigati!!

I nostri alunni…sempre connessi…attivi…veloci…
Gli piacerà il Manifesto di Marinetti, art.4:

Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.

E se la scuola potesse insegnare l’attesa? La pazienza? Il senso del tempo che scorre? La lentezza? Se la scuola potesse insegnare a stare fermi? A essere riflessivi? A sbagliare? Si, se la scuola potesse insegnare a sbagliare forse i ragazzi imparerebbero a distinguere i miti veri da quelli falsi.

Insegnare l’attesa è possibile, come anche insegnare a scegliere e a sbagliare. Con il gioco degli scacchi.

Gli scacchi a scuola non sono una novità. Per fortuna l’alto valore formativo del gioco è riconosciuto e i docenti nelle scuole sono supportati dalle Associazioni presenti sul territorio.

Ricordo un gruppo di ragazzi di scuola media coinvolti in un torneo con i nostri studenti del biennio.
Bisognava allestire l’aula, mettere in ordine i tavoli, aprire e preparare le scacchiere. Facevano tutto quasi con prepotenza e dimostrando una straordinaria eccitazione: quanta fretta! Quanta ansia! Poi, improvvisamente, una volta disposte le scacchiere … silenzio. Si guardano negli occhi e cominciano a giocare.
Erano giovanissimi ma esperti. Ho immaginato che avessero imparato in famiglia.
-Come vi siete avvicinati al gioco degli scacchi?
-Abbiamo iniziato a giocare sul pc. E adesso siamo passati agli scacchi veri e partecipiamo ai tornei.

Straordinario. Avevano iniziato con gli scacchi virtuali ed erano passati agli scacchi reali!

Perché gli scacchi a scuola?
Perché “sostengono l’alunno nella progressiva conquista della sua autonomia di giudizio, di scelte e di assunzione di responsabilità”.
Perché gli scacchi rappresentano un “duello ritualizzato” dove bisogna accettare le regole e rispettare l’altro.
Perché favoriscono la concentrazione e la memorizzazione.
Perché insegnano a scegliere, ad avere pazienza, a gustare l’attesa.
Perché un problema di scacchi non è altro che un esercizio di matematica pura.

Perché gli scacchi ci mettono di fronte al mondo e attraverso la costruzione di ipotesi possono allenare alla costruzione del futuro.

Una delle motivazioni a mio parere più affascinanti la leggiamo in una famoso racconto di Edgar Allan Poe, nel quale lo scrittore, discreto scacchista ma abilissimo nel gioco della dama, affrontò in 17 argomentazioni uno dei temi più controversi per gli amanti degli scacchi: se una macchina (in questo caso un automa) potesse giocare e vincere contro l’uomo.

Nessuna mossa, negli scacchi, segue necessariamente ad un’altra. Non possiamo prevedere, dalla particolare disposizione dei pezzi in una certa fase del giuoco, quale sarà la loro disposizione nella fase successiva. Facciamo la prima mossa, nel giuoco degli scacchi e, parallelamente, le premesse di un calcolo algebrico; capiremo immediatamente l’enorme differenza che li distingue. Da queste ultime, – dalle premesse algebriche, – deriva, inevitabilmente, la seconda fase del calcolo che è generato da esse. Così deve essere e non altrimenti. Ma dalla prima mossa del giuoco degli scacchi, non ne deriva necessariamente una seconda determinata.
(Edgar Allan poe, Il giocatore di scacchi di Maelzel)

Incisione raffigurante “il Turco”, l’automa giocatore di scacchi del racconto di Poe, pubblicata per la prima uscita del racconto nel luglio del 1836 sul “The Southern Literary Messenger”.
Incisione raffigurante “il Turco”, l’automa giocatore di scacchi del racconto di Poe, pubblicata per la prima uscita del racconto nel luglio del 1836 sul “The Southern Literary Messenger”.